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Il contestatore

Quella brillante mediocrità politica che accomuna Fini a D’Alema (e non al Cav.)

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Massimo D’Alema, classe 1949. Gianfranco Fini, classe 1952. Due uomini, due politici, un unico destino che li accomuna: la brillante mediocrità. D’Alema è un mediocre di successo e Fini è… un mediocre di successo. Di successo, certo, perché entrambi, professionisti della politica, nel mondo del lavoro non avrebbero saputo cosa fare, ma, a un certo punto, sono stati insediati nel sistema e da quel momento in poi si sono goduti la vacanza. Vacatio che è costata e costa non poco ai contribuenti, ma questo non vale solo per loro, sia chiaro. Solo che loro – i due vati della nuovelle politique di Sinistra e di Destra – avrebbero dovuto incarnare il Nuovo e il Progresso, delle loro rispettive parti politiche e dell’intera Nazione. Francamente, non mi pare che le cose siano andate secondo le aspettative. Esagerate, su questo non ci piove.

D’Alema non si è laureato, frequentava la Scuola Normale Superiore, uno dei pochi errori istituzional-pedagogici di Napoleone – decreto napoleonico del 1810 relativo agli “stabilimenti di istruzione pubblica” in Toscana, provincia dell’impero francese dal 1807 -, laboratorio di nullità a spese dei contribuenti, ma da quelle parti ha imparato che mangiare a ufo è meglio che pagare le tasse e dover sgobbare magari per comprare i libri. Una buona scuola. La stessa di Adriano Sofri che, dopo una condanna a 22 anni per l’assassinio del commissario Calabresi, oggi pontifica sul giornale-partito La Repubblica e insulta come se niente fosse il Presidente del Consiglio per aver detto una ovvietà non accettabile: Saviano ci ha rotto i coglioni con la sua supponenza anti-italiana, che fa cattiva pubblicità ad un Paese governato da gente che sbatte in galera i camorristi e  i mafiosi, confiscando loro i beni, per poi darli a chi aiuta la società e le persone in difficoltà. Cioè, non Saviano. Bene, questa è la Normale e D’Alema, con Mussi e altri notevoli calibri dell’ex PCI, si è formato anche a questa scuola. Senza trascurare le sezioni, la Fgci, etc. etc.

Fini è uno che deve tutto prima a Giorgio Almirante, il quale, per non avere un rautiano tra le scatole, lo ha messo alla guida del partito neofascista, e poi, viepiù direi, a Silvio Berlusconi, che lo sdoganato – per quanto al Presidente della Camera non piaccia questa espressione – e quindi inserito nella sua creatura ed invenzione, come amava dire don Gianni Baget Bozzo, vale a dire il centrodestra italiano. Una roba mai vista in tutta la storia repubblicana.

Dopodiché, di D’Alema si dice sempre: “E’ intelligente”. E di Fini si dice sempre: “Parla bene”. Forse è anche intelligente. Non hanno mai vinto niente. Non hanno mai costruito niente. Storace ha detto di Fini, e lo conosce bene: “E’ fatto così: dove sta, sta male e finisce sempre per detestare e poi affossare il partito che guida: l’ha fatto col Msi, poi con An, e se fosse diventato leader del Pdl, avrebbe sciolto anche quello”. Scioglie i partiti, ma non i dubbi di chi non lo vuole a capo di un partito. Ma forse sappiamo perché.

D’Alema controlla il 25% delle tessere e vuole fare accordi con Fini. D’altronde, le loro fondazioni – Italianieuropei e Farefuturo – già lavorano insieme, e da tempo. Sul piano politico, i tipi umanio si incontrano: nichilisti entrambi. Non laici. Togliatti era per l’art.7 e trattava con la Chiesa. D’Alema, un giorno ti dice che il Migliore aveva ragione, e il giorno dopo ti spara a zero contro Ruini, perché ci sono troppe ingerenze ecclesiastiche. Tipi umani che vivono agganciati al proprio ombelico e al proprio Ego. Al contrario di Berlusconi. Sarà difficile da capire, ma invece è così. Berlusconi ama trattare e dialogare per avere potere e consenso, perché sa che, alla fine, cinque vale più di quattro, dunque conta e conta bene. Ha bisogno degli altri, è machiavellico nel senso migliore del termine. La tattica lo snerva perché essa obbliga a stare dietro, a guardare, mentre lui vuole metterci sempre la faccia e il corpo. Vuole che gli vengano tutti addosso in massa, così acchiappa più voti e spariglia le carte. Bossi e Berlusconi vanno d’accordo perché, in modalità e stili diversi, sono animali da palcoscenico e da battaglia. Macchine da guerra.

D’Alema è quello che fa le cene per accordarsi, Berlusconi le fa per contarsi e vantarsi. E’ diverso. Fini convoca i suoi nei suoi uffici per mettere su una posizione, che poi cambierà appena usurata la sua penetrazione; Berlusconi fa i comizi in favore di una candidata, la Polverini, che non voleva e che non avrebbe mai scelto. Ma era la candidata del Pdl e lui è il Pdl. Questa è una garanzia, non una minorità politica. Fini si è alleato nel 1999 con Segni per smanie salottiere che anche oggi coltiva; D’Alema ha preso un partito che aveva mandato a fondo, grazie ai giudici di Milano, il Psi, e non è riuscito a diventare socialista, pur essendo diventato vicepresidente dell’Internazionale socialista, grazie a Bettino, ovviamente.

