Home News Quel pranzo sul Lago Maggiore per decidere le sorti della maggioranza

Il Cavaliere incontra Umberto Bossi

Quel pranzo sul Lago Maggiore per decidere le sorti della maggioranza

Il caldo d’agosto incendia ancora le strade della Capitale ma ciò che da oggi inizierà davvero a ribollire saranno le acque del Lago Maggiore, dove si terrà un faccia a faccia decisivo tra il premier Silvio Berlusconi e il leader del Carroccio Umberto Bossi. Un pranzo che probabilmente sarà apparecchiato anche per Tremonti, Calderoli e Maroni. Motivo del summit: la coesione della maggioranza. Ma di certo si parlerà anche di federalismo e di rapporti con l'Udc.

Il primo è uno dei "5 punti" proposti qualche giorno fa dal premier che i ministri dovranno trasformare in provvedimenti da sottoporre alla verifica del Parlamento (gli altri sono Sud, giustizia, sicurezza e fisco) e che la Lega vuole chiuso in cassaforte a doppia mandata. Il secondo è invece uno scoglio duro che per il premier non sarà facile oltrepassare. Lo testimoniano gli apprezzamenti a dir poco coloriti che in questi giorni Bossi ha rivolto a Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, il quale per tutta risposta ha detto "che errore è stato affidare il Paese in queste mani".

Ma le mani del Senatùr sono quelle che tengono ben saldi i sondaggi che danno il suo partito in crescita, rendendo sempre più appetitosa l'eventualità di elezioni anticipate. "Andrò a dire a Berlusconi che è meglio essere più decisi – ha detto Bossi – se il governo deve andare avanti, deve poter fare le cose. Star lì per star lì vuol dire imbrogliare la gente". Ha poi aggiunto di essere "convinto che i risultati non tarderanno perché abbiamo qualcosa che gli altri non hanno, noi abbiamo la fede".

Già, la fede, che in politica serve quanto le buone strategie. Se il Pdl dimostrerà di averne, si saprà dopo l’incontro "prealpino" di oggi pomeriggio. A proposito di fede, ieri all'inidirizzo del Presidente del Consiglio è arrivato un duro colpo anche da Famiglia Cristiana, il settimanale dei paolini. Nell'editoriale pubblicato sul numero di oggi (ma anticipato ieri sera) si legge: "Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate non si farà incantare da nessuno, tantomeno dai formalismi costituzionali. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla sovranità popolare che finora lo ha votato". Se la Costituzione – spiega il settimanale – recita 'La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione', Berlusconi si ferma solo a metà della frase. Un editoriale subito criticato dal presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri che ha tacciato il settimanale di scarsa credibilità puntando il dito contro l’affidabilità del direttore Don Antonio Sciortino.  

Ad ogni modo per Berlusconi un accordo ci deve essere per forza, altrimenti l'esecutivo rischia di finire di nuovo nel mirino dei finiani. Ieri il capogruppo di Futuro e Libertà Italo Bocchino ha difeso la sua idea di un nuovo governo di "larghe intese", allargato a tutte le forze moderate (Udc, Api e delusi del Pd): "La mia è la riproposizione della teoria tatarelliana di 'oltre il polo' (...). E' stato Berlusconi prima di me a chiedere a Casini e Rutelli di entrare in maggioranza, così com’è Berlusconi a ricevere a Palazzo Grazioli parlamentari eletti nel Pd e delusi dal centrosinistra. La mia, pertanto, è una proposta tatarellian-berlusconiana".

Una proposta, quella di Bocchino, che è stata rimandata al mittente ieri mattina per la seconda volta. In un’intervista rilasciata al Giornale il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha affermato che "le continue esternazioni dell’Onorevole Bocchino, tanto supponenti quanto provocatorie, confermano che fin dall’inizio l’obiettivo di Fini era quello di giungere alla liquidazione di Berlusconi". Insomma, non è aria di strette di mano tra Pdl e Fli, anche se il periodico della fondazione Farefuturo (Ffwebmagazine), vicino al Presidente della Camera Gianfranco Fini, proprio ieri ha teso il braccio verso i "pidiellini moderati" con una lettera aperta per tentare un avvicinamento. "Ve la ricordate – scrive Federico Brusadelli – la rivoluzione liberale? Bei tempi".

Ma adesso, prosegue la lettera "siete così convinti che la rivoluzione liberale (quella che guardava alla signora Thatcher e al presidente Reagan con ammirazione e con invidia) possa avere il volto di Vladimir Putin, e possa davvero consumarsi sotto il tendone di Gheddafi?". Una lettera aperta nella quale non vengono risparmiate accese critiche al direttore del Giornale Vittorio Feltri, all’ex sottosegretario Nicola Cosentino, al coordinatore Denis Verdini e al Vicepresidente Vicario del gruppo Pdl a Palazzo Madama Gaetano Quagliariello, divenuti a quanto pare gli avversari della fondazione finiana. A dare l’alt a Fini ci ha pensato il sindaco di Roma Gianni Alemanno: "Ci sono molte scelte culturali fatte da Fini e da chi lo segue che in questo momento hanno poco a che fare con la cultura di destra".

Il vento bollente delle elezioni anticipate sembra aver scosso anche le fronde del centrosinistra, con un redivivo Walter Veltroni che ieri ha scritto ai lettori del Corriere della Sera bocciando l'ipotesi di "sante alleanze" contro il premier Berlusconi. "Rimango dell'idea che le uniche alleanze credibili, prima e dopo le elezioni, siano quelle fondate sulla reale convergenza programmatica e politica". Per l'ex leader del Pd, "è giusto semmai che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l'emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale dando forma, per esempio, attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo".

Un appello che ha riscosso l’ovazione quasi unanime dei parlamentari del Pd ma anche l'interesse di alcuni esponenti del Pdl come il portavoce Daniele Capezzone, che però avanza un appunto: "Veltroni fa bene a dire no a una modifica della legge elettorale volta a richiamare in vita i fantasmi e gli scheletri della prima repubblica". Ma perché allora, dice Capezzone, proprio Veltroni "dopo avere scelto la strada secondo me giusta della vocazione maggioritaria, decise di contraddirsi e di imbarcare Di Pietro e la sua Idv, inchiodando la sinistra ad un'alleanza con i giustizialisti?".

A parlare di legge elettorale è stato anche il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, rilanciando l’idea di un governo di transizione: "Abbiamo affermato di essere d’accordo a un governo tecnico a una condizione: se ne faccia garante il Capo dello Stato con due limiti, uno di tempo e uno di competenza, ovvero 90 giorni per una nuova legge elettorale".

Per Berlusconi la stella polare resta quella dei 5 punti programmatici. Lo conferma il vice presidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli: "I cinque punti del programma indicati dal premier sono all'insegna della concretezza: in Parlamento ciascuna forza politica potrà dichiarare la propria adesione e la propria distanza rispetto a questioni concrete. E si vedrà allora se c'è una maggioranza coesa per terminare la legislatura. Diversamente saranno gli elettori a tagliare i nodi che la politica non ha saputo sciogliere".

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