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L'uovo di giornata

Qualcuno insegni al governo la comunicazione in tempo di crisi

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Ore 14:05. Tutte le agenzie italiane battono la stessa notizia all’unisono: scuole chiuse da domani fino al 15 marzo. Scelta assunta dal governo. Ovviamente la notizia fa il giro del web e delle chat Whatsapp di genitori, alunni, insegnanti, nonni e chi più ne ha più ne metta. Qualcuno sui social già ipotizza che per assumere una tale decisione la situazione sia più grave del previsto. Passano pochi minuti e verso le 14:18 le agenzie battono di nuovo all’unisono: “Azzolina (ministro dell’Istruzione): nessuna decisione è stata presa. Stiamo valutando”. Più o meno il senso di tutte le news era questo. E quindi via al panico, che ora sembra ricevere una ottima legittimazione quasi istituzionale. Poi in serata arriva la comunicazione ufficiale di Conte e del ministro Azzolina: scuole chiuse fino al 15 marzo. Punto. Risultato: caos inutile. Per giunta togliendo tempo e modo a maestri e professori di spiegare e magari organizzare l’interruzione forzata con gli alunni.

C’è chi racconta, infatti, di una giornata di scuola convulsa, soprattutto nei licei, dove nelle chat di classe giravano le prime voci di chiusura già verso le 12, generando un marasma ingiustificato e difficile da gestire. A maggior ragione se, come già detto, chi doveva comunicare la decisione si era impelagato in un balletto di tira e molla, di “si, no, forse” che ha dato un tocco tragicomico ad una situazione che sa – per la verità, purtroppo- solo di tragedia. Insomma, frittata fatta.

Ecco, se a qualcuno serviva un caso di scuola per insegnare cosa “non” deve fare una comunicazione in tempo di crisi, eccolo servito su un piatto d’argento. Non sappiamo bene chi e perché abbia diffuso la notizia in prima battuta, per poi rincorrerla con smentite. In ogni caso, in questi giorni di grande incertezza, aggiungere anche falle comunicative è davvero grave. E’ vero che criticare il governo in questo momento sia come sparare sulla Croce Rossa (e non è nostro intento farlo in ogni caso, a prescindere) tuttavia non si può non dire che, a volte, l’inadeguatezza va oltre anche l’ordinaria amministrazione, come sarebbe quello di comunicare una decisione quando questa sia stata effettivamente presa. E l’incertezza comunicativa assume definitivamente un tono ridicolo se accostata ai toni enfatici e retorici di un Conte che in serata, atteggiandosi come un Churchill de noantri, ha provato a mettere la classica toppa che in realtà fa vedere quanto sia ancor più grande il buco.

Se tutto questo si aggiunge alla iniziale onnipresenza televisiva del Presidente del Consiglio che, in qualche caso, si è lasciato andare a giudizi – fuori luogo e fuori tempo – sulla gestione della crisi all’ospedale di Codogno (notizia ripresa da tutti i maggiori media mondiali), e al tira e molla con la Regione Marche per la chiusura delle Scuole – chi si doveva laureare o fare esami in quei giorni ha patito più per questo che per altro -, allora è chiaro che, come diceva qualcuno, “a pensar male si fa peccato, ma spesso si azzecca”.

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