"Parassiti" della storia e, dunque, incapaci di generare politica. Ma il limite è antropologico, prepolitico, non meramente politico. Di conseguenza, a coloro che continuano a sbandierare l’impoliticità dei “moderati” e la politicità dei “nuovi allineati” finiani, rispondo: ecce homo! Ecco l’uomo, è così, è fatto così, basta guardarlo e scrutare la sua storia. La storia – anche di un uomo – è tutto. Se gli togli quella, rimangono soltanto le campagne stampa. Poca lana.

 

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7 COMMENTS

  1. Successi dei due
    Non dimentichiamoci l’ultimo grande “successo” politico di D’Alema: alle scorse elezioni non aveva capito nientepopodimenoche il suo pupillo Boccia sarebbe stato pienamente bocciato dal popolo piddino pugliese, convertito appieno verso il post-vetero-neo-comunista Vendola Nichi. Pernacchione alla Eduardo e a casa. Fini invece è quello che, cercando la democrazia nel suo partito, non trova di meglio che silurare a morte il partito medesimo, nonostante lo stesso sia reduce da una strepitosa vittoria elettorale. Ciò che non potè il Bersani e la Gandus lo potrà il Fini. Gianfri e Massimo? Dio li fa e poi li accoppia. Povera Italia.

  2. Fini e D’alema
    Articolo bello, peraltro per me Fini è più simile a Veltroni:anche questo è un “fallito di successo”(@Feltri/Brunetta)e, cosi come Fini non è mai stato fascista, lui non è mai stato comunista, così come Fini fa il filoisraeliano, con distinguo, lui fa il filoamericano con distinguo; sono tante le differenti posizioni che li accomunano.
    Però, a pensarci bene, del terzetto Walter è forse moralmente il meno squallido.

  3. Gli incompiuti
    La sensazione è che rifaccia capolino, in questi giorni, quel rancoroso, e solitamente sotterraneo, partito trasversale formato da una generazione di giovani politici di successo ai quali, ormai alle soglie di un emerito riposo, è stata negata, dalla prepotente irruzione di quel caimano di un caimano, una stagione di fulgida maturità (anche se non una vita comoda, con poco o niente in cambio, a spese della gente).

  4. il Fini’s future
    Nessuno ha ancora riferito a Fini che tra breve tornerà vacante lo scranno di Bersani? Diteglielo farete contento un politico dalle idee..ehm sempre…ehm coerenti.

  5. considerazioni sull’informazione
    Mi scuso se l’argomento non c’entra molto ma e mio desidero denunciare una situazione ormai insostenibile; non e + possibile assistere a un’andazzo giornaliero nel quale non passa ora che non veda soprattutto nella rai, trasmissioni di ogni tipo che non perdono occasione in spregio a ogni decenza e senza nessuna ritrosia di attaccare denigrare diffamare costruire ogni tipo di pregiudizio Negativo e ostile x quanto falso e assurdo possa essere nei confronti del centro destra dandoci apertamente dei fascisti, o dei mafiosi o dei degenerati capitalisti essi non si lasciano scappare nessun pretesto e oggi assisto su certe trasmissioni (annozero) anche all’esordio della critica o il vilipendio di “massa” nei confronti di quelle parte di italia (come la mia il veneto) che sono colpevoli di votare in un “certo modo” Non e possibile che in questa situazione di guerra culturale sul ring dei media il centro destra non trovi il modo le persone x rispondere con trasmissioni uguali e contrarie ai vari REPORT BALLARO CHE TEMPO FA L’INFEDELE ECC. ECC.
    non e’ possibile che ogni misfatto ogni porcheria di sorta sembri uscire dalla nostra parte politica, se mi si risponde che a volte queste trasmissioni sono x loro controproducenti a livello elettorale dico che siamo ridotti proprio male se l’unico palcoscenico che ci e rimasto e la cabina elettorale NON e + tollerabile e fisicamente sostenibile assistere ai pietosi e patetici predicozzi di emilio fede sul suo telegiornale che non trova altro di meglio che dedicare al gossip e alle previsioni del tempo.
    PERDIO andiamo anche noi a rimestare nel torbido del “loro” scheletri negli armadi .Avete forse paura che ci manchino gli argomenti, andiamo a rivelare il volto vero dell’italia di sinistra passiva assistita burocratica parassitaria e opportunista nonche moralista nel deserto dei valori che il loro stesso laicismo gli ha dato e dal passato fallimentare sblatera di diritti solo x ricercare privilegi diritti diritti diritti …..AVERE RICEVERE OTTENERE mai DARE FARE PRODURRE Ora non credo che cio costi troppo e sarebbe certamente conveniente anche x reti di mediaset visto che ad ogni attacco della sinistra sulla rai e i loro giornali vedrebbe il popolo di centro destra pretendere un luogo una tribuna mediatica dove rispondere a dovere rilanciando dove serve.
    Ebbene almeno mi si dica che la volonta gli uomini e i mezzi ci sarebbero e che e solo una incomprensibile scelta politica se non si fa ,perche se proprio non c’e’ niente a fronteggiare questo stato di cose allora non ci rimane che lo sconforto + nero
    Grazie

  6. fini-d’alema
    Questo amore di fini per d’alema trova riscontro nel giudizio di fini che d’alema é gestibile riuscendo ad imporgli le sue tattiche,certamente
    no a Berlusconi,le subirebbe.
    gRAZIE

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