Qualche considerazione aggiunta sulla questione dell’aborto

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Qualche considerazione aggiunta sulla questione dell’aborto

09 Gennaio 2008

Il commento di
un collaboratore dell’Occidentale al mio articolo “Laici e cattolici di Forza
Italia: sull’aborto una risposta sola”
mi induce a tornare sulla questione
dell’aborto. Lo faccio per rispondere alle questioni che mi vengono poste e
anche per schiarirmi le idee su una questione tanto delicata e cruciale. Potrei
cavarmela rimandando alla weberiana richiesta di contemperare etica della
convinzione ed etica della responsabilità. Voglio spingermi, invece, un po’
oltre. Affermare, come ho fatto, che la politica non può essere esclusiva solo
dei santi o solo dei cinici, non significa negare che alcuni rappresentanti
delle due categorie di cui sopra possano prender parte alla vita civile della
nazione. C’è certamente da augurarsi che i santi (o gli uomini di fede, come
avrebbe detto De Gasperi) siano più dei cinici ma, per chi crede che lo
sviluppo storico si fondi sulle conseguenze non volute, anche questi potrebbero
contribuire a risultati proficui. Resta il fatto, però, che la maggior parte di
coloro che svolgono attività politica sono un po’ buoni e un po’ cattivi, un
po’ generosi e un po’ egoisti, come la maggior parte degli uomini in carne ed
ossa. Ed è bene che sia così.

Per quanto concerne l’importanza delle circostanze, io credo che, tra le
altre, debbono essere tenute in conto quelle di natura storica, di carattere istituzionale nonché quelle che derivano da un calcolo
realistico delle forze in campo. Per un politico, in alcuni casi, anche al
cospetto di principi non negoziabili, è necessario seguire il criterio del male
minore. Prendiamo, ad esempio, la legge 194 sull’aborto. Nel valutare se
impegnarsi o meno in una battaglia per la sua abrogazione, si deve tenere nel
debito conto la sostanza della legge (a un esame comparativo, forse la meno
eugenetica d’Europa), il fatto che essa sia stata confermata da un referendum
popolare, la previsione che un eventuale scontro plausibilmente terminerebbe
con una nuova sconfitta del fronte abrogazionista. Così, se seguissimo a testa
bassa i “principi non negoziabili” assai probabilmente costruiremmo
una situazione per la quale, dietro la conferma dell’aborto, passerebbe molto
altro e di assai più pericoloso per la nostra civiltà. Molto meglio, allora,
concentrarsi su possibili innovazioni da introdurre per via amministrativa, che
tengano conto dei progressi che le scienze biologiche e le tecniche
diagnostiche hanno compiuto in questi trent’anni e che non producano l’effetto
di spaccare il Paese su una falsa linea di frattura (cattolici vs. laici).

Su questo certamente
un dibattito deve partire e crescere anche dalle parti del centro-destra. Ma mi
ostino a pensare che il problema per il PdL non sia quello di far propri i
valori cattolici quanto, piuttosto, quello di superare la distinzione interna
tra c.d. laici e c.d. cattolici. L’aborto è una piaga terribile che le moderne
tecniche ecografiche svelano in tutta la sua brutalità. Ma esso, pur sempre, ha
una dimensione drammatica che ha a che fare con la coscienza e che, in fondo,
lo mette in comunicazione con l’umano così come elaborato dalla nostra civiltà.
Altre questioni, invece, incarnano la presunzione fatale di controllare e
pianificare l’intero percorso della vita dal concepimento alla morte: è
“la sfida antropologica” di cui parla S.E. il Cardinal Ruini. A mio
avviso, la moderna incarnazione di un antico sogno costruttivistico e
totalitario. In quest’ambito, dove la coscienza viene espulsa per lasciare
spazio a un nuovo “canone” fondato sul diritto individuale, la
differenza tra cattolici e laici svanisce del tutto. Vi sono le condizioni
affinché nel Popolo della Libertà questo venga compreso e io per tale
obbiettivo sto spendendo le mie energie.