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Quando per Fini il voto era sacro e il ribaltone un’eresia

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In quindici anni di “mestiere” tra i banchi di Montecitorio, Gianfranco Fini ha sempre rispedito al mittente e con piglio deciso i tecnicismi parlamentari, compresi quelli dei governi tecnici, applicati alle fasi di crisi istituzionale, indicando nel ritorno alle urne l’unica via praticabile. Ma oggi pare aver cambiato idea e rotta: il neo-leader di Futuro e Libertà scongiura l’idea del voto anticipato perché dice che i gruppi parlamentari dei suoi fedelissimi non sono un partito, sosterranno il governo e voteranno quanto stabilito nel programma elettorale. Peccato però, che proprio il divorzio parlamentare dal Pdl sia un esempio concreto di quei tecnicismi della vecchia politica che l’ex leader di An ha fin qui stigmatizzato. E se a questo si aggiunge il sospetto che in molti nella maggioranza nutrono, ovvero il primo passo verso un eventuale governo istituzionale se quello in carica dovesse cadere, vale la pena di riavvolgere il nastro e rispolverare il “Fini-pensiero” dal ’94 ad oggi.

“Chi parla di elezioni anticipate oggi è un irresponsabile”, Gianfranco Fini nel pieno della crisi che ha investito la maggioranza, Luglio 2010

“L’unica maggioranza è quella uscita dalle urne”, smentendo le accuse del “Giornale” di tramare alle spalle di Berlusconi verso la costituzione di un governo tecnico, Ottobre 2009

"Non si fa un governo per fare una legge elettorale. Un governo tecnico-istituzionale dovrebbe essere appoggiato tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra, ma c'è troppa differenza di valori. Come si possono trovare punti di convergenza?", a proposito della crisi del secondo governo Prodi, Gennaio 2008

“Ho passato gran parte della mia vita politica a combattere ribaltoni e trasformismi, sono convinto che i valori di lealtà sono indispensabili in politica e non cambio idea. Chi parla di governo tecnico o pensa che nel mio immediato futuro ci sia un atteggiamento al di fuori dell’amicizia e della lealtà verso Berlusconi non mi conosce e non ha capito nulla”, a ridosso della cena con Casini, Follini e il premier Berlusconi, Ottobre 2003

“Lamberto Dini non avrà la nostra fiducia perché questo è un golpe di palazzo. Bossi ha fatto il ribaltone, è completamente inaffidabile, con lui non prendiamo più neppure un caffè”, criticando il governo tecnico di Lamberto Dini e la posizione della Lega Nord, Dicembre 1994

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