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Chi ha rovesciato Ben Ali?

Quella in Tunisia non è stata una rivoluzione ma un colpo di stato

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Nel 1970, all’inizio del Ramadan, il Presidente tunisino, Habib Bourguiba, si presentò in televisione con un bicchiere di latte: “Chi vuole , si alimenti; Allah sa che per lavorare e vivere ci si deve alimentare; chi vuole faccia il digiuno coranico, totale durante il giorno; chi non ce la fa, si nutra quanto necessario, senza eccessi”; e bevve il bicchiere di latte. Bourguiba fu il Presidente che lottò e trattò con i francesi  per l’indipendenza tunisina , senza  che una  goccia di sangue fosse versata ( 1956). Mise in piedi uno stato moderno e laico, anche se… marginalmente  democratico.

Si dice che il generale  Ben Ali fosse ai vertice dei servizi segreti tunisini, quando Bourguiba lo chiamò al Governo (o gli fu consigliato di chiamarlo), a seguito di moti di piazza analoghi a quelli di questi giorni. Poco dopo Ben Ali chiese a Bourguiba di farsi da parte (aveva ormai 84 anni);  lo fece passare per demente, con tanto di certificato medico, firmato, tra l’altro, da due generali; lo mise in una villa a Monastir (dove morì a 97 anni); e prese il potere ( 1987). Ora Ben Ali è stato rovesciato; da chi?

I media dicono dalla rivoluzione dei “gelsomini”; la cosiddetta “sinistra” dice dal popolo. Possibile?  No. Si tendono a dimenticare alcuni piccoli fatti. Nel novembre 2009  alle elezioni Ben Ali prese 4.238.711 voti su 4.477.388 votanti ; dati falsi? Probabile , ma qualche tunisino, per ben cinque elezioni di fila dal 1989, Ben Ali lo ha votato; o no? e le elezioni stavano nell’immaginario collettivo tunisino o no? Non solo: in Tunisia ci sono una decina di Partiti rappresentati in Parlamento ( 214 deputati ); tutti commedianti , per 23 anni? C’è anche un sindacato dei lavoratori , la UGTT, che ora  è scesa in piazza; e prima ? Ben Ali “dittatore”, con un Parlamento, dieci partiti , milioni di voti e rappresentanze sindacali. 

Insomma è vero che c’è sempre una prima e forse unica volta, per fare una rivoluzione. Ma questa non pare proprio una rivoluzione; pare semplicemente un colpo di Stato contro un presidente eletto, non un “dittatore”. Qualche giorno fa , prima che ci fossero le manifestazioni di piazza, gli avvocati tunisini fecero sciopero, contro Ben Ali; attenzione, gli avvocati (non i diseredati ), cioè quelli che avevano votato in massa Ben Ali appena un anno prima.  Chi aveva detto loro che potevano farlo (o addirittura “dovevano” farlo),  senza scontrarsi  con un potere assoluto, come quello del presidente tunisino?

Il 14 gennaio  pomeriggio Ben Ali si è presentato alla televisione facendo grandi “concessioni” e promettendo che se ne sarebbe andato nel giro di tre anni (ripetendo un gesto che 25 anni prima aveva fatto anche Bourguiba). La mattina dopo con la gente in piazza , con tutti in piazza , guidati dal sindacato filo governativo  UGTT, Ben Ali decide di scappare: decide? O qualcuno è andato a trovarlo, dicendogli che era tempo delle valigie; come lui stesso aveva fatto con Bourguiba, 23 anni fa? 

Come allora,  probabilmente si sono mosse le forze armate tunisine; esse sembrano lealiste; non sembrano politicizzate e sembrano essere sempre state   fuori da giochi di potere sporchi. E allora perché lo fanno? Ci sono diverse possibilità , riassumibili in due  filoni di cause, non in contraddizione tra loro: il primo riconducibile a problemi di corruzione del potere oltre ogni limite di tolleranza ( e sembra che con Ben Ali e famiglia questo limite fosse stato passato ormai da tempo ); il secondo su spinta di forze alleate straniere (occidentali ? islamici ? ), con interessi assai complicati.

Quello che pare intollerabile è l’ipocrisia generale , che consente a tutti (media, partiti, intellettuali, opinionisti ) di scatenarsi addosso al leader tunisino, come sciacalli; fino a ieri  nessuno parlava del “dittatore”; oggi tutti gli sono addosso, tunisini e non. Ma non sarebbe meglio dire la verità? In Tunisia è stato fatto un colpo di Stato ( probabilmente a ragion veduta ); e ora? Ora dobbiamo preferire il ricordo del  laico Bourguiba , che ha strutturato la Tunisia in Paese civile; piuttosto che quello di  Komeini, che fu riportato in Iran da Air France al posto del deposto  (e anche lui scappato) sha in sha; e  che fece un governo con laici e liberali, per poi scaricarli , a volte ammazzarli e dare tutto in mano a sistemi di stato clerico-medioevali. Attenzione : il pericolo ci può essere non tanto nel popolo dei gelsomini, quanto in alcuni interessi  strategici  internazionali ; e siamo in pieno Mediterraneo, a pochi chilometri dalle coste italiane   ed europee!
 

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4 COMMENTS

  1. parallelismi
    Elezioni a intervalli regolari, un parlamento con diversi partiti, un sindacato e un stato di ispirazione laica c’erano anche nella Romania di Ceausescu e nella Jugoslavia di Tito, ma non credo ci fossero difficoltà a chiamarli dittatori.
    D’altra parte i colpi di stato, storicamente, vengono fatti proprio contro regimi dittatoriali.

  2. Dittature comuniste pluripartitiste??!!
    Scusa Quadrio, mi sapresti dire il nome di un altro Partito – ovviamente oltre a quello comunista al potere -rappresentato nel Parlamento di Ceausescu o di Tito?

  3. partiti paesi comunisti
    Gent.mo sig. Ritvan Shehi

    Non ho difficoltà ad accontentarla.
    Per limitarmi alla Romania comunista (in Jugoslavia il numero dei partiti era superiore a 20 e riportarli tutti in questo breve post sarebbe faticoso e noioso) i partiti rimasti attivi per quasi tutta la durata del regime sono stati, oltre naturalmente al Partito comunista rumeno: 1. Partito di unità democratica e socialista 2. Unione generale dei sindacati rumeni 3. Unione della gente ungherese 4. Comitato democratico ebreo 5. Partito dei contadini.
    Naturalmente erano tutte emanazioni del partito comunista e la loro esistenza non determinava alcuna reale democrazia. servivano solo gettare un po’ di fumo negli occhi e a giustificare le elezioni.
    Questo intendevo nel mio post precedente facendo un parallelismo con la situazione tunisina: l’esistenza di partiti politici diversi da quallo dominante non dimostra l’esistenza di una democrazia.

  4. Partiti nei paesi comunisti
    Ok, sig.Quadrio, ci siamo capiti, si trattava di partiti “fantasma”, inquadrati nel cosiddetto “Fronte Popolare” o “Fronte Democratico” che presentava la lista unica ammessa alle elezioni farsa. La mia perplessità derivava dal fatto che il nostro caro Tirannosauro Rosso albanese, Enver Hoxha aveva sì anche lui le sue brave elezioni farsa e il suo bravo “Fronte Democratico” come maschera del Partito del Lavoro (il PCI albanese), ma non ammetteva nemmeno l’esistenza di partitini fantasma all’interno del Fronte. Per il resto sono d’accordo con lei.

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