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Prorogare l’emergenza per un Governo in emergenza (e chi se ne frega del Parlamento)

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Vi ricordate quando nell’agosto scorso Giuseppe Conte si presentò in Parlamento e dette lezioni di legalità repubblicana a Matteo Salvini che aveva reclamato per sé “pieni poteri”? Come si era permesso l’ormai suo ex sodale di sfiduciare un governo da uno stabilimento balneare e chiedere elezioni senza passare per il Parlamento sovrano? Egli, Conte, che ormai stava creando un nuovo governo di tutt’altro colore, promise solennemente che avrebbe rispettato l’assemblea davanti a cui parlava e avrebbe sempre compiuto tutti i passaggi necessari e che sono propri del nostro ordinamento repubblicano e democratico.

Come poi, riconfermato premier, egli avrebbe trattato il Parlamento successivamente, non era proprio dato immaginarlo in quei giorni afosi di mezza estate, anche alla luce di quel discorso così ben costruito e persuasivo. Passati solo pochi mesi e il paventato “uomo solo al comando”, ingenuamente e metaforicamente invocato da un Salvini esausto dei niet dei grillini, si sarebbe appalesato proprio in colui che, dismessi gli abiti di “avvocato del popolo”, avrebbe indossato quelli del buono e previdente padre di famiglia che tiene gli italiani suoi figli chiusi in casa e lontani da ogni assembramento “per il loro bene”.

Decisioni gravi e lesive dei diritti fondamentali, forse inevitabili, che però andavano prese con meno leggerezza, con meno enfasi comunicativa, meno autocelebrazioni e soprattutto rispettando le forme repubblicane. Ponendosi, almeno, il problema del coinvolgimento del Parlamento, che invece per mesi è stato trattato con non curanza e persino in modo sprezzante.

A cominciare dall’uso di uno strumento di dubbia costituzionalità quale il cosiddetto Dcpm. Lo stesso Parlamento che era stato tenuto all’oscuro della promulgazione dello “stato di emergenza” già alla fine di gennaio, evenienza che dimostra come allora il governo già sapesse molto di più di quanto sapevano gli italiani e i suoi rappresentanti. Oggi, passata (si spera definitivamente) l’emergenza sanitaria, non ancora completata l’opera di ripartenza, con una crisi economica e sociale di inusitate dimensioni alle porte, il presidente del Consiglio ha comunicato che intende prorogare fino a fine anno lo stato d’emergenza.

Una decisione che potrebbe avere una sua ratio, se non altro per non far trovare impreparata la protezione civile nel caso di una “seconda ondata”, che per quanto improbabile non è nemmeno da escludere visto che col Covid brancoliamo nel buio tutti, compresi gli scienziati. Ma che anche questa volta sembra essere stata presa in autonomia assoluta, nella totale inconsapevolezza di tutte le forze politiche, comprese sembrerebbe quelle di maggioranza, e senza nemmeno accennare alla possibilità di passare per il Parlamento.

E soprattutto senza sottolineare che eventuali nuove sospensioni della libertà dovranno passare questa volta, su indicazione della Consulta e secondo l’interpretazione dei più autorevoli costituzionalisti, attraverso modalità decisionali meno autocratiche e più proporzionate.

Due considerazioni. La prima, è che l’Italia si dimostra nei fatti con vulnus democratici non irrilevanti, e che quindi sarebbe bene essere più equanimi quando si parla con sufficienza di regimi europei democratici come quello ungherese che, fra l’altro, lo stato di emergenza l’ha abolito da un bel po’. La seconda, è l’impressione che Conte abbia voluto giocare d’anticipo perché ha disperato bisogno di una proroga: lo stato di emergenza, infatti, puntella un governo debolissimo, non rappresentativo del paese, diviso e inconcludente. Ma può l’opportunismo politico giocare fino a questo punto con i fondamentali di uno Stato libero?

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1 COMMENT

  1. Ehhh, se negli ultimi 41 anni, il pre requisito per entrare a Palazzo Chigi, rispettivamente da:

    1) Presidente del Consiglio,

    2) Ministro della Repubblica

    fosse stato:

    1) l’aver maturato una Esperienza Quinquennale di Buon Governo di una delle Regioni Italiane (a Statuto Autonomo od Ordinario),

    2) aver fatto l’Assessore Regionale in ogni ambito che preveda Legislazione Concorrente Stato-Regioni …

    Di certo non staremmo ancora a Quinto Fabio Massimo, detto Cunctator , “Temporeggiatore” …

    Chi è Causa del suo Mal pianga sé stesso !!!

    Amen !!!
    Pro Sit !!!

    Object Oriented Analysis
    For
    Object Oriented Government !!!

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