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Quagliariello: “Qualcuno vuole impedire l’accordo tra Alfano e Berlusconi”

Il problema di un nuovo candidato premier del centrodestra non sfugge neanche ai lealisti. Ne è convinto il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, mentre arriva la notizia sul Congresso anticipato di Pdl-Fi. "Siamo a una svolta di sistema," dice Quagliariello, "negarlo e cercare di abbattere il governo come fosse un birillo significa non prenderne atto e volersi ridurre a un partitino antagonista".

Ministro Quagliariello, come valuta l’anticipo al 16 novembre del Consiglio nazionale del Pdl?

"Beh, non è certo un segnale di pace. Evidentemente, qualcuno non vuole l’accordo interno e intende accelerare la resa dei conti".

Ma a dare il via libera è stato Berlusconi.

"Mi auguro che le persone che Berlusconi ha attorno non gli facciano perdere una delle sue maggiori doti politiche: il realismo".

In che senso?

"In passato, Berlusconi ha fatto di tutto per tenersi partiti dello 0,5%, non capisco per quale ragione oggi sembri assecondare chi vorrebbe cacciarci".

I falchi dicono di avere già il 70% del Consiglio nazionale.

"Fossi in loro, sarei più cauto. Già in passato hanno sbagliato i calcoli...".

Fitto vi accusa di abusare del ruolo istituzionale per "spaccare il partito"...

"Fitto ha dato vita ad una corrente e l’ha chiamata dei lealisti. Ascoltandolo, sembra si sia affezionato al correntismo al punto da volerne il monopolio. E poi, scusi, ci si contesta di aver proposto le primarie quando c’è chi ha chiesto un congresso e chi ha invocato Marina come candidato premier".

Dunque?

"Dunque, il problema di un nuovo candidato premier evidentemente non sfugge neanche a loro. Siamo a una svolta di sistema, negarlo e cercare di abbattere il governo come fosse un birillo significa non prenderne atto e volersi ridurre a un partitino antagonista".

Voi che cosa volete?

"Noi crediamo che questo non sia il migliore dei governi possibili, ma sappiamo che i nostri elettori capiscono che dopo questo governo verrebbe qualcosa di peggio sia per il Paese sia per gli equilibri politici. Per questo il 2 ottobre ci siamo opposti a un’operazione sfascista".

E i lealisti cosa vogliono?

"Martedì eravamo a un passo dal chiudere un accordo con Berlusconi, stanno provando a farlo saltare perché vogliono che il Cavaliere sia punto di riferimento non di tutto il partito ma solo della loro area. Pensano di cacciarci e di farci fare la fine di Gianfranco Fini".

Un rischio concreto.

"No, un’illusione: nessuno di noi rinnegherà mai Silvio Berlusconi e nessuno cederà a tentazioni centriste. Vogliamo solo costruire un partito forte in una coalizione forte che possa legittimamente aspirare a vincere le prossime elezioni politiche".

E se non sarà possibile convivere?

"Quando in un grande partito maturano visioni diverse, queste vengono accettate e le diversità vengono regolate. Il nostro sforzo è per rimanere dove siamo, e non certo per convenienza, ma per continuità con la nostra storia politica".

Chiaro, ma se il Cavaliere sfiducerà il governo?

"Spero non accada, ma in tal caso ce la giocheremo: la politica è anche rischio, no?".

Bondi dice che se Berlusconi decadrà da senatore bisognerà rompere...

"Se, nel quadro di una sentenza ingiusta che non smetteremo mai di contestare, la Corte d’Appello di Milano non avesse sbagliato a calcolare le pene accessorie, Berlusconi sarebbe già decaduto. Purtroppo, questa è la realtà e con la realtà bisogna fare i conti".

Dicono che non si può governare con i carnefici di Berlusconi.

"Dopo vent’anni di conflitto, non si può pensare che la pacificazione e l’accordo sulla giustizia si possano ottenere in pochi mesi di governo comune. Occorre tempo e occorre il clima giusto. La verità è che noi e la sinistra rimaniamo ancora profondamente antagonisti, non c’è neanche un lessico comune come accade invece il Germania. La cosa, però, a me non sorprende. Forse qualcuno s’era illuso...".

Quagliariello, in caso di rottura nel Pdl e di elezioni anticipate, pensate davvero di potervi alleare?

"E perché no? Abbiamo una storia e un leader in comune. Dopo De Gaulle, anche i due partiti gollisti si presentarono alleati alle elezioni".

(Tratto da Quotidiano Nazionale)

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