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Quanto ci costa la love story Governo-Sindacato (dei dipendenti pubblici)?

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“Importantissimo”. “Severo e rigoroso”. “Fondamentale per migliorare l’efficienza della P.A.”. Cosa accomuna Prodi, il Ministro TPS e il Ministro Nicolais in queste trionfanti dichiarazioni? Il lettore sarà persuaso a credere che si tratterà dell’ennesimo annuncio di questo governo su grandi riforme per il Paese. Si tratta invece dell’ennesima puntata della consolidata love story tra sindacato e Governo. Il sindacato in questione è quello del pubblico impiego e le mielose dichiarazioni si riferiscono all’accordo siglato con la formulazione dell’emendamento governativo alla finanziaria 2007 definito “salva-contratti” dai media. In realtà l’annuncio avrebbe meritato meno entusiasmo e una maggior dose di prudenza.

Una lettura attenta dell’emendamento in questione svela, infatti, i rischi di un ulteriore e prossimo salasso per le tasche dei contribuenti. Un testo che si annuncia “senza nuovi oneri per il Bilancio dello Stato” e che introduce invece un meccanismo di silenzio-assenso che potrà rendere efficaci atti negoziali economicamente non compatibili con gli obiettivi di finanza pubblica (praticamente validi anche senza fondi disponibili, che tradotto in previsioni realistiche significa una futura manovra di aggiustamento dei conti nel corso del 2007).

Ma non è tutto, il primo comma dell’emendamento, salutato con così tanta eccitazione dai Ministri interessati e da Romano Prodi, stabilisce che lo stanziamento di risorse che la finanziaria 2007 rende esigibili – per il biennio 2006-2007 – solo dal 2008 “ è reso esigibile interamente, per il medesimo biennio”. Che tradotto in lingua corrente si legge, in primo luogo come un’ulteriore aggravio sui conti dello Stato in termini di diversi miliardi di euro che al momento non hanno copertura; in secondo luogo la conferma che le affermazioni del governo in merito alla non onerosità del testo approvato sono facilmente smentibili! Al riguardo da giorni si attende una chiara e “non equivoca” smentita dal Ministro TPS su quale decorrenza avranno gli aumenti contrattuali. Ma ad oggi nulla è pervenuto.

Il Governo ha assunto l’impegno a dare molti più soldi ai sindacati del pubblico impiego, che definiranno come distribuirli in sede di negoziati presso l’Aran, consapevole che tra qualche mese, se l’aumentato gettito delle entrate (grazie alla politica di Tremonti, che invece prevedeva che queste risorse fossero destinate allo sviluppo) non sarà adeguato, ricorrerà a una nuova manovra aggiuntiva (sarà la terza in meno di un anno) per onorare l’impegno con l’”esoso” amante (il sindacato).

Questo sotto un profilo meramente finanziario. Quello che invece risulta essere devastante, in termini procedurali, è la messa a regime di un sistema di negoziazione dei contratti collettivi che, di fatto, vanificherà ogni capacità di controllo della Ragioneria generale dello Stato, della Corte dei Conti e dello stesso Governo ( per i dipendenti non statali, i Comitati di settore) sulle pre-intese sottoscritte dall’Aran (l’agente negoziale della PA per i contratti collettivi) con i sindacati del pubblico impiego, che potranno pretendere “in ogni caso i contratti divengono efficaci trascorso il 55° giorno” dalla firma della pre-intesa. Dietro questa prescrizione si nasconde il vero grande rischio per l’economia italiana che vedrà sempre più allargarsi la forbice delle retribuzioni a vantaggio del settore pubblico nei confronti del privato, con serie ripercussioni in termini di pace sociale. Ma si acquisisce una ulteriore chiave di lettura sull’azione di capture che il sindacato del pubblico impiego ha intrapreso nei confronti dell’Aran (il Foglio l’ha definita una storia di spoil system su mandato sindacale) chiedendo al Governo la testa del vertice dell’Agenzia. Per piazzarci qualche persona gradita al sindacato?? Questo lo vedremo nei prossimi giorni. Nel frattempo attendiamo che il Ministro TPS ci dia notizie…

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