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Puntare sulla Difesa per il rilancio in Europa

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Le questioni di politica internazionale sono rimaste fuori dalla campagna elettorale, ma costituiranno, come in passato, temi importanti per valutare la tenuta del nuovo Governo e le sue reali capacità politiche. Le decisioni che il Governo prenderà in materia di politica estera e di difesa determineranno con chiarezza il ruolo dell’Italia all’interno dell’Unione europea: il nostro Paese sarà attore delle nuove strutture stabilite dal Trattato di Lisbona o, al contrario, muto spettatore delle iniziative di altri? Nelle sue prime dichiarazioni post elettorali Berlusconi ha mostrato consapevolezza della sfida che ci attende.

Mentre l’Italia è rimasta infatti ferma – in questa lunga pausa elettorale – gli altri Stati europei si stanno muovendo velocemente, compiono passi e stringono alleanze, più o meno formali, dalle quali rischiamo di essere esclusi. Il presidente francese Sarkozy, nell’incontro con Gordon Brown a Londra dello scorso marzo, si è mostrato deciso a rilanciare la primauté francese in Europa mediante la creazione di un’intesa sempre più forte in materia di difesa con il Regno Unito, oltre che con la Germania, sua storica alleata.

Ma quella di Sarkozy non è una “svolta”, è la semplice attuazione di quanto i 27 hanno firmato a Lisbona nel dicembre 2007. Il Trattato di Lisbona è infatti chiaro nelle sue previsioni sulla difesa comune. Ogni Stato è libero di decidere il proprio ruolo e il proprio peso. Può assumere un ruolo di primo piano, e partecipare così alla scrittura del futuro politico dell’Unione, o può mantenere un ruolo defilato, osservando ma non intervenendo nelle scelte prese da altri Paesi. Il nuovo Trattato prevede che taluni Stati membri, qualora soddisfino determinati criteri e sottoscrivano gli impegni in materia di capacità militari specificati nell’apposito Protocollo allegato al Trattato, possa stabilire “una cooperazione strutturata permanente nel quadro dell’Unione”.

Sarkozy ha subito interpretato pragmaticamente le previsioni del nuovo Trattato. Ha compreso le enormi carenze a livello operativo e strategico dell’apparato di sicurezza europeo, che a breve hanno scarse possibilità di recupero. Da ciò scaturisce l’iniziativa di rilanciare il ruolo della NATO e di sostenere contestualmente la difesa europea, in accordo e non in competizione con gli Stati Uniti, mediante la creazione di noyau dur di Stati che siano disponibili ad investire risorse, finanziarie ed umane. Questo è anche il senso del rinnovato interesse dell’amministrazione statunitense, espresso dal Presidente Bush al summit di Bucarest, per una maggiore integrazione europea in questi campi.

La decisione di ogni singolo Stato di partecipare o meno a questo processo è delicato e questa scelta rischia di condizionare la futura credibilità e statura politica di ogni Paese europeo, compresa l’Italia. È necessario, perciò, dare a questa materia l’attenzione che merita ed essere pronti ad impiegare risorse, da ricavare in primo luogo, stanti i vincoli di bilancio, da una profonda razionalizzazione del settore. Cruciale sarà quindi la scelta di chi, nel futuro governo, sarà il responsabile della difesa. Dovrà essere una personalità autorevole ispirata da un europeismo pragmatico. Giustamente Berlusconi nella sua prima uscita dopo le elezioni ha notato che vi è "una carenza grave della presenza europea sulla scena mondiale"; ha poi segnalato che "manca un manipolo di guida". Ma forse questo si sta già formando. La sfida per il nuovo Governo italiano è dunque quella di stare in prima linea, per giocare un ruolo di primo piano innanzitutto nella politica di difesa europea, mettendo a frutto il suo ingente impegno nelle missioni di pace. Per non assistere da spettatori ad una nuova entente cordiale, ma per dare vita a una nuova Saint Malo.

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