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Putin e Medvedev si scambiano doni come padre e figlio

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Tutto come nelle migliori famiglie. Il padre nel momento opportuno sceglie tra i figli quello più adatto a prendere cura del patrimonio della famiglia, mentre il figlio prediletto eternamente grato promette di agire sempre secondo consigli e indicazioni del padre. Come prevedevano quasi tutti gli osservatori Dimitri Medvedev era uno dei due candidati più probabili per la successione di Putin. Ovviamente Medvedev ha subito offerto a Putin il posto di primo ministro. Lo scambio dei doni è nient’altro che il preludio alla ridistribuzione del potere tra presidente e primo ministro. In questa situazione la stabilità politica continua a fondarsi non sulle istituzioni bensì sulle personalità, mentre il processo di rinazionalizzazione delle risorse naturali in corso crea una tensione latente.

Le caratteristiche personali di Medvedev non sono senza interesse per la comunità internazionale. Medvedev, 42 anni, si è laureato in legge nell’Università di Pietroburgo, dove nel ultimo anno dell’esistenza dell’Unione Sovietica ha conseguito anche il dottorato, e dopo il crollo cominciò ad insegnare legge nella propria università. Fin dall’inizio della carriera ha collaborato con Putin, trasferendosi a Mosca insieme con il patrono. Negli ultimi anni Medvedev ha occupato il posto di capo del Gazprom le cui azioni subito dopo la notizia della sua nomina sono cresciute del 3%. Tra l’entourage di Putin è probabilmente l’unico che non proviene dai servizi segreti. Ha una fama di moderato, quasi un liberale anche se l’unica azione che potrebbe confermarla è il fatto che Medvedev aveva pubblicamente espresso il suo disappunto contro la statalizzazione di Yukos dopo l’arresto di Khodorkovsky.

         Se le autorità del Cremlino hanno avuto una certa difficoltà ad assicurare la partecipazione degli elettori al voto alla Duma, il cui esito era dato per scontato, il compito di mobilitare la gente perché vada ai seggi per le elezioni presidenziali nel marzo del 2008 sarà ancora più arduo. Continua così la ricerca di un candidato, oltre l’inossidabile Zjuganov, che fornisca una parvenza di competizione anche in queste elezioni. Non è da escludere, però, che la stagione elettorale fornisca ancora qualche sorpresa. Proprio oggi, 14 dicembre, si svolge una seduta del comitato russo-bielorusso creato per realizzare una confederazione dei due stati. In questa seduta, il Presidente bielorusso, Lukashenko, e Putin dovrebbero discutere tre progetti costituzionali di questa nuova federazione. Secondo la prima variante, il posto del capo della confederazione sarà occupato dal presidente russo, mentre per quello bielorusso sarà riservato il posto di vice-presidente. La seconda prevede che il presidente della futura federazione sarà eletto dalla votazione generale di entrambi i popoli, mentre per i presidenti della Russia e della Bielorussia saranno riservati i posti di vice-presidenti. La terza variante prevede la creazione di un Consiglio Superiore composto dai presidenti, i primi ministri e i parlamentari delle due repubbliche capeggiato da un superpresidente eletto con il suffragio universale. Tutte e tre le varianti, quindi, prevedono una posizione di un  “leader nazionale” creata su misura per Putin.

Finora il Presidente Lukashenko e l’élite politica bielorussa hanno espresso un’ovvia riluttanza di fronte alla prospettiva di questa confederazione, in cui per forza di cose giocheranno un ruolo secondario. D’altra parte, le crescenti difficoltà dell’economia bielorussa non riformata che regge soltanto grazie ai sussidi russi nella forma di vendita delle risorse energetiche a prezzo molto minore di quello del mercato potrebbero costringerli a cambiare la posizione. Come dimostrano i sondaggi dell’opinione pubblica, il progetto della confederazione russa-bielorussa sarebbe accettato da quella parte della popolazione russa che risente ancora la perdita dello status di superpotenza . Anche se i portavoce di ambedue le amministrazioni hanno definito “pura fantasia” la stessa idea di creazione della federazione russo-bielorussa in tempi ravvicinati, la continua discussione di una nuova unione tra i due popoli slavi non sparisce mai dall’agenda politica. Potrebbe essere tirata fuori dal vertice del Cremlino in un momento giudicato più opportuno.

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