Putin alza i toni dello scontro con l’Occidente

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Putin alza i toni dello scontro con l’Occidente

23 Ottobre 2007

Putin alza i toni del confronto con l’occidente e agita le
acque della politica internazionale, complice anche l’approssimarsi delle
elezioni legislative in Russia. In un momento di grande incertezza e crescenti tensioni sul
piano internazionale, con i numerosi fronti aperti in Asia, (Iran, Iraq,
Birmania, Pakistan, Turchia, ecc), ogni parola di Putin assume un peso sempre
maggiore. Il presidente russo lo sa bene, e dosa abilmente il proprio tono nel
giocare la sua partita a scacchi con le altre potenze mondiali, in primis con
gli Stati Uniti. Ma per l’inquilino del Cremlino è altrettanto importante il
fronte interno: la vittoria del suo partito, Russia Unita, alle prossime
elezioni legislative è quasi certa, la sua popolarità è altissima, e Putin ha
tutte le carte in mano per decidere chi gli succederà al cremlino e chi
(probabilmente lui stesso) guiderà il prossimo governo. Tuttavia, da bravo ex
ufficiale del KGB, non lascia nulla al caso e non perde occasione per battere
sui tasti che più gli assicurano il consenso del popolo russo.

Giovedì 18 ottobre nel corso dell’annuale discorso alla
nazione, tre ore di diretta televisiva in cui il presidente risponde alle
domande dei suoi cittadini, Putin ha dato il meglio di sé. Occorre premettere,
come spiega l’International Herald Tribune del 19 ottobre, che “il Presidente
ha risposto a una cinquantina dei due milioni e mezzo di domande rivoltegli. Le
domande erano selezionate a monte, e mentre molte persone hanno espresso seri
dubbi riguardo a temi specifici – dal costo dei generi alimentari alla qualità
della sanità – nessuna era apertamente ostile al presidente”. Un ottimo esempio
di “managed democracy” in stile russo, nella quale il dissenso scompare e viene
sostituito da cauti interrogativi da sottoporre al nuovo padre di tutte le
russie che benevolmente rassicura il popolo.

Putin ha scelto anche alcune domande sulla politica
estera, per cogliere l’occasione di lisciare il pelo al sempreverde
nazionalismo russo.  Come nota un
commento de Le Figaro di venerdì scorso “il tono generale della trasmissione è
stato decisamente patriottico, quasi marziale”. Non è mancato neanche un
collegamento con la base spaziale di Plisietsk, nel nord-ovest della Russia,
per testimoniare il lancio di un missile intercontinentale Topol che è arrivato
senza problemi nell’estremo oriente dello sterminato paese asiatico. Putin ha
parlato di “grandiosi piani militari” 
che prevedono
entro il 2015 lo sviluppo e l’ammodernamento di tutti i tipi di armamenti
russi, dei mezzi di terra e del sistema missilistico, di aviazione e flotta
inclusi i sommergibili atomici. Il presidente russo ha specificato che “entro
questo lasso di tempo, dovremmo realizzare un nuovo caccia di quinta
generazione. Puntiamo sulla produzione di nuovi complessi missilistici ad alta
precisione, su armi del tutto nuove, sempre ad alta precisione, sulla
modernizzazione dei mezzi di ricognizione, di telecomunicazioni ed elettronici.
Per la flotta, quest’anno dovrebbero venire completati la portaerei Iuri
Dolgoruki e due sommergibili atomici strategici, il Vladimir Momomakh e
l’Aleksandr Nevski”.

I nuovi progressi annunciati da
Putin si inseriscono coerentemente in un piano di riarmo perseguito sin
dall’inizio del suo mandato. Ufficialmente,
la spesa complessiva russa in defence procurement nel 2007 è ammontata
a 11,6 miliardi di dollari, con un aumento del 28% rispetto al 2006 che ha
portato Mosca a spendere in armamenti circa quattro volte quanto spendeva nel
2000.
Bisognerà vedere quanto sarà realizzato dell’ambizioso piano di riarmo,
considerando che le forze armate russe hanno bisogno di un profondo
ammodernamento di mezzi ormai obsoleti (gli stessi bombardieri strategici
tornati a volare questa estate sono i vecchi Tupolev della guerra fredda). Ma
intanto Putin ha raggiunto il duplice obiettivo di inorgoglire il suo
elettorato e flettere di nuovo i muscoli di fronte al mondo.

Tanto più che nello stesso discorso Putin ha
esplicitamente legato il piano di riarmo alla politica estera russa: nota
ancora Le Figaro che il presidente “ha rassicurato un cittadino preoccupato
delle mire straniere sulle ricchezze nazionali russe affermando che la Russia
ha forze sufficienti per difendersi, la Russia non è l’Iraq”. E a proposito di
Iraq Putin ha
invitato gli Stati Uniti a fissare una data precisa per il ritiro delle truppe,
affermando che “lasciare lì per sempre un regime di occupazione da parte di
truppe straniere è inammissibile per noi”. Un’ulteriore presa di posizione
contro l’America che fa il paio con l’affermare che il dialogo con l’Iran è
molto più produttivo di una politica di sanzioni o minacce. Infine, in un
perfetto climax propagandistico che ha ricordato i tempi gloriosi (per molti
russi) della Guerra Fredda, Putin ha detto di credere che l’America prenderà in
considerazione gli avvertimenti di Mosca sul sistema di difesa
anti-missilistico progettato in Europa orientale, ma ha anche minacciosamente
affermato che la Russia è pronta a rispondere adeguatamente nel caso che gli
americani vadano avanti: “vi assicuro che alcune azioni sono state programmate,
e noi le metteremo in atto”. Il Dottor Stranamore stavolta parla con l’accento di Pietroburgo.