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Sicurezza e professionalità

Professor Veronesi, non ci deluda su gli incarichi per l’Agenzia Nucleare

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Dopo tanto parlare si fa l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare? Forse sì; intanto i ministri Romani e Prestigiacomo si sono incontrati concordando in via definitiva sul nome di Umberto Veronesi come Presidente. Può essere un buon segno perché sarebbe uno dei rari casi di una scelta bipartizan che garantirebbe almeno la serietà professionale: cosa di non poco conto vista la professionalità di alcuni personaggi che circolano nel mondo degli enti statali; ma tutti tengono famiglia e i trombati o i famigli devono pure essere sistemati in qualche modo. Se per queste scelte ci rimette lo Stato è cosa da poco, tanto o non c’è  o, quando c’è, è un etereo fantasma. Ma torniamo alla scelta di Veronesi: appena confermata la sua disponibilità è partito il fuoco amico a palle incatenate.

Particolarmente curiale,  capolavoro di gesuitica perfidia, l’intervento dei senatori PD Della Seta e Ferrante: si sono complimentati per la scelta anche se l’autorevolezza del professore è stata messa al servizio “di una pericolosa avventura che finirà nel nulla” perché preoccupati “come gran parte degli italiani per il programma nucleare di Berlusconi che non è una cosa seria”. Da dove questi signori derivino le loro certezze non è dato sapere visto che dai sondaggi tenutisi sino ad oggi emerge proprio l’opposto. La maggioranza del paese è a favore del nucleare dopo aver assorbito lo choc di Chernobyl e le castronerie verdi che si sono susseguite negli anni con l’unico risultato di piombare le ali alla competititvità della nostra industria. Più fini le altre stilettate sul candidato; in primis la richiesta immediata di dimissioni, visto che Veronesi lo aveva annunciato quando il suo nome cominciava a circolare; ed ecco il dubbio: “la presidenza affidata… ad un medico di chiara fama” accresce i loro timori visto che “l’Agenzia ha un ruolo squisitamente tecnico e dovrebbe essere appannaggio di fisici ed ingegneri”.

Se il Governo fosse stato di sinistra e la candidatura la stessa, si sarebbero levati osanna di giubilo sulla “bontà” di una scelta per gli stessi motivi, posti in positivo, per i quali oggi viene speciosamente contestata. Fino a quando Veronesi è rimasto collocato a sinistra, ogni sua parola era “Verbo”; nel momento in cui è una risorsa del paese super partes eccolo degradato al rango di qualcuno che, probabilmente, non è all’altezza del compito. Più onestamente Ermete Realacci riconosce al candidato una competenza di assoluto valore che fa onore all’Italia anche se, coerentemente alla sua posizione politica di sempre, si augura che il professore non diventi una foglia di fico che renderà possibile la scelta nucleare che lui ritiene antieconomica e contraria agli interessi dei cittadini e del paese. Un giudizio più espressione dei propri leciti desideri che specchio della situazione reale.

Attenzione però: se un oncologo di chiara fama e grande esperienza può andare bene come Presidente, un’attenzione particolare va necessariamente prestata alle competenze tecniche dei quattro membri del CdA. E’ necessario che posseggano una comprovata esperienza sulle tematiche nucleari delle quali l’ente dovrà occuparsi: si tratta di temi delicati che coinvolgono la salute dei cittadini per cui non può essere accettato il consueto costume di beneficare trombati, amci o concittadini politicamente benemeriti. C’è bisogno di partire bene e in fretta. Purtroppo la storia, anche recente, di varie designazioni ha mostrato che non sempre i prescelti presentavano le competenze necessarie. Veronesi ha assicurato che avrebbe verificato in prima persona la professionalità specifica dei potenziali designati. Nomi che circolano ce ne sono non pochi, su alcuni ci si chiede come si giustifichino vista la loro totale incompetenza nel campo. Staremo a vedere cosa accadrà: se si perde questa prima battaglia avranno ragione i detrattori professionali. Presidente non ci deluda; se la dovessero forzare a scelte poco credibili non cominci nemmeno il suo lavoro: oltre alla sua credibilità qui ne va della sicurezza del paese.
 

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