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Quagliariello: se Caldoro si ritiene l’anti Cosentino, non stia in Forza Italia

La Campania come sineddoche d'Italia, come parte che rappresenta il tutto: comunità resa vulnerabile e disorientata dalla mancanza di punti di riferimento culturali e politici; territorio dove gli effetti sociali provocati dalla crisi economica (crisi durata più della Seconda guerra mondiale) non sono stati ancora smaltiti; e dove la disarticolazione istituzionale e politica è giunta sino a intaccare il midollo di ogni tradizionale certezza. Anche per questo Gaetano Quagliariello, storico, senatore e coordinatore nazionale del Nuovo Centrodestra, indica “in Napoli e la Campania” una sorta di “laboratorio avanzato della disgregazione in atto”. Con l'area moderata sfilacciata, anzi ostaggio della guerra fratricida in consiglio regionale tra Forza Italia e Forza Campania.

Quagliariello, la situazione campana è davvero così disperata?

“Avendo uno sguardo più complessivo da quando ho ricevuto l’incarico di coordinare il Nuovo Centrodestra a livello nazionale, devo dire che quelle stesse contraddizioni che altrove affiorano in modo insidioso, in Campania si sono fatte già dirompenti. Purtroppo con il Pdl avevamo provato a connettere la lealtà verso una leadership ad un progetto serio in grado di guardare al futuro. Ma ogni sforzo è stato sopraffatto da una gravissima lotta interna che ha finito per portarsi via persino una delle cifre più significative che contraddistinguevano quel partito, il garantismo. E oggi assistiamo, penosamente, ad una inesorabile nemesi storica: i garantisti di un tempo si scassano sulle carte giudiziarie".

La nascita di Forza Campania è la risposta politica ad un malcontento vero nella maggioranza che sostiene il governatore Caldoro, alla esigenza di ricollocarsi per il dopo-Berlusconi o è l'esempio più eclatante della disgregazione in atto?

“Da una parte si è annunciato un tentativo di scissione, ma dall'altra si è pensato di servire alcuni interessi che si muovono dentro Forza Italia. A livello locale, infatti, Forza Campania si colloca all'esterno del partito, ma poi a livello nazionale prova a partecipare a una poco edificante conquista delle spoglie. Inoltre, intravedo anche la conseguenza del tradimento della cifra garantista, tradimento che all'epoca si consumò con il veto sulla candidatura di Cosentino al parlamento”.

Quando Cosentino fu arrestato la volta scorsa lei disse che la magistratura si esibiva in "contorsionismi giudiziari". Ora cosa ne pensa?

"Cosentino appartiene a un'area con la quale abbiamo avuto opinioni divergenti su come sviluppare il partito quando si stava con il Pdl, ma il garantismo ha bisogno di essere esercitato con costanza e a 360 gradi. Pertanto, dico che con lui il garantismo è stato letteralmente massacrato, indipendentemente dal giudizio politico sulla persona".

Lei parla di disgregazione campana. Quanto la dissoluzione politica aiuta il presidente Caldoro a rimanere in piedi e come, di contro, gli può risultare politicamente letale?

"Non so Caldoro quanto ancora possa rimanere in piedi, come dice lei, tenendosi lontano da un certo protagonismo politico. Caldoro ha dimostrato abilità e forza a rappresentare da solo l'immagine meno compromessa del centrodestra campano. Ma il livello di disgregazione è ormai pesante. E per continuare a governare una regione così è necessario far riferimento a strutture solide. È un problema, questo, che prima o poi dovrà porsi il presidente della Regione".

La sintesi mediatica, e per questo imprecisa, vuole che Caldoro sia il rappresentante dell'anti-cosentinismo. È così?

"Caldoro e Cosentino sono due persone molto diverse e i loro stili differenti hanno prodotto una politicizzazione dello scontro, originato dal fatto che Caldoro fu preferito a Cosentino per la candidatura alla presidenza della Regione. Ma questo non basta, a Caldoro, per erigersi a modello alternativo, occorre che militi da un'altra parte".

In questo quadro, come si pone il Nuovo Centrodestra?

"Il Nuovo Centrodestra deve essere altro, deve rappresentare la prospettiva moderna del polo moderato, un bipolarismo sano tra un nuovo centrodestra e il centrosinistra. Se non ci riuscissimo, il bipolarismo si realizzerebbe con l'area di protesta e il centrosinistra. Purtroppo, mentre a sinistra il rinnovamento è stato possibile per linee interne, noi abbiamo dovuto fare le valigie e ricostruire un nuovo partito".

Forza Italia continua a inviare appelli per persuadere i sostenitori di Forza Campania a tornare a casa. Voi, invece, date l'impressione di essere spettatori soddisfatti di questa vicenda. Perché?

"Senza intenti di criminalizzazione, ma è giusto che Ncd guardi più fuori che dentro. Ci sono tantissime energie sane nella società: a Napoli c'è una larga parte dell'elettorato moderato che ha preferito non votare o affidarsi al voto di protesta perché intuiva ciò che poi è avvenuto. Nostro compito è farlo tornare a casa".

Come sceglierete il candidato sindaco per Napoli?

"Il sindaco va individuato in un altro modo, con le primarie. Se fosse stato già così, non avremmo perso contro de Magistris. Dovremo farci carico in prima persona delle primarie, al di là di cosa vorranno fare le altre forze politiche".

E alle Europee, quale sarà lo spazio occupato dai candidati campani?

‘’La Campania è l'area principale del Mezzogiorno. Oltre agli uscenti, Mazzoni e Gargani, ci saranno almeno altri cinque campani candidati nelle nostre liste”.

(Tratto da Corriere del Mezzogiorno, intervista di Angelo Agrippa)

 

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