Home News Quelli che nel Centrodestra unito ci credono ancora

Vento del Nord

Quelli che nel Centrodestra unito ci credono ancora

0
128

Per il rispetto dovuto all’eroe di Thomas Mann, il viaggio elettorale di Tonio Kröger deve concludersi al nord: da Torino a Trieste passando per Milano. Ed è un viaggio nelle contraddizioni, nei paradossi, nelle possibilità del centrodestra: quasi un riassunto delle puntate precedenti.

In Piemonte, per quanto riguarda le alleanze, abbiamo trovato tutto e il contrario di tutto: una tavolozza di colori dalla quale l’artista può liberamente attingere per nuances e sfumature. Proviamo a disporre queste risoluzioni artistiche in una scala cromaticamente ordinata.

Torino è la capitale dell’astrattismo: una gouache di Afro. Il notaio Morano è il candidato di Lega e Fratelli d’Italia; Osvaldo Napoli corre per Forza Italia; Roberto Rosso è l’uomo dei centristi e moderati che, a differenza di Portas, non si sono inchinati sin da subito a Sua Maestà Fassino. Tutti e tre hanno colorato le rispettive coalizioni con uno spruzzo di civismo. Si tratta, però, di sottofondi sfumati privi di quella forza impressionistica che consente di scomporre, modificare, anche solo arricchire l’immagine.

Liste, insomma, che andranno ad arrotondare i decimali ma non a modificare la mesta realtà di un risultato che avrebbe potuto ambire alla dignità e che, invece, diviso per tre, terrà tutti gli alfieri del centrodestra torinese sotto la soglia del 10 per cento.

Strade spianate, dunque, alla candidata pentastellata Chiara Appendino. A meno di un immediato exploit fassiniano, al secondo turno sarà lei la sfidante e, per quanto sia destinata a restare a notevole distanza nello scrutinio di domenica sera, è proprio quel 20 per cento di inossidabili destrorsi raccolti intorno a tre proposte senza prospettiva a farla sperare rendendo le notti di Fassino un po’ inquiete. Una parte almeno di quei disperati – resi tali dalle scelte sconclusionate dei partiti di centrodestra – sembrano, infatti, disposti a tutto pur di non votare il campione della sinistra. E la Appendino pare essere dotata di abilità e modi per toccare le corde giuste, per riaprire una partita difficilissima ma non già giocata a tavolino.

Da Torino a Novara l’astrattismo si stempera ma non svanisce. Anche qui infatti il centrodestra è scisso ma, quanto meno, i candidati sono due e non tre. Nella sostanza: uno in rappresentanza della Lega, l’altro (in realtà più civico), in rappresentanza di Forza Italia. Non è scontato ma appare comunque probabile che almeno uno dei due potrà conquistare la palma di sfidante del sindaco uscente al ballottaggio. Anche qui il civismo latita ma, almeno, la divisione ha una sua logica: di fronte a uno schieramento troppo polarizzato (i leghisti sono di quelli duri, i forzisti di quelli particolarmente moderati) e a pentastellati non troppo arrembanti, il primo turno è una sorta di primaria che non impedisce ricongiunzioni nelle urne della eventuale tornata decisiva.

Il fatto è che questa soluzione è stata molto “romana”: non nel senso di “imposta da Roma” ma nel senso che è maturata dopo la clamorosa rottura nelle elezioni della Capitale che ha portato il centrodestra a dividersi tra Meloni e Marchini. Solo allora i dirigenti novaresi hanno avuto il via libera, nel senso di “fate un po’ come vi pare”. Solo allora: quando la campagna elettorale era già praticamente iniziata. Solo allora: quindi tardi, speriamo non troppo tardi!

A nove chilometri da Novara va al voto Trecate, comune di 20mila abitanti. Qui l’ordine razionale raggiunge vette insperate. Il centrodestra va al voto unito e la presenza civica non è più orpello ma componente essenziale della coalizione. Sarà un caso - e non lo è -, ma qui tutti dicono che questa coalizione 3+3 (tre partiti, tre liste civiche) riuscirà a strappare il comune ai “rossi”.

