Prove di disgelo tra il Cav. e Fini. E l’intesa con l’Udc è appesa alla Puglia

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Prove di disgelo tra il Cav. e Fini. E l’intesa con l’Udc è appesa alla Puglia

21 Gennaio 2010

Dossier Udc, regionali, giustizia. Tre portate nel menù del pranzo tra Berlusconi, Fini e lo stato maggiore del Pdl. Il caffè che chiude l’incontro conviviale è la percezione di un clima più disteso tra i due co-fondatori del partito unico che solo una settimana fa al piano nobile di Montecitorio non erano riusciti granchè nell’operazione disgelo.

Al punto che qualcuno dei partecipanti si lascia scappare un "è stato l’incontro migliore tra i due". Sandro Bondi ci mette sopra il marchio di fabbrica, il Pdl: ”Siamo stati testimoni, noi coordinatori, i capigruppo e i vicari, di un incontro di lavoro eccellente tra Berlusconi e Fini, improntato a un grande sentimento di amicizia e cordialità". E i diretti interessati confermano che tutto "è andato veramente bene", prima Berlusconi al suo rientro a Palazzo Grazioli, subito dopo Fini a margine della presentazione di un libro.

Il patto di consultazione periodico, dunque, è il metodo che verrà seguito d’ora in poi, sia per le questioni di partito che per quelle di governo.Ma è il dossier Udc il piatto forte della colazione di lavoro all’Hotel de Russie: insieme ai due leader ci sono il sottosegretario Letta, i coordinatori Bondi, Verdini, La Russa, i capigruppo di Camera e Senato, Cicchitto e Gasparri e i loro vice, Bocchino e Quagliariello. Ed è sul rapporto coi centristi che si concentrano i ragionamenti, in linea con quanto sancito dall’Ufficio politico.

La delega affidata dal partito al premier sulla decisione finale resta il punto fermo di una fase di valutazioni che impegneranno i vertici locali nelle singole regioni. Saranno loro a verificare se da parte dei centristi c’è convergenza non solo sui candidati presidenti ma sul programma (e dunque sui valori e i principi) col quale il Pdl si presenta agli elettori. Le indicazioni territoriali saranno poi esaminate dall’Ufficio di presidenza e quindi sottoposte al giudizio del premier. Che in sostanza vuol dire: mettere alla prova il partito di Casini che non può arrogarsi il diritto di scegliere se in quella regione vada meglio il Pdl o il Pd – è il ragionamento nei ranghi pidiellini – ed evitare che da parte dei centristi si proceda col criterio delle "scelte opportunistiche", per dirla col Cav.

Anche ieri davanti a Fini il premier ha ripetuto il suo pensiero: non possiamo andare con chi attacca ogni giorno la politica del governo e lavora per disarticolare il bipolarismo che, invece, è il fondamento dell’azione politica del Pdl e lo strumento di semplificazione del quadro politico scelto dagli elettori alle politiche del 2008. Non a caso lo stesso Bondi dopo l’incontro ribadisce il concetto: "Abbiamo tutti condiviso una valutazione profondamente negativa della linea tenuta da Casini e dall’Udc”. Non a caso conferma che il partito lascia l’autonomia alle delegazioni regionali di "valutare se accettare il sostegno dei centristi ai nostri candidati", fermo restando che la decisione finale "spetterà all’Ufficio di presidenza e in particolare al presidente Berlusconi che valuterà le eventuali decisioni prese in ambito locale".

Ciò non significa mandare in soffitta intese su alcune regioni e infatti anche ieri tutti hanno confermato che la porta per Casini resta aperta, specie in alcune regioni dove il patto con l’Udc potrebbe rivelarsi indispensabile per vincere. Non solo nel Lazio dove l’accordo c’è già su Renata Polverini e sul quale Fini si è da tempo espresso favorevolmengte, ma anche in Campania su Stefano Caldoro, in Calabria su Giuseppe Scopelliti e probabilmente anche in Puglia. In Campania e Calabria proprio ieri dai centristi sarebbero arrivati segnali di disponibilità a riprendere i contatti col Pdl. La cosa non viene letta come una coincidenza casuale, anche per via della confusione che regna dalle parti del Pd.

Ma il cuore della questione alleanze sì alleanze no, resta la Puglia. Il count down verso le primarie di domenica tra Vendola e il democrat Boccia segna, infatti, il lasso di tempo necessario che serve – sia al Pdl ma soprattutto all’Udc – per affinare la strategia. Tanto che ieri mentre Berlusconi e Fini si confrontavano a pranzo, a Montecitorio molti parlamentari di centrodestra ripetevano una frase con un suo perché: "Vendola ha in mano il futuro di Casini". Se a vincere la sfida col Pd sarà infatti il governatore uscente – si fa notare – crollerebbe in un colpo solo il laboratorio pugliese messo in piedi da D’Alema e inteso come terreno preparatorio di un accordo di lungo periodo e su scala nazionale tra democrat e centristi. Anche per questo nel Pdl si attende l’esito della sfida interna prima di ufficializzare il nome del candidato presidente, pure se contatti e riunioni tra Bari e Roma ci sono stati pure ieri, coi vertici locali che davano la decisione finale come imminente. Alla rosa dei papabili (Dambruoso, Mantovano, Palese) si è aggiunto quello del giornalista Rai Attilio Miotta.

Al Nord invece la possibilità di alleanze è pressoché pari a zero: Bossi non vuole accordi coi centristi e Casini non li vuole con Bossi. Risultato: in Veneto l’Udc corre da solo (De Poli), in Piemonte sostiene la Bresso (Pd) e in Liguria Burlando (Pd). Anche in Lombardia si prospetta una corsa in solitaria che potrebbe impegnare un big nazionale del partito: si parla di Savino Pezzotta ma anche dello stesso Casini. Che ieri ha commentando la linea del Pdl ha ribadito che "non c’è alcuna novità" e che se il suo partito voleva fare "scelte opportunistiche" si sarebbe già alleato col Pdl e lo sarebbe anche col governo Berlusconi.

Infine il capitolo giustizia. Il premier avrebbe ribadito l’idea di portare in porto il processo breve ma non avrebbe fatto pressing su Fini circa la tempistica del provvedimento alla Camera, mostrando una sostanziale disponibilità a eventuali modifiche. Piena convergenza anche sul legittimo impedimento che la prossima settimana approda alla Camera e dovrebbe essere approvato definitivamente entro febbraio.  

Ma l’elemento chiave della giornata ruota attorno al clima di distensione tra i due leader del Pdl. Tra gli ex Fi e gli ex An sono in molti a scommettere che non si tratta solo di "una tregua elettorale".