Home News Quagliariello:”Sentenza Ganzer, preoccupa lo stato della giustizia”

Il verdetto del Tribunale di Milano

Quagliariello:”Sentenza Ganzer, preoccupa lo stato della giustizia”

3
60

Una vita nell'Arma, da servitore dello Stato. Il tribunale di Milano lo ha condannato a quattordici anni per presunte irregolarità  nelle operazioni antidroga Giampaolo Ganzer,  da quindici anni alla guida del Ros il più importante reparto investigativo dei carabinieri. Dopo il generale Mario Mori, un altro uomo delle istituzioni finisce nel tritacarne mediatico e giudiziario. Con annesse polemiche che infiammano il dibattito politico. Se l'Idv non smentisce la linea giustizialista invocando dimissioni o sospensione dall'incarico, nel Pd la linea è più prudente.Il Pdl, invece, rimarca il profilo garantista e fa quadrato attorno all'alto ufficiale dell'Arma.

Non a caso il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello sottolinea un aspetto: "Chiunque crede nella 'squadra Stato' e riconosce al suo impegno corale gli straordinari successi conseguiti in questi anni sul fronte della legalità e della sicurezza e nella lotta al crimine organizzato, sa anche quale ruolo fondamentale abbiano giocato in questa partita i Carabinieri del Ros e il loro comandante, con l'ambizione - questa sì - di servire al meglio il Paese, le sue istituzioni e i suoi cittadini". Il vicepresidente dei senatori Pdl non entra nel merito della decisione del tribunale di Milano "non è mia abitudine e mi attengo a questo costume anche per quanto riguarda il pronunciamento di primo grado nei confronti del generale Giampaolo Ganzer, anche se non mancherebbero certo gli argomenti per farlo, e sono argomenti tali da far confidare che i successivi gradi di giudizio ribalteranno i termini di questa storia".

Tuttavia si sofferma su due aspetti. Il primo "riguarda il comune calvario, pur nella diversità delle vicende, che ha investito l'attuale capo del Ros e il suo predecessore Mario Mori: sarebbe triste per il Paese se dovessimo un giorno dar ragione a quei commentatori che individuano nell'autonomia investigativa del reparto d'eccellenza dell'Arma il comune denominatore che alcuni settori dell'autorità giudiziaria hanno voluto colpire a futura memoria". La seconda riflessione riguarda "le motivazioni della sentenza di primo grado nei confronti di Ganzer: nel tentativo di tenere in piedi ciò che in piedi difficilmente si regge, il giudizio dà ampio sfogo al diffuso malvezzo di ricorrere a categorie socio-psicologiche per puntellare teoremi giudiziari.

Parlare di 'ambizione' e di 'personalità preoccupante' per motivare la condanna a quattordici anni di galera per un ufficiale al quale tutti gli italiani hanno motivo di essere grati, inquieta chiunque abbia a cuore lo stato della giustizia nel nostro Paese, ma dovrebbe allarmare ancora di più la magistratura, perché se tali categorie di giudizio dovessero affermarsi ed essere applicate all'operato dei servitori dello Stato, si sa da dove si inizia e non si sa dove si può andare a finire".

  •  
  •  

3 COMMENTS

  1. Senso dello Stato in quale Stato?
    Dai sindacati dei magistrati (una seconda FIOM Federazione Impiegati Operai Magistrati) si sentono continue lamentazioni di delegittimazione e di attacco alla categoria, gonfie della spocchia di chi detiene potere e privilegio e pretende di spacciarli per salvaguardia democratica. Quanti magistrati si preoccupano delle condizioni della Magistratura e delle sua deriva senza controlli? È plausibile e accettabile attendersi una riforma significativa di una casta in concertazione con la casta? I problemi che si palesano agli occhi sempre più preoccupati – questi sì – dell’elettore contribuente devono cercare soluzione nelle risorse devolute e nei tecnicismi?

  2. Fare come Cossiga
    Non c’è più un solo minuto da perdere. Con questa magistratura “sinceramente democratica” e arrembante possiamo tranquillamente dire addio alla civiltà ed infilarci a buon diritto nel terzo mondo. Bisogna rifare, in grande scala, quello che fece Cossiga buonanima: mandare i reparti dei carabinieri in assetto antisommossa in tutte le Procure più chiacchierate ed arrestarli tutti.

  3. Ambizioni di serie A: le altre non pervenute.
    Come la maggioranza dei cittadini, non ho dati sufficienti per una valutazione nel merito così limpida: alla fine tocca esprimersi per sensazioni, percezioni, scegliendo tra ipotesi e teoremi.

    Tra le percezioni che da questa brutta storia (brutta in ogni caso si voglia leggerla e collocarsi) se ne ricavano, una è quella la cui sintesi definisce che l’ambizione di un servitore o funzionario dello Stato che cerca di portare a casa dei risultati concreti, di concretizzare efficienza, produttività, guadagnandosi stipendio e merito sul campo, è pericoloso e condannabile.

    Come sempre, norme e sentenze, hanno intrinsecamente un portato dissuasore che, in una lettura diversa ma coerente con la realtà, significa che è un effetto intimidatorio.

    Pertanto, la Giustizia con questa sentenza, non solo condanna Ganzer, ma funziona anche come messaggio intimidatorio per chiunque si possa riconoscere in qualche modo, come servitore dello Stato alla stregua di Ganzer, cioé con l’ambizione di concretizzare dei meriti in modo produttivo, efficiente, portando a casa dei risultati.

    Quali sono le priorità e le ambizioni che vorremmo vedere concretizzate nel nostro Paese?
    Combattere la criminalità per tentare di sconfiggerla, ridurla, contrastarla?

