Fede calpestata

Quel manifesto blasfemo che dovrebbe indignare tutti!

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Alle porte del Santo Natale, arriva l’ennesimo schiaffo ai cattolici, i quali, nel nostro Paese, rappresentano una maggioranza silenziosa, che subisce e porge l’altra guancia.

Non si tratta dell’ennesima polemica sui simboli cristiani o dell’ultimo Presepe sfrattato dalle scuole. Si tratta di un manifesto, raffigurante un volgare e turpe disegno che rappresenta Gesù intento ad accarezzare il capo di un fanciullo in ginocchio, mentre dal basso ventre spunta una protuberanza fallica. In questi anni, in sfilate per il gay pride, in manifestazioni e festini “particolari”, ci è stata mostrata un’ampia gamma di atti blasfemi e sacrileghi, messi in scena senza ritegno, ma troppe volte passati se non inosservati, almeno giustificati o tollerati da una cultura dominante che tutto permette, nel nome di una libertà vuota, ma, allo stesso tempo, fagocitante.

Che il senso del sacro, patrimonio degli antichi, fosse ormai perso non v’erano dubbi, ma la facilità con la quale si utilizzano la immagini cristiane lascia pur sempre perplessi. Ancora, ciò che rende il tutto più amaro è il silenzio di coloro i quali sono sempre pronti a difendere la religione altrui, ma, in questo caso, non hanno espresso una sillaba per condannare un atto osceno ed indecente, affisso su una struttura pubblica, che dovrebbe essere dedicata all’arte. Risulta, poi, abbastanza difficile comprendere che tipo di arte sia questa. Forse la stessa che, tempo addietro, ha fatto sì che a Lucca si esponesse una foto raffigurante un Cristo in croce, immerso nell’urina dell’artista? Allo stesso modo, risulta difficile capire il senso di consentire, all’Università di Bologna, l’utilizzo dell’immagine della Sacra Vergine Maria per un party sulla contraccezione, come avvenuto in passato.

Tanti sono gli esempi ripugnanti dell’utilizzo vergognoso delle immagini sacre. Il rispetto, infatti, dovrebbe oltre la fede; il senso di ciò che è sacro dovrebbe accomunare; tali atti dovrebbero sollevare un moto di condanna generale ed univoco. Invece, in tutto questo, emerge una verità, triste, ma lampante: è facile offendere i cristiani, umiliare le immagini sacre, utilizzarle per fini vari ed inappropriati, perché tanto i cristiani non sono pericolosi e non fanno paura. È facile anche utilizzare, a fini blasfemi, l’immagine di un uomo – per i credenti il Dio fatto uomo – che predica l’amore, la pace ed il perdono, invitando gli uomini a seguire il suo messaggio, scegliendo, in totale libertà. Cosa possono temere gli artisti e i loro sodali da quest’uomo, morto in croce tra atroci sofferenze e che con gli occhi rivolti al cielo perdonò i propri carnefici? Egli direbbe “perdona loro perché non sanno quello che fanno”.

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