Trecate, dal punto di vista geografico, è molto più vicina a Milano che a Torino e, a quanto pare, lo è anche per quanto concerne la realtà del centrodestra. Nel nostro viaggio elettorale rappresenta quasi una dogana ideale. Ci si lascia alle spalle le paludose terre del riso per dirigersi spediti verso la Capitale economica d’Italia. Qui Parisi ha compiuto un’opera titanica. Ha riunito i partiti. Ha coinvolto il civismo. Ha chiuso il “buco” che lo distanziava da un Sala che pensava di aver preso la fuga vincente. Qui la partita, come il futuro, è aperta.

A quattro giorni dal voto la lista civica che, grazie anche alla disponibilità di Corrado Passera, ha conquistato consistenza, promuove una manifestazione pubblica. Incuriositi andiamo a vedere di cosa si tratta. Il luogo dell’incontro è già un programma: l’arena di Parco Sempione. Ma quando vi si giunge e si passa in rassegna la truppa ci si trova al cospetto non certo di gladiatori. Persone civilissime, di quelle che spingono Milano vicino all’Europa, avrebbe detto Dalla. Così gradevoli e civili da dubitare che raccoglieranno tanti consensi!

Eppure, è proprio su di loro che il centrodestra dovrebbe puntare per cogliere una di quelle vittorie che valgono doppio (forse anche triplo): su quell’elemento esogeno al mondo della politica che, nonostante tutto - ma proprio tutto tutto! - è ancora disposto a mettersi in gioco. I partiti, invece, sono gelosi, infastiditi, scostanti. Se non fosse stato per la confluenza di Passera, avrebbero persino realizzato il capolavoro di varare una lista del sindaco senza il suo cognome: roba da guinnes dei primati! Non capiscono che, così facendo, rischiano di favorire il loro suicidio!

A noi questa eventualità è stata spiegata, il giorno dopo, sulla via di Trieste, in un’azienda vinicola vicino Portogruaro dove si erano riuniti una cinquantina di ex democristiani. Tutta gente che ha ben amministrato, che non ha smarrito i princìpi e che oggi anima liste civiche in tanti piccoli e medi comuni che vanno al voto. Ci hanno fatto capire che a loro proprio non va giù né il politicamente corretto né l’inchino centrista a Renzi. Disperano, però, dell’attuale centrodestra. E senza allocuzioni o giri di parole ci dicono: “O il centrodestra si riunisce e si rinnova veramente, oppure meglio sperare nei grillini. Da lì qualcosa di buono potrà nascere; una parte non è fatta da comunisti!”.

E’ un grido di dolore. Soffia più forte della bora. Forse per questo lo abbiamo ancora nelle orecchie quando arriviamo a Trieste, dove il candidato sindaco Roberto Dipiazza - un antesignano del civismo – ha faticato non poco a piegare i partiti e convincerli che valeva la pena provare con lui a vincere. In molti non ne erano convinti: pur di non averlo tra i piedi, avrebbero preferito perdere.

E’ uno tosto Dipiazza, ed è intelligente. Assai più del sindaco uscente di sinistra teme i grillini: “Speriamo non arrivino loro al secondo turno”. Sono quelli che possono ancora arare su un terreno sul quale, ogni giorno che passa, a Renzi e ai suoi è più difficile avventurarsi. Il terreno di chi ci crede ancora. E’ solo da quel terreno che può partire la rinascita del centrodestra, ed è per questo fondamentale che il centrodestra faccia di tutto per non farselo espropriare. Il fondo forse è stato toccato e ora può si può iniziare a risalire. L’importante è farsi trovare a galla per tempo. E di tempo non ne è rimasto molto.

[LEGGI TUTTE LE PUNTATE DEL VIAGGIO ELETTORALE DI TONIO KROGER IN ITALIA]

 

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here