Quella di Brindisi per adesso è solo una bolla mediatica

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Quella di Brindisi per adesso è solo una bolla mediatica

22 Maggio 2012

E così, dopo la pista mafiosa, la figlia di Riina andata a vivere in Salento, il clan dei mesagnesi, le baby-gang criminali, Via Palestro, Via dei Georgofili, gli anarchici salentini e i loro sodali greci, i servizi deviati, dopo i vergognosi tweet di Sandro Ruotolo che scatenano la caccia all’uomo (buona manetta non mente), i calci dei brindisini sulla macchina della pula col presunto sospetto, la foto segnaletica dal sapore binladesco diffusa da La Stampa, il mostro dalla mano offesa che invece era una persona qualunque e adesso dice “è stato un incubo, voglio essere lasciato in pace”, dopo Enrica Bonaccorti che sabato ora di pranzo denunciava il ritorno della strategia della tensione e Massimo Giletti che ricamava sopra il mistero irrisolto, dopo Unabomber, il nuovo Breivik, la nuova Columbine, la Uno Bianca, il mostro di Firenze, dopo le perizie psichiatriche, i Ris e la scientifica, le impronte digitali pubblicate da L’Unità, finalmente il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, parlando in Senato, dice che “non c’è nessuna persona indagata” per il tragico attentato alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi. Sono trascorse 72 ore dalla morte di Melissa e dal ferimento delle sue compagne e lo Stato non ha risposte, quelle che ha dato se le rimangia, e a dominare è solo un gran baccano, una bailamme, la confusione crassa della televisione, dei giornali, di Internet e dei social media, ognuno con la sua verità cioè nessuna verità. Il solito casino e niente più di questo poteva chiedere ed ambire l’assassino che ha premuto il pulsante. Il “terrorismo”, in fondo, è quello che alimentiamo noi stessi, con le nostre frottole e al riparo dei salotti mediatici. Le bombe senza causa e senza nome, le bombe nei treni e nelle stazioni, i misteri senza risposta, sono la tabella di marcia della Storia italiana e l’esplosione di Brindisi, almeno fino a questo momento, in quella funebre tradizione s’inserisce alla perfezione. Tutti aspettiamo una notizia che non arriva, e sull’inquietudine e l’irresolutezza fioriscono le mille piste fatue, il vuoto pneumatico delle indagini di polizia, la gazzarra della magistratura e della superprocura, i pontefici massimi della mafiologia, gli esperti i criminologi gli psichiatri o presunti tali che pensano già al prossimo best seller senza qualità. Viviamo in una realtà distopica e il timore, a questo punto, è che la morte di Melissa rimanga senza un perché, se lo Stato, la magistratura e gli inquirenti, non offriranno al più presto un briciolo di indizio. A chi giova questa situazione ancora non è chiaro, non ci piace indagare in quella “seconda realtà” fatta di segreti e bugie che ha avvolto come un cappio l’Italia degli anni bui. Non siamo complottisti né vorremmo diventarlo. Ma quando si brancola nel buio e la misura tende a colmarsi anche i peggiori sospetti s’incuneano nella coscienza, e quella della “manina” esperta che semina tensione diventa ogni ora che passa un’ipotesi meno assurda del previsto. La speranza è di venire smentiti al più presto, di avere un mostro, un pazzo, un mafioso, un eversore, un signore con un volto e con un nome, da trascinare alla sbarra in un’aula di tribunale. Qualcuno da condannare in nome del popolo italiano. Qualcuno che non sia già in Giappone o in Brasile e che scopriremo solo tra qualche decennio essere la mente o l’esecutore del tragico episodio di violenza accaduto a Brindisi sabato scorso. Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha chiesto agli italiani di “avere pazienza”. La nostra è finita, ora è il tempo delle risposte.