Quella Italia che soffre ma non molla

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Quella Italia che soffre ma non molla

Quella Italia che soffre ma non molla

15 Maggio 2013

L’Italia non esce dalla recessione e ci sono pochi segni di un miglioramento economico almeno per quest’anno. Il margine di manovra del Governo Letta sarà dunque ristretto e l’obiettivo di trasformare il rigore in crescita, stimolando i consumi grazie a dei tagli fiscali, ha il sapore di una scommessa. I numeri per adesso giocano contro: il PIL nell’ultimo trimestre è sceso dello 0,5 per cento, il settimo dato negativo di seguito, a testimonianza che il governo tecnico di Mario Monti avrà pure ridato credibilità internazionale all’Italia ma non ha certo posto le basi per far ripartire il Paese. I 40 giorni di irresolutezza seguiti alle elezioni e la crisi di Cipro hanno fatto il resto.

L’ex presidente di Confindustia Emma Marcegaglia è scettica. Intervistata da FT, ha spiegato che "Non vedo segni di ripresa al momento". Il credit crunch resta forte, l’edilizia è ferma, l’export si contrae, di investimenti manco a parlarne. Possiamo accontentarci che nell’ultima parte del 2012 il PIL era al meno 0,9 per cento e che dunque stiamo recuperando qualcosa? Per adesso il Governo Letta sembra aver trovato la quadra sui primi provvedimenti, le coperture per il congelamento dell’IMU, la tassa sulla prima casa, e il rifinanziamento in parte ridimensionato della cassa integrazione. Totale 3,5 miliardi, che non sono bruscolini ma neppure una fortuna visto che FMI e Bruxelles ci tengono d’occhio sulle procedure per non sforare il deficit.

Delle politiche per il lavoro giovanile si sa che verranno discusse nelle prossime settimane. Gli analisti guardano con pessimismo alla contrazione del credito, alla crisi del settore privato interno, a quello delle esportazioni. In totale, nel 2013 il Pil italiano potrebbe scendere dell’1,7 per cento e risalire a un + o,2 nel 2014. Una speranza potrebbe essere il pagamento dei debiti delle PA alle aziende, 20 miliardi sbloccati alla fine del governo Monti che farebbero respirare il settore privato e sosterebbero la domanda interna. Siamo quindi a un punto di svolta, l’uragano non è finito ma bisogna cogliere l’abbrivio offerto da alcuni indicatori positivi per uscire dal tunnel. Per esempio le aste dei BTP trentennali, il Tesoro ha collocato altri 6 miliardi con un rendimento del 5 per cento.