Quagliariello a Fitto “Al Pdl pugliese serve uno scatto di reni”

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Quagliariello a Fitto “Al Pdl pugliese serve uno scatto di reni”

22 Luglio 2011

Nelle Aule delle Camere la resa dei conti tra Pdl e Lega sulle richieste di arresto per Papa e Tedesco, fuori dai palazzi la gente che protesta per i privilegi della Casta. Non è un bel momento per la politica, a Roma come a Bari.

Senatore Gaetano Quagliariello, sembra partita una resa dei conti tra Lega e Pdl nei voti alle Camere per i casi Papa e Tedesco. È così?

Al Senato è andato in scena un film paradossale. Abbiamo visto riaffiorare uno spezzone di stalinismo puro, con Tedesco che ha detto di essere innocente ma di dover cedere allo spirito dei tempi e, quindi, ha chiesto di essere incarcerato e il suo partito che lo ha applaudito. Noi abbiamo fatto un ragionamento contrario e abbiamo ritenuto di dover salvaguardare anche i diritti del Senato ad avere un plenum non determinato da una richiesta della magistratura: se un fatto del genere fosse accaduto con il governo Prodi, quando la maggioranza aveva un solo voto in più al Senato, le conseguenze sarebbero state evidenti. Quanto all’atteggiamento della Lega, c’è da capire se è solo un problema di rapporti interni oppure ha una portata e una forza tale da investire il governo. Io propendo per la prima ipotesi.

I costi della politica sono tornati nel mirino, mentre Camera e Senato si accingono a ritoccare i propri bilanci. Che succede?

Il tema va affrontato con serietà. Ci sono dei privilegi, degli sprechi, ed è possibile che ci siano dei veri e propri soprusi, anche se le denunce fatte girare su internet andrebbero corredate di nomi e cognomi. Ma la politica ha dei costi che non possono essere compressi oltre certi limiti, perché ne va della democrazia stessa. Penso che alla discussione dei bilanci delle Camere sia necessario arrivare con proposte serie e concrete, evitando qualsiasi demagogia.

In tempi di sacrifici e stangate sui redditi, però, la gente si aspetta segnali più forti. O no?

Nella manovra Tremonti ci sono cose che hanno effetto immediato – ad esempio i tagli sui vitalizi – ma altre se ne possono aggiungere al momento del dibattito sui Bilanci. Quanto all’effetto rinvio, si è creato perché quando il discorso delle spese e dei privilegi è stato allargato alle spese di altri organi costituzionali o all’editoria o ad altri stipendi eccellenti, tutto si è bloccato.

Il consiglio regionale pugliese è alle prese con una riforma di «dimagrimento». Che ne pensa?

Il primo risparmio sta in una grande riforma costituzionale: un’architettura istituzionale snella, più funzionante e meno costosa. Ovviamente la qualità della rappresentanza democratica non è data dall’ampiezza – dunque il numero di consiglieri o parlamentari – quanto dal livello dell’attività legislativa e dalla capacità di collegarsi con i “rappresentati”. In tal senso, in altri Paesi europei vi sono forse meno privilegi e stipendi meno alti, ma sicuramente vi sono più strumenti per poter svolgere le funzioni politiche e istituzionali.

Si ha l’idea che l’opposizione di centrodestra in Puglia sia uscita ancora più indebolita dalle ultime Regionali. O no?

Al di là delle apparenze, Vendola non si è rafforzato in Puglia. L’aspirazione ad una leadership nazionale è andata tutta a detrimento della sua effettiva leadership in Puglia. Nel centrodestra pugliese esiste un problema di ripartenza. È necessario dare un segnale forte, di ritrovata unità. A livello nazionale, con la segreteria Alfano, il Pdl sta entrando in una fase nuova, nella quale deve saper dimostrare di essere diventato adulto, di non sopravvivere solo grazie alla rendita berlusconiana.

In Puglia, però, sembra mancare una leadership: le diversità di vedute tra lei, Fitto o Mantovano sono ancora evidenti e Vendola è più forte.

Occorre un progetto unitario intorno ad un nuovo meridionalismo. La crisi è europea e in Italia succede qualcosa di paradossale: colpisce più il Sud del Nord anche se, nonostante lo sviluppo maggiore del Nord, è il Mezzogiorno a sopportarla meglio. Si sta accentuando la struttura duale del Paese, con un Nord sempre più intollerante nei confronti del Sud. Serve una risposta forte e per il centrodestra pugliese ci sono due strade: quella del rivendicazionismo meridionale o quella di un Sud propositivo e unitario, che si propone come terreno di crescita per tutto il Paese. Il ministro Fitto declinò questa prospettiva all’ultima Fiera del Levante. Si deve ora trovare la forza di passare dalle parole ai fatti. Solo in questa prospettiva infatti il Pdl potrà rilanciare una sfida sia a eventuali rigurgiti di rivendicazionismo meridionalistico sia a un meridionalismo inteso come velleitario modello alternativo di sviluppo, quello che finora la stagione Vendola ha invano cercato di interpretare. È su questa duplice sfida che il Pdl pugliese, tutto insieme, o risorge o muore.

(Tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno)