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Chi non muore si rivede

Quando le elezioni si avvicinano, ricompaiono magicamente le Sardine

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Sarà il conto alla rovescia per le elezioni regionali di fine settembre oppure il calo di consensi che la sinistra teme in una regione rossa come la Toscana, comunque le Sardine sono tornate alla carica. Nessun concerto e nessun raduno in stile sessantottino sbiadito, perché, del resto, siamo ancora in emergenza coronavirus. Questa volta, infatti, cercano di occupare la scena politica con un semplice ma intenso post sui social network, che, probabilmente, ha l’intento di commuovere lo stuolo di giovani post-sessantottini che hanno partecipato ai raduni dello scorso inverno. Qui si narra la biografia – romanzata e strappalacrime – di Mattia Santori, il leader del movimento di ispirazione ittica.

Mattia Santori sembra una figura mitica e leggendaria, della quale non conoscevamo nulla prima che divenisse il leader del movimento che ha rianimato le piazze della sinistra italiana. Non sapevamo nemmeno dell’esistenza del suo mestiere, quello dell’istruttore di frisbee. Eppure ecco campeggiare sulla pagina Facebook del movimento un’immagine artistica che ritrae il suo leader immerso nella natura con tanto di arcobaleno e con un titolo da thriller, che recita “Chi è Mattia Santori?”. All’immagine è poi correlata la narrazione delle sue gesta: la vita di Santori ci viene raccontata come fosse quella di un giovane enfant prodige della politica e non solo, una sorta di guru, un ispiratore per gli altri. Apprendiamo dai suoi biografi che oltre a non trovare pace negli studi, saltellando qua e là tra una facoltà e l’altra, il giovane si appassiona sin da subito alla lotta politica e alle cause degli “ultimi”, anche se non ci è dato sapere chi siano e cosa si intenda per ultimi.

Dunque, le Sardine hanno eretto un monumento al loro leader dipingendolo come una sorta di novello Zarathustra – non ce ne vorrà Nietzsche per il paragone – un Confucio della domenica, che trasmette saggezza al prossimo.

A chi con attenzione ha seguito l’evoluzione del gruppo, nonché le prodigiose comparsate televisive dei suoi componenti, il tutto sembrerà un tentativo goffo e tragicomico di resuscitare un movimento morto e un leader senza infamia e senza lode, utilizzato dai volponi della sinistra in un momento per loro di grande difficoltà.

Nonostante l’impegno e la fatica nei lunghi mesi di silenzio, forse dovuti alla redazione di questo testo, nel quale hanno tentato di raccontare il loro leader come uno Steve Jobs mancato, le Sardine hanno dimenticato di attribuirgli l’unico vero risultato ottenuto: ossia quello di aver dato un nuovo significato al concetto di nulla. È il nulla ciò che questo movimento rappresenta nella politica italiana, al netto dell’appoggio mediatico e dello slancio emotivo dei soliti intellettuali di sinistra.

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