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Dal caso Napoli fino a Ingroia

Quagliariello dice come si combatte il “virus che divora la magistratura”

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"Questo è il paese dove un pataccaro conclamato come Ciancimino può scagliare la mafiosità addosso a un presidente del Consiglio via tribunale. E' il paese dove l'uomo che ha arrestato Riina, il generale Mario Mori, viene a sua volta processato. E' il paese di Ingroia su un palco con le mani in tasca e l'aria da tribuno; è il paese della sentenza Andreotti. La giustizia è stata, ed è, un'arma per regolare conti, per riscrivere la storia. Un'arma politica. Adesso si sta inaugurando un'altra fase, ancora più estrema, perché l'ideologia che pervadeva una parte della magistratura si è trasformata in un virus che divora l'istituzione giudiziaria. Si illudono che dopo aver eliminato Berlusconi le cose andranno meglio, e invece, comunque vada, di questa orribile stagione rimarrà un gigantesco residuo paretiano capace di inquinare la vita istituzionale per i prossimi vent'anni".

Gaetano Quagliariello, professore di scienze politiche, vicecapogruppo del Pdl al Senato, si riferisce alle inchieste di Bari, di Napoli, alla guerra tra procure che coinvolge il procuratore di Bari Antonio Laudati. Si riferisce al processo Mills, Quagliariello. "Era prescritto e invece arriverà a sentenza", dice. "Una sentenza inutile perché non sarà mai esecutiva. Serve solo a stabilire una esemplare 'verità' storica. Sarà una condanna politica. Dalla giustizia è sparita la materialità del fatto. Come diceva la pubblicità: 'Basta la parola"'.

"A lungo si è tollerato che il Diritto diventasse stagionale come la frutta, e che le sentenze troppo risentissero del vento ideologico, delle convenienze e degli umori di giudici ridotti, a volte, ad ancelle di una parte politica. Per noi del Pdl questa deve diventare una grande battaglia di cultura, pena l'annientamento del diritto", dice Gaetano Quagliariello. "In pochi giorni, è cronaca di queste ore, abbiamo visto un gip napoletano dire che tutte le azioni di una procura che ha messo sottosopra la vita di decine di persone e anche i Palazzi della politica, ha agito in maniera illegittima, perché era incompetente territorialmente. Sono quei pm che chiedevano l'accompagnamento coatto in procura del capo del governo! Contemporaneamente a Milano, venendo meno agli accordi e alla logica, sono stati soppressi i testimoni a discarico di Berlusconi nel processo Mills. Perché? Perché a gennaio il reato andrà comunque prescritto e nonostante ciò, fortissimamente, si vuole una sentenza. Non finisce qua, perché a Bari c'è un procuratore della Repubblica, Antonio Laudati, che sta subendo un attacco concentrico solo perché colpevole di avere selezionato le intercettazioni, di aver stralciato quelle irrilevanti dal punto di vista penale. Ieri è stato ascoltato dal Csm, è stata attivata un'azione disciplinare nei suoi confronti e la procura di Lecce ha anche aperto un'indagine: lo accusano persino di violenza personale. Ha usato le intercettazioni come strumento di indagine e non come arma di offensiva politica e questo ha destato sospetti".

Dov'è la novità? "La novità è che lo scontro è entrato all'interno dei ranghi della magistratura, con il supporto fattivo della stampa quotidiana. Le toghe si fanno la guerra tra loro per ragioni politiche. Io dico che se questa logica si impone definitivamente, spaccando la magistratura italiana, l'Italia si è giocata per sempre la magistratura in quanto organo dello stato". Ma i giudici politicizzati ci sono sempre stati, e le assurdità giuridiche, come il processo Andreotti, sono la caratteristica del nostro sistema giudiziario. "Sì, ma io ho sempre creduto che i giudici politicizzati fossero una minoranza baldanzosa e rumorosa. Mentre ora il meccanismo è andato così avanti che sta imputridendo definitivamente il potere giudiziario dall'interno. E' una situazione che va ben oltre Berlusconi e la sua vicenda politica e giudiziaria". Ieri Marco Milanese è stato messo in salvo dalla Camera, ma a breve è atteso un pronunciamento sul ministro Saverio Romano, inquisito addirittura per mafia. "O si respinge l'invasione della magistratura o è la fine dello stato di diritto, la legittimazione della prepotenza". (tratto da Il Foglio)

 

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3 COMMENTS

  1. Discorsi un po’ prolissi…
    Riassunto della posizione di Quagliariello: “I giudici politicizzati sono quelli che osano applicare la legge anche ai politici”.
    Questa è la “grande battaglia culturale” del PDL, garantire l’immunità perpetua a chi si sottomette al padrone. Per sapere che Berlusconi è un corruttore non c’è mica bisogno di aspettare dicembre, è già scritto a chiare lettere nella sentenza riguardante il risarcimento alla Cir. Piuttosto Quagliariello potrebbe dire due paroline due sul fatto che le indagini di Bari sono state silenziate per due anni da un certo Laudati… La verità è una sola: la giustizia, secondo questi signori, deve funzionare solo per la “gente comune”. Lì dev’essere inflessibile, esemplare, specialmente se si tratta di immigrati. Per la politica invece dev’essere cieca e sorda.

  2. @ Andrea S.
    Un “certo Laudati” ha semplicemente rispettato la legge, la quale prevede che gli atti delle indagini preliminari siano riservati, che all’esito dell’inchiesta siano messi a disposizione delle parti e che l’eventuale successivo processo sia pubblico. Se avesse preservato dalle fughe di notizie l’attività del suo ufficio per “coprire” Berlusconi e fare un favore al centrodestra (e i due pm titolari dell’inchiesta? Insabbiatori berlusconiani anche loro?), perché avrebbe mantenuto analogo riserbo sul verbale di Tarantini che racconta le partite a burraco con D’Alema? E soprattutto, perché dopo tanti anni di inchieste chiuse nel cassetto, durante i quali Tarantini è stato libero di fare affari in lungo e in largo con la sanità pugliese, si è dovuto aspettare che arrivasse a Bari Antonio Laudati perché Tarantini fosse messo in galera e le sue società fatte fallire? Questo sarebbe “rallentare” un’inchiesta? E l’ex pm Scelsi, se davvero nel 2009 ha subito tante angherie, perché ha aspettato due anni per rivolgersi al Csm? Ma per favore…

  3. In una democrazia
    In una democrazia rappresentativa, dove il cittadino che vota deve scegliere da chi farsi rappresentare, sarebbe opportuno conoscere meglio i rapresentanti, quindi le intercettazioni andrebbero usate su tutti, sistematicamente, e sistematicamente pubblicate, per permettere ai cittadini di scegliere se votare uno che va a prostitute, o va con le minorenni, o va a trans, o si droga, o favorisce certi personaggi, o concede o intercede per loschi figuri. Non c’è diritto pieno alla privacy per i personaggi pubblici che raccattano i ns. voti e vengono pagati oro fingendo di essere diversi da ciò che sono, nascondendo le proprie abitudini ecc.

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