Quant’è diviso il fronte No Euro
30 Aprile 2014
Il sondaggio di Open Europe sulle prossime elezioni europee prevede una avanzata dei partiti populisti e delle forze antieuro, dalla destra di Marine Le Pen al Movimento 5 Stelle di Grillo, dal partito olandese di Wilders agli inglesi dell’Ukip di Farage. Il blocco ostile al Bruxelles dovrebbe prendere oltre il 30 per cento dei voti, 218 seggi sui 751 del Parlamento europeo.
Prima considerazione: non sarebbero la maggioranza. E se le "larghe intese" venissero sperimentate anche nella Ue, popolari e socialisti riuscirebbero a tenere a bada gli avversari. La seconda considerazione è che si tratta di forze profondamente diverse tra loro, alcune nate su base nazionalista, altre che difendono interessi particolaristici, eccetera eccetera. Pensare che di colpo possano andare d’amore e d’accordo nel Parlamento europeo è un ragionamento un po’ bislacco.
Terza e ultima considerazione: nel gran calderone ci finiscono spesso anche i movimenti secessionisti che un po’ in tutta Europa stanno rialzando la testa. Con i referendum annunciati per l’indipendenza del Veneto dall’Italia, della Scozia dalla Gran Bretagna, della Catalogna dalla Spagna e così via. Peccato però che poi si scopra come gli indipendentisti veneti abbiano votato sì per staccarsi dall’Italia ma anche per restare nella Ue e nella Nato. Gli scozzesi uguale, non discutono l’eurozona.
Il governatore economico regionale della Catalogna, Andreu Mas-Colell, ha scritto sul Wall Street Journal: "Siamo fortemente pro-europei. Siamo un governo moderato, centrista e business-friendly". Insomma, dalle tre considerazioni appena fatte emerge abbastanza chiaramente che i populisti saranno anche tanti ma tutti divisi e per certi versi neanche ostili a Bruxelles.
