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Progetto per Milano: due milioni di abitanti entro il 2030

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anche attraverso l'aumento dell'indice di edificabilità, ha suscitato le reazioni di chi teme una cementificazione, ma anche la timida apertura di Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano alla guida di una coalizione di centrosinistra. "Negli ultimi anni - ha detto ieri a margine della presentazione del nuovo centro congressi al Portello - c'è stata una perdita di cittadini notevole che si può risolvere non tanto con nuova edilizia, ma con una riflessione sulla qualità della vita della città, sulla qualità urbana, sulla sostenibilità ambientale. Quello di cui c'è bisogno sono appartamenti a basso costo in una logica di area metropolitana. Case da costruire per le giovani coppie, per il ceto medio, lungo gli assi di sviluppo del trasporto pubblico".

Questa operazione, ha continuato Penati, "può avvenire nell'area del capoluogo o anche nei Comuni esterni. Mi sembra però che ancora una volta la visione sia limitante se non si vuole ragionare sulla scala di area metropolitana. Il fabbisogno di case a basso costo è reale, lo si può risolvere, se davvero l'obiettivo è quello e non altro, con un grande piano di edilizia per giovani coppie e ceto medio. La Provincia è pronta a investire anche 100 milioni di euro su questo piano ricavandoli da una parte della collocazione in Borsa della Serravalle". Una posizione dialogante particolarmente apprezzata da Carlo Masseroli, assessore comunale per lo Sviluppo del Territorio, secondo il quale il dibattito "non è tra destra o sinistra, ma tra chi ha voglia di innescare lo sviluppo in questa città e chi ha voglia solo di parlare".

Murizio Lupi, vice presidente del gruppo Pdl alla Camera e predecessore di Masseroli a Palazzo Marino, ha ricordato che nel 1999 il Consiglio comunale di Milano approvò un "primo grande documento di indirizzo che aveva il titolo 'ricostruire la grande Milano' con l'obiettivo, peraltro oggi condiviso anche dal presidente Penati, di restituire cittadini a Milano che è la città più vecchia d'Europa. Riportare residenze in città vuol dire rispondere a obiettivi molto chiari che dovrebbero essere condivisi da tutti: fare sì che la città diventi sempre più vitale, evitare consumo di territorio nell'hinterland e evitare il traffico visto che oggi la città ha 1,3 milioni di abitanti ma 3 milioni di fruitori. Incentrare il dibattito sulla domanda se sia giusto o no riportare più cittadini nella città è astratto e da anni Settanta. La domanda semmai è se farlo attraverso l'aumento del confine del territorio o attraverso un recupero del territorio stesso aumentando la qualità della vita".

E' evidente - ha concluso Lupi - che ci stiamo rivolgendo ai giovani, dobbiamo invertire la rotta non facendoli scappare perché fuori trovano una casa a prezzo più basso e una qualità della vita magari inferiore, ma fare in modo che nella nostra città ci sia offerta diversificata di residenza (libera, convenzionata e in affitto) che risponda alle fasce di ceto medio e medio-basso".

 

 

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