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Alla vigilia delle elezioni

Punti nascita Emilia Romagna, Bonaccini ha combattuto per chiuderli. Ma ora si vota e promette di riaprirli

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Era l’ottobre 2017 quando la giunta Bonaccini a guida della Regione Emilia Romagna sottoscriveva la scelta della allora Commissione ministeriale di chiudere i punti nascita in tre Comuni montani emiliano romagnoli: Pavullo nel modenese, Borgotaro nel parmense e Castelnovo Monti nel Reggiano. ‘Fra qualche anno riconoscerete che abbiamo avuto ragione’ – disse addirittura l’assessore regionale alla sanità Sergio Venturi (nella foto con Bonaccini) in assemblea legislativa tra le proteste dei comitati seduti tra il pubblico. Una scelta difesa strenuamente dalla Regione Emilia Romagna che motivava l’esigenza di chiudere il servizio con la scarsa sicurezza per le partorienti, essendo gli ospedali in questione sotto la soglia dei 500 parti l’anno.

Una battaglia sottoscritta quindi dalla giunta Bonaccini e dalle amministrazioni Pd locali prima della chiusura del 2017 coi tecnici che parlavano addirittura di ‘reparti pericolosi’ e difesa ancora un anno dopo. “Sono assolutamente contraria a proposte volte a ripristinare il vecchio schema assistenziale: dal punto di vista medico-scientifico questo andrebbe contro la logica delle evidenze che hanno portato alla centralizzazione dei parti in punti nascita di grandi dimensioni e che anche a livello internazionale ha contribuito alla drastica riduzione della mortalità neonatale e degli esiti neonatali infausti” – disse a giugno 2018 Maria Cristina Galassi, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia Pavullo-Sassuolo. E ancora con l’allora ministro Lorenzin che garantiva che sulla chiusura non si sarebbe tornati indietro.

Uno scenario chiaro insomma, una politica che sembrava avere il coraggio di andare controcorrente per il bene delle mamme. O almeno questa era la giustificazione che non teneva conto della geografia di territori montani che senza un reparto di ostetricia vedevano scomparire la certezza di avere a disposizione un ospedale a servizio di genitori e neonati, costringendo a spostamenti di oltre un’ora di auto.

Ebbene, a due settimane dal voto in Emilia Romagna, con la Lega di Salvini e Lucia Borgonzoni a un soffio nei sondaggi, tutto cambia e Stefano Bonaccini promette di cancellare quello per cui si era battuto per anni. “Riapriremo i punti nascita” – ha garantito il presidente uscente appoggiato dal ministro Speranza.

Tutto incredibilmente vero. Tanto che il 23 gennaio, il giorno precedente alla chiusura della campagna elettorale, Bonaccini convocherà i sindaci dei comuni montani interessati per dare il via al processo di apertura. “L’obiettivo dell’incontro è quello di avviare immediatamente le procedure per riaprire i punti nascita, definendo insieme i passaggi necessari” – ha garantito ieri il candidato presidente Pd.

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