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15 anni fa

Quella lunga fila per abbracciare Giovanni Paolo II

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Oggi ricorre l’anniversario della morte di San Giovanni Paolo II, sono passati 15 anni.

In tanti lo hanno voluto ricordare pensando alla grandezza della sua testimonianza in vita. Il mio personalissimo contributo riguarda invece quello che accadde immediatamente dopo la sua morte, qualcosa che non era mai accaduto prima. E non era possibile che accadesse prima perché per la prima volta nella storia, la vita e di conseguenza anche la morte di un papa, erano entrate nelle case di ogni persona. Si è vero, anche i suoi immediati predecessori avevano avuto l’ausilio della tecnologia nella diffusione del pontificato ma Giovanni Paolo II è stato il papa dell’era digitale. Abbiamo seguito in diretta i suoi viaggi nel mondo, il suo attentato, i milioni di persone abbracciate…e questo, senz’altro, ha inciso profondamente anche alla notizia della sua morte. 

Non so se qualcuno avrebbe potuto prevedere quello che sarebbe accaduto di lì a pochi giorni, quello che so è che è stato qualcosa di incredibile. 

Mi riferisco al movimento spontaneo di persone che si è scaturito nei giorni immediatamente successivi alla sua morte: migliaia, forse milioni di persone sono giunte a Roma da ogni parte del mondo per un ultimo saluto al papa “di un paese lontano”. 

Avevo 15 anni e ricordo molto bene cosa accadde in quei giorni: l’annuncio della morte, il silenzio di Piazza San Pietro, le lacrime dei fedeli…poi, l’inizio di un pellegrinaggio spontaneo e silenzioso per un ultimo saluto.

Ed anche la mia famiglia decise di accodarsi a quelle migliaia di fedeli in cammino verso Roma.

Ascoltando i telegiornali avevamo capito che non era il caso di raggiungere Roma in auto ma che era meglio farlo in treno. Un mezzo insolito per noi che ci muovevamo spesso dalle Marche verso Roma per andare da nonna e zii. 

I miei genitori prenotarono l’unico treno diretto della giornata da Pesaro a Roma (l’eurostar delle 17), in viaggio oltre a loro, noi 4 figli ed Emanuela, una delle migliori amiche di mia sorella Chiara. 

Partimmo abbastanza impreparati, solo un paio di zainetti in spalla con qualche coperta, un po’ d’acqua e qualche spuntino, troppo pochi col senno di poi.

Arrivammo a Termini intorno alle 22 e lì trovammo mio zio che prese con sé mio fratello, di soli cinque anni, troppo piccolo per seguire la famiglia in questo momento.

Usciti nella grande piazza davanti alla stazione trovammo una navetta, messa a disposizione per raggiungere il lungotevere. Ci lasciò alla fine della lunghissima fila di pellegrini: eravamo all’incirca davanti al Palazzaccio.

Credo fossero le 23 circa quando iniziamo il nostro cammino, un cammino silenzioso interrotto solo da qualche sporadico canto improvvisato dei nostri compagni di cammino. 

Qualche passo e poi tutti fermi, qualche passo e di nuovo fermi. Credo fosse circa l’una di notte quando arrivammo su ponte Vittorio, tre ore per attraversarlo avvolti nell’umidità che saliva dal Tevere sotto di noi. Ma eravamo felici, vedevamo Via della Conciliazione. E poi, proprio a pochi metri dalla grande via, l’annuncio da parte dei volontari che la basilica avrebbe chiuso qualche ora per consentire agli addetti di pulire e che ci saremmo dovuti fermare per un po’ lì dov’eravamo, tra ponte Vittorio e Via della Conciliazione. Ricordo solo che mi sedei schiena schiena con mia sorella Francesca e dormimmo così per un po’, avvolte nelle coperte che avevamo portato. 

Verso le cinque circa finalmente riaprirono l’accesso alla basilica e in pochi minuti ci trovammo in Via della Conciliazione. Da lì in poi fu tutto più rapido e arrivati al colonnato sapevamo di avercela fatta. Entrammo in basilica: ricordo il silenzio, il flusso continuo di persone che ci accompagnò davanti all’altare maggiore, poi il papa. Giusto il tempo di una preghiera, poi di nuovo verso l’uscita. Nell’angolo in cui venivano raccolti i messaggi dei pellegrini, io lasciai una mia foto con lui, con il papa. Avevo circa due anni e avevo accompagnato i miei genitori ad un’udienza nella sala Clementina: mentre il papa parlava io corsi così tanto che mi vennero le ganasce rosse e alla fine il papa mi disse “birricchina” (d’altra parte lui era quello che aveva cominciato il pontificato dicendo “se mi sbaglio mi corrigerete”).

Non ricordo molto altro, solo il viaggio in metro verso casa di nonna e un poi sonno lunghissimo. 

Non ho foto in quei momenti, solo ricordi fatti di immagini indelebili che oggi ho condiviso in queste poche righe, immagini di uno dei momenti più belli della mia vita.

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