    Quali che siano, non importa.

    Perché, in sostanza, simili ambizioni, la sentenza ci spiega, non sono meriti, ma demeriti:
    sono ambizioni immorali e penalmente rilevanti per disegnare un profilo negativo e pericoloso.

    In soldoni: le ambizioni del Gen. Ganzer e chi come lui, sono figliastre, illegittime, inopportune e spiacevoli,
    nulla a che vedere con le ambizioni prioritarie stabilite dalla Giustizia, scherziamo?
    Quelle sì meritorie per il bene di tutti,
    sono queste che hanno l’assoluta priorità di proposta e progetto, intimando ad ogni altra di adeguarsi e farsene una ragione:
    sarà sempre di più la Giustizia, sarà la magistratura, saranno le procure a dettare l’agenda delle priorità, a gettare le basi di un’eredità socio-ideologica del Paese,
    un primato che cittadini o forze dell’ordine, anche non necessariamente molto graduati, nel loro quotidiano vivere e lavorare, conoscon già bene, avendo già tante volte dovuto assistere, per via diretta e personale oppure apprendendone notizia mediaticamente, rassegnandosi ad un amaro sapore nichilista: “tanto non serve”, “tanto vale risparmiarsi la fatica e risparmiarsi guai”.
    Quando non è anche peggio, nutrendo una rancorosa percezione che la miglior strada, con una Giustizia simile, sia quella di farsi giustizia da soli.

    Le ambizioni della politica sono già da tempo ampiamente mortificate, tra disprezzo ed azioni beffarde, dalla Giustizia.
    Così è per tanti di coloro che, ad ogni livello, prestano servizio tra le forze dell’ordine, la cui consegna è ormai chiara: fatevi insultare, provocare, picchiare ma evitate di reagire: non è democratico, non ne vale la pena e peggio, può procurarvi un sacco di guai.
    Di prevenire simili condizioni nemmen se ne parla: dove si prova, è la politica stessa a passare dei guai, come non ne avesse abbastanza.
    I cittadini invece possono aver grama ed amara soddisfazione nelle consuete classifiche, nei moniti e nelle sanzioni europee che riconoscono che la Giustizia, con le sue ambizioni, resta ingiusta con loro in un’inaccetabile quantità di casi.
    Ma non è importante, perché la Giustizia se ne sbatte serenamente: restano sue le ambizioni a dettare l’agenda, resta prioritario il progetto di auto-designazione di fulcro, di nodo solido e concreto della progettualità del Paese, un nodo che per chi non è d’accordo e pretende diversa impostazione, diverso equilibrio del sistema,
    funziona implacabilmente come nodo scorsoio.

    Sembra di poter estrapolare una lettura di continuità progettuale, capace di unire un carabiniere semplice come Placanica ed il Gen. Ganzer, con un messaggio che in sintesi è “meglio evitare guai”.
    Ecco l’ambizione lecita che debbono proporsi le forze dell’ordine, il quieto vivere, adeguandosi o adattandosi al sistema Giustizia, così come debbono fare politica e cittadini tutti.
    E se la realtà fa emergere altre ambizioni,
    beh, tanto peggio per la realtà, va rieducata dalle ambizioni della Giustizia Italiana:
    punirne uno per educarne 100,
    anche di Ganzer,
    certo non di Giuliani o simpaticissimi soggetti con piglio rivoluzionario a metter a ferro e fuoco città ed ordine costituito o istituzioni, ma in una lettura socio-ideologica che è progetto di una parte attiva ed impegnata della Giustizia,
    anche un carabiniere che si difende per aver salva la vita o intraprendente che guarda un po’ troppo al risultato concreto,
    è bene subiscano il percorso rieducativo lasciando un educativo messaggio agli altri, un messaggio dissuasorio,
    o intimidatorio.

    Le ambizioni dei magistrati e di procure intraprendenti e creative, invece, non sono mai condannate, né perseguibili.
    E da chi potrebbero esserlo?

    L’obbedienza alla Giustizia deve essere praticata devotamente nella sua ortodossa liturgia, sempre e comunque:
    “Ho piena fiducia nella Giustizia”.
    “Rimettiamoci alla Giustizia”.
    Qualsiasi cosa di buono possa accadere, è SOPRATTUTTO merito della Giustizia, può sembrare sia anche per meriti politici o dell’impegno delle forze dell’ordine, ma non è mai un merito uno e trino da riconoscere perché è SOPRATTUTTO merito della Giustizia tutto, sempre e comunque.
    Abbiamo la Giustizia più bella del mondo ed è un vero peccato che tanti non siano sinceramente devoti, ma ipocriti credenti (vedi D’Alema) se non miscredenti (vedi Berlusconi).
    Comunque, la blasfemia non è tollerabile e dunque, anche nel 2011, proponiamoci tutti di partecipare alla messa con più convinzione, recitando la litania devotamente anche con semplicità in un sentimento di amore sincero e genuino, in un rapporto intimo e personale:
    “Sia Lode alla Giustizia.
    Mea culpa, mea culpa, noi ci rimettiamo alla Sua volontà,
    abbiamo piena fiducia nella Giustizia,
    sia glorificato il Suo nome,
    e ringraziamo per il mistero della fede,
    amen.”

    Si rassegni dunque Ganzer, fu suo l’errore comunque, accetti l’espiazione dei suoi torti,
    accetti serenamente la sua sorte,
    mortifichi le sue ambizioni come si conviene,
    “usi ad obbedir tacendo e tacendo morir”,
    che ci sono ben altre ambizioni prima delle sue,
    ambizioni rieducative per il bene del Paese.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here