Provaci ancora Paragone

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Provaci ancora Paragone

30 Giugno 2015

“Grecia, Isis, immigrazione”. Il tema, in quest’ordine e nel lunedì nero dell’eurozona, faceva ben sperare. Così da buoni addicted ci siamo sistemati sul divano per guardare la prima puntata della edizione 2015 di “In Onda”. Peccato che la trasmissione, diretta quest’anno da Gianluigi Paragone e da Francesca Barra, abbia preso subito la direzione opposta: immigrazione, più o meno Isis, e nei ritagli il default greco.

 

Invece di approfondire cosa accade sul Pireo in queste ore, abbiamo assistito al solito, iracondo siparietto su barbuti e moschee, clandestini e Ventimiglia, un botta e risposta tra l’ospite in studio, il piddino Khalid Chaouki, e Matteo Salvini, il segretario della Lega Nord impegnato  a dare dei “camerieri” al premier Renzi e al ministro Alfano. Veramente una novità da saltare sulla sedia.

 

Dopo averci raccontato che i Paesi europei devono “sedersi a un tavolo come dei buoni padri di famiglia”, stracciare i trattati sbattendo fuori dalla porta chi prova a difendere l’euro e chiunque in materia di respingimenti abbia idee diverse dai neroverdi, Salvini si è impegnato attivamente nel conquistare il voto moderato, confrontandosi in questi termini con l’avversario del Pd: Chaouki “amico degli islamici”, “spara cazzate”, “toglietegli l’alcol”.

 

Tutto questo in un accavallarsi di voci, urla, strepiti, interruzioni tali che l’altro ospite della trasmissione, Vittorio Feltri, a un certo punto ha minacciato di andarsene, non prima di aver ricordato agli spettatori che l’Europa è solo quella delle banche, gli italiani vivono in miseria nelle loro auto, agli immigrati paghiamo l’albergo, e se casomai qualcuno avesse ancora delle speranze sulla Grecia, quel Paese “produce solo un po’ di yougurt e quattro pecore”. Così pure l’antica polis ha avuto il benservito.

 

In questa baraonda che del politicamente scorretto ha solo il ricordo, passa mezz’ora e Paragone è ancora lì ad assicurare che “tra un po’ ci occuperemo di Europa”, dopo tre quarti d’ora “sapete che con il referendum greco l’Europa può saltare”, e mentre scorrono i titoli di coda chiosa “tanto di Europa si parlerà per tutta la settimana”. Ok ma un bignamino sottotitolato dalle piazze noeuro proprio no, eh?

 

Per molti anni un certo giornalismo italiano che guarda legittimamente alla cultura conservatrice e liberalpopolare, un mondo dell’informazione che non è fatto di meteore ma di solidi professionisti, ha atteso l’occasione giusta per ricavarsi degli spazi autonomi in tv e offrire ai cittadini un punto di vista sulla realtà alternativo allo zeitgeist dominante, liberal, sinistrorso e paragrillino.

 

Poi arriva l’occasione giusta, in prima serata, con spettatori adulti, attenti e informati, quel tipo di opinione pubblica che di solito si muove da una parte all’altra dello spettro politico e può fare la differenza, e che si fa? Invece dell’intelligente distacco e dell’autoironia di un McAvoy si ripropone la occupazione di spazi che veniva tanto contestata agli altri.

 

Ospiti politici e della carta stampata marciano all’unisono. Il simpatico conduttore – l’ex direttore della Padania – si distingue più per le sue opinioni che per i fatti e le interpretazioni. Insomma, provaci ancora Paragone. Mettere insieme Grecia, Isis e immigrazione era una buona idea, mettere insieme Salvini e Chaouki è un precotto scaldato. Se a qualcuno interessa resettare e approfondire si può leggere qui del tema proposto a In Onda.