Pubblico e privato: un’alleanza in nome dell’acqua?

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Pubblico e privato: un’alleanza in nome dell’acqua?

Pubblico e privato: un’alleanza in nome dell’acqua?

17 Maggio 2011

di F. C.

Bisogna rassegnarsi. Ormai ogni questione che in qualche modo tocca temi di pubblica utilità, sembra destinata a cadere vittima di un pregiudizio ideologico, quando non di una malcelata strumentalizzazione, che fa – questo sì – perdere di vista il riferimento al bene comune. Lo si è visto con il dibattito sul nucleare, e più in generale sull’energia. Lo vediamo ancora sul tema dell’acqua.

Si avvicina la data del referendum del 12 e 13 giugno e tra i quesiti  sui quali i cittadini saranno chiamati ad esprimersi, c’è il nodo della “presunta” privatizzazione dell’acqua. Un tema su cui tutti pare avvertano il dovere di intervenire, dicendo tutto e il suo contrario. E come al solito a farla da padrona è la disinformazione. Fa riflettere però che tra le diverse e disordinate voci in campo, ci sia anche quella della Curia di Pescara- Penne. Fa riflettere perché è nota la ritrosia dell’Arcidiocesi ad intervenire in questioni pubbliche e politiche. Da quando, viene da chiedersi, quella per l’acqua è addirittura diventata una battaglia di fede? C’è da scacciare indietro qualche demone? Forse quello intenzionato a mettere le mani sul bene pubblico per eccellenza, che quindi va difeso ad ogni costo da immaginari usurpatori?

Dispiace osservare atteggiamenti allarmistici e lontane dall’obiettività, perché sulla questione della privatizzazione dell’acqua è in atto una mistificazione che non fa bene a nessuno. Né ai cittadini, né alla società, né alle regole della democrazia.  E sinceramente, alcune prese di posizione risultano incomprensibili. Nessuno si sognerebbe mai di mettere in discussione il valore dell’acqua, un bene di tutti, da proteggere e da salvaguardare. Quando si parla genericamente di privatizzazione dell’acqua si vuole intendere qualcosa di completamente diverso, che non ha nulla a che vedere con la messa in discussione dell’acqua come bene pubblico.

Il punto, infatti, è un altro. E tocca temi come efficienza, corretto utilizzo, e, a maggior ragione, salvaguardia.  Un tubo che perde, un acquedotto maltenuto, un sistema di depurazione inefficiente: sono questi i veri nemici dell’acqua e non certo la possibilità che una società privata “gestisca” un bene che è e resta pubblico. Ma magari lo gestisca meglio, perché ha ottenuto una concessione dallo Stato e quindi rispetterà regole precise. E perché essendo una società privata sarà motivata dai criteri di razionalità ed efficienza, visto che avrà sopportato investimenti, anche di una certa entità. Tutto questo è il “male”, da cui la Chiesa deve proteggere i cittadini?

Perché invece non si prova a cambiare prospettiva e a ragionare mettendo da parte preconcetti e ideologie? Perché pubblico e privato devono sempre essere in lotta e non alleati in una battaglia comune, quella per il bene della società? Questa volta è possibile. E proprio un tema delicato come quello dell’acqua può essere un banco di prova “rivoluzionario”. Pubblico e privato per una volta alleati e non nemici. Perché se nella gestione dell’acqua non si può prescindere dal ruolo pubblico, non è detto che alcune funzioni non possano essere demandate ai privati.

Potrebbe essere quel ponte che manca, ma che deve essere costruito, per proiettare un servizio pubblico – “il” servizio pubblico per eccellenza – verso la modernità e lo sviluppo.