Profumo: “A Brindisi guerra psicologica per creare la paura”

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Profumo: “A Brindisi guerra psicologica per creare la paura”

20 Maggio 2012

Per adesso è un’immagine digitale rubata da una telecamera. Un volto senza nome. Una giacca, un pantalone, un paio di scarpe da ginnastica. Il look anonimo dell’uomo che in mano, secondo gli investigatori, avrebbe il telecomando che ha fatto esplodere il cassonetto-bomba che ha tolto la vita alla giovane Melissa e ferito gravemente le sue compagne. L’identikit diffuso dalla stampa è un fotogramma sgranato, una mano in tasca e poco altro. Nel video a disposizione della magistratura si vedrebbe una scheggia dell’ordigno che sfiora il bombarolo, il quale,  messo a segno il colpo, si gira e se ne va indisturbato, fra le urla e il fumo che avvolgono i ragazzi.              Il ministro Profumo ha parlato di "guerra psicologica" (così un’Ansa di ieri sera) che ha come obiettivo seminare la paura nella popolazione. Il messaggio dell’assassino è chiaro: nessuno è al sicuro, ovunque sia, in qualsiasi momento della giornata. Chiunque può essere colpito. Una minaccia che infiacchisce gli animi e impedisce alla gente comune, a tutti noi, di vivere normalmente, alzarci domattina e mandare i nostri figli a scuola. La bomba scatena il terrore e l’agente del male può trasformare la pressione montante nell’opinione pubblica in uno strumento per mettere sotto scacco il governo. In realtà, statisticamente, è improbabile che domani i nostri ragazzi finiranno come la povera Melissa, ma l’ansia scatenata dall’evento omicida è come la fama, ha mille occhi e mille bocche, si diffonde e si autolimenta nel farfugliare caotico e ciarliero della stampa, nel gossip domenicale dei salotti televisivi. Dovremmo chiederci il perché della bomba, ascoltare i media senza rinunciare al nostro spirito critico, cercare, per quanto è possibile, di rilassarci e guardarci dentro, tenendo a bada la nostra emotività; invece prevale l’ansia, i media fanno da involontaria grancassa, aumenta il rischio di falsi allarmi (negli Usa ogni anno il numero delle minacce di attacchi-bomba alle scuole è infinitamente più alto di quelli che sono realmente avvenuti dal massacro di Bath ad oggi). L’obiettivo dei nuovi terroristi è dunque il dominio dell’irrazionale, il panico, prima ancora che si possa pensare a delle cause, una vendetta, un nuovo Bill Foster che cerca un sanguinario risarcimento dal mondo della scuola o dal tribunale lì vicino. L’esperto di elettronica disoccupato, psichicamente castrato e coatto, che nelle risate e nella soave distrazione ed esuberanza della gioventù vede un nemico mortale: la vita in grado di minacciare la spelonca funebre delle sue paranoie. In realtà si sa ancora poco del "lupo solitario", non sarebbe un brindisino, non sarebbe un mafioso, non sarebbe un anarchico, non un serial killer che vuol sfidare gli investigatori e neppure uno squilibrato in cerca di visibilità o che si crede il salvatore del mondo. Allora cos’è, chi è? Il dinamitardo è "prono a compiere qualsiasi gesto", secondo gli psichiatri, forse può colpire ancora (ma anche questa possibilità fa parte della sua strategia), magari "eterodiretto" dai malavitosi o da qualche entità sovversiva. Chi può saperlo? L’impatto è psicologico quanto politico: la bomba che colpisce giovani inermi, nelle vicinanze di chi ha premuto il bottone, genera insicurezzaa nell’opinione pubblica, spinge a modificare i nostri comportamenti quotidiani ed in qualche modo provoca dei cambiamenti nella nostra percezione della politica. Non basta trovare l’assassino e dargli un volto più trasparente della immagine binladesca apparsa sul sito della Stampa. Prima bisogna evitare che la sua, la loro manipolazione, faccia effetto. Andare in classe, far sentire la vicinanza dello Stato alle ragazze e alle famiglie delle vittime, e dire forte e chiaro che chi tocca la scuola paga.