Quagliariello, legge elettorale pezzo di una riforma sistemica
26 Luglio 2013
di Redazione
Il ministro per le riforme Quagliariello torna a parlare di legge elettorale in una intervista a Repubblica. "La legge attuale è in fuorigioco, su questo siamo d’accordo", esordisce, ma ogni legge elettorale "risponde a un preciso contesto storico e a un equilibrio istituzionale. Non la si può assumere in astratto". Come a dire non facciamone un totem né un tabù. Quagliariello spiega di aver verificato per conto di Letta la disponibilità alle modifiche del Pdl, che c’è, ma a patto che alla fine la legge elettorale stessa non subordini l’esito ancora più importante delle riforme costituzionali: "Non si può chiedere proprio a me, che sono il ministro delle Riforme, di rinunciare alla meta finale dando per scontato l’insuccesso". Rispunta quindi la "clausola di salvaguardia", da approvare in qualche mese. L’obiettivo dei partiti dovrebbe essere quindi di "modificare la legge elettorale attuale tenendo presenti i punti critici evidenziati dalla Corte costituzionale e agendo con un po’ di fantasia". E ancora: "I partiti potrebbero utilizzare il mese di agosto per incontrarsi e mettersi d’accordo. Non è il momento di fare vacanze". Il governo, certo, darà una mano ma il compito dell’esecutivo è puntare al disegno complessivo delle riforme costituzionali, "A me come ministro delle Riforme è stato chiesto di portare a casa in venti mesi quello che vari governi e vari parlamenti non sono riusciti a fare in oltre trent’anni", chiosa Quagliariello, convinto che nello scenario aperto dalla fine dei partiti novecenteschi e dalla crisi economica servono riforme sistemiche, non bacchette magiche come la legge elettorale, che non può risolvere ogni criticità.
