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l'Occidentale Campania

Quei “duelli” in casa che non fanno bene al Pdl

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Nessuno pretende che tutti, all'interno di un partito grande e composito come il Pdl, la pensino allo stesso modo. Le formazioni di stampo sovietico non hanno mai appassionato - né si capisce perché dovrebbero farlo adesso - il centrodestra, che ha sempre guardato a ben altri modelli: come quello americano, dove alla competizione senza esclusione di colpi delle primarie interne al partito segue la totale coesione di fronte alla sfida elettorale, cui la formazione si presenta unita e compatta per portare a casa la vittoria.

In Campania, lo scorso weekend i congressi provinciali hanno fatto registrare, nonostante il Pdl si presentasse con liste unitarie, un forte coivolgimento degli iscritti: il 60 per cento di loro è andato a votare come segno della propria attiva partecipazione e di fiducia nei confronti del partito. Un partito che, a questo punto, deve raccogliere la sfida del rinnovamento e onorare - appunto - la fiducia in esso risposta da almeno 42 mila persone.

Se questa premessa è valida, allora i "duelli" di cui si sta parlando in questi giorni non fanno onore, a prescindere dall'ironia e dalle ragioni - più o meno legittime - di chi li propone, all'impegno preso, che è quello di fare in modo che il più grande partito del centrodestra si rimetta in forze per affrontare al meglio le prossime competizioni elettorali.

Quel che servirebbe al Popolo della Libertà è una classe dirigente "combattente", anziché "duellante": vale a dire una classe dirigente che, a prescindere dalle divergenze e senza farsi coinvolgere in sterili polemiche, abbia ben chiaro l'obiettivo comune - ristrutturare il partito che, non a caso, è attualmente commissariato - per tornare al più presto ad essere operativi e incisivi nel panorama campano. Sia laddove a governare, al momento, è l'avversario politico, sia nelle istituzioni dove si ha la maggioranza e si deve tenere dritta la barra per non deludere i cittadini.

Senza entrare nel merito del botta-risposta tra il Commissario regionale del Pdl, Francesco Nitto Palma, e il governatore della Campania, Stefano Caldoro, quello che ci auguriamo, dunque, è che le ragioni del dialogo prevalgano sempre e comunque su quelle delle divergenze d'opinione, visto che i presupposti politici sono e restano comuni. Altrimenti, si rischia di fare il gioco di chi, dalle divisioni dell'avversario, ha tutto da guadagnare, soprattutto perché è l'unica arma di cui dispone nella pressoché totale assenza di proposte concrete valide.

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