Quando l’immigrazione non sarà più un problema

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Quando l’immigrazione non sarà più un problema

28 Aprile 2014

"2022 – i sopravvissuti" è un celebre film del 1973 con Charlton Heston in cui si racconta un mondo futuro dove la crescita della popolazione ha provocato carestie globali e una generale scarsità di risorse. Si tratta di una storia ispirata dalle previsioni apocalittiche della sociologia fine anni Sessanta, ipotesi che almeno per adesso sono rimaste saldamente confinate nel genere della fantascienza. La globalizzazione infatti ha migliorato le condizioni di vita di milioni di persone nel mondo, grazie al continuo sviluppo della tecnologia e all’affermazione su scala mondiale del libero mercato.

Se mai la realtà di oggi è che la popolazione mondiale sta diminuendo. Molte nazioni, interi continenti, rischiano di suicidarsi proprio perché le famiglie non fanno più figli. 1/4 della popolazione del Giappone attualmente ha più di 65 anni, gli under 14 sono solo il 13 per cento. Nella Russia dello zar Putin il declino demografico è inarrestabile: 700mila russi in meno all’anno, nel 2013 il numero dei bambini abortiti ha superato la cifra dei nati. Secondo le Nazioni Unite, la Federazione piomberà entro la fine del secolo dai 90 milioni di abitati attuali a 20 milioni di persone.

L’Europa e l’Italia, come sappiamo, non sono immuni al grande male. I governi puntano a politiche che favoriscano una maggiore fertilità nella popolazione che però rimane bassa. Si apre allora un bel problema: come sostenere il welfare e i bisogni di un popolo che invecchia sempre di più se il rapporto tra forza lavoro e non lavoro diventa progressivamente insostenibile. Negli Stati Uniti degli anni ’50 c’erano 16 lavoratori per ogni pensionato, oggi ce ne sono solo sono 3. Presto la generazione dei baby boomers si ritirerà completamente dalle sue occupazioni e il rapporto scenderà ancora.

Possiamo e dobbiamo certamente continuare a investire risorse nelle politiche governative in favore delle famiglie spingendole a fare più figli, ma sarebbe stupido non considerare il vantaggio che può darci l’immigrazione. Gli stranieri potrebbero aiutarci ad attutire la caduta nel precipizio demografico: teniamo presente che gli stranieri regolari, giovani e adulti, solo in parte vivono nel Paese di destinazione con i parenti più anziani; come pure il fatto che hanno spesso un tasso di fertilità più alto. Sono solo due ragioni per cui l’immigrazione può contribuire alla tenuta dei nostri sistemi di sicurezza sociale.

Negli Stati Uniti al momento ci sono 38 milioni di persone che sono nate altrove. 2/3 di esse vivono nel Paese legalmente. Se gli Usa non avessero numeri simili, probabilmente da un punto di vista demografico avrebbero già fatto la fine di Europa, Russia e Giappone. A Washington si guarda con pragmatismo agli effetti economici interni di buone politiche migratorie.