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Quagliariello incontra i giovani per discutere dei valori della Costituzione

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Ieri sera al teatro Traetta di Bitonto,  per il ciclo di eventi promossi dall’associazione “La città dell’uomo” nell'ambito della sua scuola di formazione civile e politica, il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, si è “spogliato” delle sue vesti istituzionali e ha indossato i panni del professore, tenendo ai giovani delle classi superiori una lezione sul tema “Dalla Costituzione valori e speranze degli italiani”.

Il futuro è il tempo d’azione nel quale è stata proiettata la discussione, a partire dalla definizione del testo costituzionale come manifesto di sintesi e compromesso simbolo dell'identità italiana di ieri, oggi e domani. Un documento che, fondandosi sulla certezza giusnaturalista dell’esistenza di un diritto a priori, si inquadra come una fonte sovraordinata, suprema, onnicomprensiva e che mitiga a tal punto differenze, poteri e arbitri, da diventare una bandiera, uno strumento patriottico di riconoscimento.

Il fondamento condiviso e “naturale” della Costituzione non ne giustifica, però, l’immutabilità. Si tratta pur sempre di una rielaborazione positiva - cioè creata dall’uomo - di leggi naturali, proprio per questo imperfetta. Un documento sottoposto alla contingenza e alla mutevolezza della Storia e delle dinamiche che muovono la società. Per questo, i costituenti avevano già previsto (e probabilmente sperato) che le generazioni future vi mettessero mano, in modo da colmare via via la distanza che si sarebbe venuta a creare tra Costituzione formale e materiale. La globalizzazione, le politiche comunitarie, la moltiplicazione dei bisogni e delle dinamiche interne alla società civile hanno cambiato il modo stesso di intendere la cittadinanza e ciò non ha potuto che comportare una rivisitazione del dettato costituzionale, pur mantenendone ben saldi i principi fondanti.

I partiti sono stati l’altro grande tema del convegno, a cui gli studenti hanno partecipato attivamente con le loro domande: quali sono i motivi che stanno alla base del forte sentimento antipolitico odierno, quali invece gli ingranaggi della partecipazione democratica? Nel rispondere a questi e altri quesiti, Quagliariello ha messo sotto accusa il diffuso relativismo, complice dell'assenza di criteri di verità, correttezza ed equità che dovrebbero accompagnare la politica, la società civile ma soprattutto l'universo dei giovani nell’analisi della realtà e nella progettazione del futuro. Abbattere, dunque, l’antipolitica concretizzando la teoria dei corpi intermedi che fu propria di Alexis de Tocqueville: le associazioni, le fondazioni, i partiti, la scuola, devono riscoprirsi centri di socialità, di cultura, di educazione allo scambio di idee, riaffermando i principi della nostra tradizione e ripristinando la relazione biunivoca che intercorre tra singolo e comunità, riuscendo in tal modo a ridurre la distanza tra la società civile e le istituzioni e al tempo stesso mitigando il galoppante individualismo e particolarismo che priva il cittadino della propensione e dell’interesse ad aprirsi al dibattito per il perseguimento di finalità di interesse comune. Un posto importante in questo processo lo occupano anche quei corpi intermedi di nuova generazione, come i social network, in grado di ripristinare la diretta rispondenza tra la politica e il cittadino; una rispondenza che prima si realizzava nella militanza, ma che ora ha bisogno di esercitarsi secondo nuove modalità.

Abbiamo subìto l’effetto dei mass media, della televisione che ha reciso il collegamento personale creando la convinzione che solo chi appare, solo l’immagine che percepiamo sia portatrice e rappresentante dell’idea del partito, innescando un circolo oligarchico-esclusivo che ha relegato la politica a una sorta di casta isolata dal resto della comunità. Oggi, la nostra situazione nazionale e la sua relazione con le dinamiche internazionali impone, al contrario, alla politica e ai suoi rappresentanti di ritornare sui propri passi, di riallacciare i rapporti tornando ad essere non solo oratori ma soprattutto interlocutori. Perché il messaggio che giunge forte e chiaro ai giovani è che le idee, di qualsiasi natura esse siano, viaggiano sempre sulle gambe degli uomini.

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