Home News Quella dell’Onda Verde sarà una rivoluzione creativa (o non sarà)

La battaglia in Iran

Quella dell’Onda Verde sarà una rivoluzione creativa (o non sarà)

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L’Iran è un Paese in subbuglio. Le manifestazioni dell’11 febbraio scorso in occasione del 31esimo anniversario della Rivoluzione Islamica hanno lasciato il segno. Da un lato hanno mostrato che la heybat di Khamenei è sulla via del tramonto, dall’altro evidenziano i limiti della "Onda Verde", il Movimento pieno di ambizioni e speranze che però, nella realtà dei fatti, è ancora poco incisivo. All’agonia della Repubblica Islamica dedica un interessante articolo Reuel Marc Gerech, dalle pagine del Weekly Standard. Nel clima di guerra tra guelfi e ghibellini che si respira in Iran dopo le elezioni del 12 giugno scorso, gli scenari mutano rapidamente. Cosa accadrà e cosa si può fare affinché questo "qualcosa" accada?

In Iran manca ancora una rivoluzione dal basso. L’Onda Verde attinge forze fresche dalla classe media istruita, fatta di giovani formati nei centri culturali più importanti e intellettualmente attivi del mondo musulmano. Ma per ottenere i risultati sperati il Movimento dovrebbe pescare nuove forze dalle fila dei mostazafan, “gli oppressi”, i più poveri e perciò più fedeli al regime.

L'Onda deve perseguire un’opposizione il più possibile "creativa" che prescinda dai pochi mezzi a disposizione. Ci sono molte feste nazionali in Iran, e allora perché non sfruttarle per altrettante manifestazioni di piazza? Se il regime tende a contrallare in modo più capillare Teheran e le grandi città allora perché non agire in altre forme e in altri centri di potere? Il Movimento iraniano è variegato, forse disorganizzato, ma pieno di risorse e potenzialità. Questa intelligenza collettiva potrebbe attaccare il regime su più fronti.

Se il regime di Khamenei fa leva unicamente sulla respressione interna, i giovani dell'Onda e le forze politiche della opposizione stanno mostrando al mondo musulmano moderato cosa significa, oggi, il khomeinismo, in termini di prosperità e felicità per l'intero Paese. L’11 febbraio scorso Khamenei ha vinto una battaglia ma l’uso della forza è un arma a doppio taglio e la Guida Suprema lo sa. Nel mondo sciita un martire è un eroe, e basterebbe fare un'altra (l'ennesima) vita per riaccendere la miccia degli scontri e della ribellione nelle piazze. All'Onda , però, manca un leader carismatico, più convincente di Mousavi, e capace di offrire al Movimento un “programma” e un orizzonte comune.

Nel suo rapporto con l’Iran, l'America di Obama sconta le incertezze di un moderatismo tutto incentrato sulla questione nucleare. Ma se gli Usa riusciranno a imporre nuove e più stringenti sanzioni all'Iran, il Movimento interno potrebbe beneficiarne, rafforzandosi. Di fronte allo spettro del collasso economico e della rivoluzione sociale, e sotto la minaccia di blitz dell'aviazione israeliana, Khamenei potrebbe rinunciare alla priorità del nucleare, così come Khomeini rinunciò alla guerra con l’Iraq.

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