Home News Quella crociera sul Britannia prima del “governo tecnico”

Privatizzare sì ma non come nel '92

Quella crociera sul Britannia prima del “governo tecnico”

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Il 2 giugno del 1992 il direttore del Tesoro, Mario Draghi, sale sulla passerella del Royal Yacht "Britannia", il panfilo della Regina Elisabetta ormeggiato nel porto di Civitavecchia. Draghi ha con sé l'invito ricevuto dai British Invisibles, che non sono i protagonisti di un romanzo complottista bensì i rappresentanti di un influente gruppo di pressione della City londinese, "invisibles" nel senso che si occupano di transazioni che non riguardano merci ma servizi finanziari.

I Warburg, i Barings, i Barclays, ma anche i rappresentanti di Goldman Sachs, finanzieri e banchieri del capitalismo che funziona, o funzionava, sono venuti a spiegare a un gruppo di imprenditori e boiardi di Stato italiani come fare le privatizzazioni.

Per il nostro Paese ci sono il già citato Draghi, il presidente di Bankitalia Ciampi, Beniamino Andreatta, Mario Baldassarri, i vertici di Iri, Eni, Ina, Comit, delle grandi partecipate che di lì a poco sarebbero state "svendute", così si dice, senza grande acume proprio da coloro che nell'ultimo scorcio della Prima Repubblica le avevano trasformate nei "gioielli di famiglia". Allora come oggi l'Europa tuonava contro l'Italia incapace di far fronte al debito pubblico, gli imponeva regole draconiane per entrare nell'euro, gli speculatori s'interessavano al nostro Paese, ed una classe politica in fase calante stava per essere travolta dal sol della magistratura.

Per gli invitati saliti sul Britannia fu un bagno di realismo: il capitalismo transnazionale, la tecno-finanza, i corsari della "deregulation" gettavano nel grande gioco la nostra piccola economia chiusa in se stessa, che durante la Guerra Fredda era prosperata all'ombra di Mamma Stato in modo neanche troppo miserabile viste le imprese di Mattei. Dopo aver assistito alle esercitazioni militari di una fregata inglese, con tanto di lancio di paracadutisti, Mario Draghi tenne una breve relazione sottocoperta spiegando agli astanti onori ed oneri delle privatizzazioni, con un certo malcelato scetticismo - lui che di quella elite sovrastatuale è sempre stato l'alfiere - sulle reali capacità dell'Italia di svecchiare il suo sistema industriale.

Probabilmente Draghi aveva già intuito che la cura sarebbe stata peggiore del male, che privatizzare senza un chiaro quadro di cosa significasse la parola liberalizzazione nella patria del consociativismo avrebbe provocato conseguenze drammatiche sui nostri conti pubblici, con le riserve della Banca d'Italia prosciugate e il prelievo forzoso nei conti correnti degli italiani ordinato di lì a qualche mese dal governo Amato. 

Quello sul Britannia fu un incontro relativamente breve, una gita fino all'Argentario con chef d'altobordo, gamberetti e costolette d'agnello, come racconta uno dei giornalisti del Corriere invitato al seminario. Gli "Invisibles" strinsero relazioni e offrirono delle testimonianze sulla rivoluzione liberista operata da Reagan e dalla Thatcher nel mondo anglosassone, trasferita successivamente nel nostro Paese con il "miracolo economico" alla Telecom. Lo stato in cui oggi versano Poste Ferrovie e Autostrade fa capire che razza padrina abbia prosperato in Italia sulle ceneri del vecchio capitalismo familiare e ministeriale. Così, quando sentite parlare di governi tecnici o delle larghe intese non fidatevi, non si tratta di Ragion di Stato. C'è puzza di bruciato. La democrazia italiana sotto tutela.

 

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5 COMMENTS

  1. Crociera sul Britannia
    Aggiungerei un dettaglio non secondario: poco dopo la crociera (che se ben ricordo si spinse oltre l’Argentario, cioè fino a Palermo) la lira svalutò perdendo il 25% del suo valore. In questo modo le privatizzazioni risultarono ancora più vantaggiose per gli investitori esteri.
    Sugli altri dettagli dell’operazione… meglio tacere.

  2. Sovranità Monetaria
    O si stà dalla parte della repubblica Italiana o si sta dalla parte della finanza internazionale.
    Sovranità monetaria e reddito di cittadinanza sono l’unica soluzione alla inesistente crisi economica.
    L’occidentale da che parte stà ?

  3. sul britannia c’era pure tremonti
    ricordo che sul britannia c’era anche tremonti, e non come privato cittadino incuriosito, come affermano, con sprezzo del ridicolo, i suoi acritici laudatores, ma come consigliori del ministro delle finanze

  4. Bell’articolo, conciso ed
    Bell’articolo, conciso ed efficace. Una sola precisazione: su Poste e Autostrade l’autore ha ragione. Sbaglia quando accosta FS alle suddette realtà, visto che non solo FS è una delle poche realtà economiche italiane (se non l’unica) così sanamente aggressiva da avere piantato gli artigli sul suolo francese (impedendo al contempo, e giustamente, che i Francesi dietro al ticket Della Valle-Montezemolo venissero a spadroneggiare in casa nostra avvalendosi gratuitamente dei nostri assets), ma per la prima volta in 50 anni le FS hanno il bilancio in attivo, senza che Mauro Moretti abbia fatto ricorso alle turpi cosmesi di bilancio delle quali taluni suoi predecessori, Cimoli su tutti, si sono sistematicamente avvalsi.

  5. Il Britannia anche la Regina l’ha venduto!
    Non mi sembra molto chiaro l’obbiettivo critico di questo articolo: diciamo prima di tutto che i partecipanti di quell’incontro fatidico erano e lo sono tutt’ora i principali attori della politica economica e finanziaria italiana. I networks politico finanziari di allora cambiarono quel tanto che assicurasse il non cambiamento in puro stile gattopardesco. I meccanismi bizzantini che riuscirono a costruire per salvaguardare le loro egemonie che allora funzionarono vengono oggi ripetuti con le solite buffonerie dei governi tecnici, dopo il Britannia ci fu Amato oggi dopo Berlusconi forse Monti/Amato.
    Solo che allora ci fu la svalutazione fatta in piena autonomia, oggi questo lusso non mi sembra che ci sia. Quello che sicuramente c’è è una politica deflazionistica che si concluderà in un disastro economico: Trasformerà la situazione di illiquidità in una situazione in insolvenza. La stampa estera riporta che nelle banche della vicina Svizzera sono ormai esaurite le cassette di sicurezza il ‘capital flight’ di cui nessuno parla è in pieno svolgimento.
    Le opzioni per i nostri ‘professorini’ non sono molte le politiche di austerità e di aumenti fiscali accompagnate da riforme strutturali avranno l’effetto di una ulteriore caduta della domanda, e renderanno il debito ancora più insostenibile.
    Il deprezzamento del valore della moneta non potrà avvenire attraverso politiche deflazionistiche o riforme strutturali perchè i tempi del loro funzionamento avviene in un’arco temporale troppo lungo.
    La situazione potrebbe risolversi se La Germania accettase che la ECB diventasse ‘lender of last resort’, portare gli interessi a zero e agganciare l’euro a parità con il dollaro. Ma tutto questo la Germania non lo accetterà.
    Rimane una sola soluzione l’uscita della Germania dall’Euro e la costruzione di una zona Euro teutonica che la Francia mai accetterà.
    Ma queste non sono scelte tecniche ma sono scelte di alta economia politica, di cui i professorini forse sono poco inclini. Il loro mandato è chiaro tasse ancora più tasse e goodbye Italy.

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