Quanta retorica nella liberazione della Libia annunciata da Sarkò
11 Marzo 2011
La Francia non ama Gheddafi: ma guarda un po’! In effetti i propri amici, per di più francofoni, del nord Africa sono sempre stati, dal periodo coloniale in poi, i tunisini, gli algerini e i marocchini, che hanno anche grandi colonie di immigrati cittadini dell’esagono. La Francia è stata tenuta in un angolino nelle questioni petrolifere libiche (basti dire che la sola Eni produceva in Libia 270 mila barili equivalenti di petrolio, contro i 57 mila della grande sorella francese Total); che significa essere tenuta da parte nelle relazioni privilegiate della Libia con l’Europa.
Nella mondializzazione dell’economia si parla ormai inglese; e anche i francesi negli affari parlano inglese; quindi la francofonia è per loro una bellissima cosa, ma sempre meno importante agli effetti pratici. Ci sono stati movimenti in Libia? E allora perché non buttarsi subito con gli insorti? Se va male, la Francia resta emarginata; se va bene acquisisce il merito di essere stata la prima a scegliere il campo giusto. Questi ragionamenti sono tagliati con l’accetta. Sicuramente la politica estera francese nei confronti del problema libico è più complicata e raffinata assieme, rispetto agli interessi bruti sopra esposti. Ci sono problemi di principio (la “France républicaine” della “ liberté, egalité , fraternité” e dei diritti dell’uomo).E ci sono anche problemi politici; la destra francese è contro Gheddafi e i sondaggi favorevoli a Marine Le Pen ( Front National ), 23 % contro il 21% di Sarkozy, sollecitano il Governo ad assecondare un elettorato che rischia di passare dalla destra alla estrema destra, alle prossime presidenziali del 2012.
Ma forse il punto determinante di questa improvvisa e rapida scelta del ministro degli esteri francese, Alain Juppé, di riconoscere la legittimità della nuova Libia nata in Cirenaica, nasce da informazioni sulla situazione interna libica. Ormai è chiaro a tutti che la guerra civile libica è una guerra “tribale”. Ci sono oggi in Libia circa 140 tribù, che rappresentano più dell’85 % della popolazione ( 6,3 milioni di persone). Gheddafi ha volutamente privilegiato lo stato-tribale , rispetto a quello democratico o militare o dittatoriale . Lui era il garante di un equilibrio tra le tribù, conquistato con denari e potere, da distribuire tra le diverse genie. Ci sono state anche contraddizioni evidenti in questo “equilibrio”; per esempio Gheddafi destituì il suo primo ministro Jallud, che aveva partecipato con lui al colpo di stato contro re Idris ; Jallud è un esponente della importante tribù Magariha; quindi molti pensavano che questa tribù si fosse schierata contro Gheddafi; ma nella stessa tribù ci sono anche l’attentatore di Lockerbie (El Megrahi), che il capo libico riuscì a far liberare in Inghilterra; e molti alti ufficiali delle forze armate, tra cui il generale Jaber. Probabilmente all’inizio la rivolta è partita dalle tribù dominanti, anche con ammutinamenti militari, incoraggiati da ufficiali di questa o quella genia; Gheddafi era perdente; basti pensare a quella prima intervista televisiva nelle macerie del proprio antico potere. Poi, sempre probabilmente, egli è riuscito a trovare un nuovo equilibrio tribale, facendo concessioni, ristabilendo reti di accordi e di potere. E chi sa se i Magariha non siano tornati con lui. In ogni modo ora lui sembra stare dalla parte vincente.
I servizi francesi hanno una tradizione nell’area nord africana; probabilmente conoscono bene anche i giochi e i doppi giochi tribali libici; non è escluso che il governo francese cerchi di mettere a frutto queste informazioni, scommettendo su una caduta rovinosa di Gheddafi (anche nel caso di un accordo “tribale”tra il premier e gli altri, perderebbero la scommessa). Un fatto è certo: allo stato attuale la Libia è una “casbah” di tribù in guerra tra loro ; ogni scommessa su chi prevarrà può essere azzardata; e ogni interventismo può essere avventuroso. Parlare oggi di una democrazia laica o dei diritti dell’uomo (non solo in Libia, ma in tutto il nord Africa e in quasi tutti i Paesi arabi) è fare della retorica. Quindi il governo francese ha scelto di fare retorica, puntando al petrolio, se possibile, e alle elezioni del 2012 in difesa di Sarkozy.
