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Quello che Sarkò dice al centro-destra italiano

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La vittoria di Sarkozy in Francia parla al centro-destra italiano così come la sconfitta della Royal parla al centro-sinistra. Non si tratta di  cercare analogie o similitudini, perché il gioco a trovare quelle che più convengono è iniziato da un po’ ed è già stucchevole.

Si tratta invece di trovare il tempo e la concentrazione per un’analisi fuori dal fuoco della mischia e che permetta  a chi tra i politici italiani se ne senta capace di intercettare i segnali profondi che vengono d’oltralpe.

Alla destra Sarkozy ha proposto un modello post-ideologico che incrocia modernità e tradizione in un modo nuovo e secondo una traccia che in Europa altri partiti moderati cercano affannosamente ma non trovano. E’ il punto centrale su cui si gioca il futuro della politica in Europa: trovare il modo giusto per salvaguardare le radici fondanti della storia del Continente senza incatenarlo al passato ma al contrario rendendo fertili quelle radici. Sarkozy ha capito è ha fatto capire ai francesi che si può amare e proteggere la tradizione nazionale ed europea senza per questo coltivare una politica polverosa e nostalgica. Ha fatto capire che “tradizione” non è soltanto un fatto di secoli  o millenni ma è anche ciò che di meglio si è costruito ieri, l’altroieri o il giorno prima. E questo è anche il senso moderno di essere “conservatori”,  perché conservare ciò che c’è di buono o di grande nel proprio “ieri” vale almeno tanto quanto il riformare quello che  non va nel proprio “oggi”. Ma soprattutto è indispensabile per guadare a domani.
Sarkozy ha fatto la sua corsa elettorale sul filo del rasoio dell’identità, scontando anche in Francia (ma in Italia gli sarebbe stato fatale) l’accusa di razzismo etico, per dimostrare che solo sapendo ciò che si è si possono fare i conti col futuro. Sia che si parli di welfare, di nucleare o di scontro di civiltà.

Per questo Sarkozy non ha avuto imbarazzi a dire no all’ingresso della Turchia in Europa almeno fino al giorno in cui l’Europa annacqua e rinnega le sue radici. Ed è pensando all’identità francese che il prossimo presidente ha potuto affrontare il tema dell’immigrazione e dell’integrazione non all’insegna del politicamente corretto ma dell’efficacia e dei risultati. Ed è ancora grazie al richiamo identitario che ha potuto reintrodurre nel vocabolario parole da tempo bandite, come fierezza, coraggio, autorità, rispetto, merito, morale, rompendo con il lascito sessantottino e ricollegandosi più direttamente alla tradizione gollista. E' guardando al terreno dei valori - che sono più concreti e durevoli della grandeur  - che Sarkozy può immaginare un rapporto nuovo con gli Stati Uniti, senza soggezioni e senza tracotanza.

E il tema che in Italia spacca e dilania persone e partiti, il rapporto tra religione e spazio pubblico, tra fede e politica lui lo ha risolto spiegando i propositi del suo prossimo week end: passare qualche giorno di risposo in un convento. “E’ nei conventi – ha detto Sarkozy – che la morale laica e la morale dello spirito si sono incontrate”. E’ successo, avverte Sarkò, e può ancora succedere, persino nella laicissima Francia, che è anche “un lungo mantello di cattedrali”.

E’ facile vedere che questa traccia lasciata da Sarkozy durante la sua compagna elettorale fornisce indizi preziosi anche per il centro-destra italiano, e non banalmente sul fronte delle alleanze tra partiti e neppure su quello delle aspirazione anagrafiche. Piuttosto è un richiamo alle origini dell’esperienza post-ideologica berlusconiana del ’94, dove si vede che il centro destra è in grado di cavalcare questa fase molto meglio della sinistra, che quando prova a rinunciare all’ideologia crea il pianto degli orfani e una moltitudine di nostalgici. Il Partito Democratico è il frutto di un'intuizione di questo tipo, ma è insieme prematuro rispetto all’evoluzione partiti che lo compongono e in ritardo sulla tabella di marcia della politica del terzo millennio.

L’ultima stagione invece non è passata invano per il centro-destra che ha saputo in gran parte liberarsi dai cascami ideologici del passato e anche – ancora grazie a Berlusconi – sfuggire alla tentazione di trovarne di nuovi. Oggi la Cdl o quel che ne resta è molto meglio attrezzata a cogliere l’intuizione di Sarkozy e anche a declinarla in modi propri e peculiari.

Basterebbe che Gianfranco Fini fosse meno ondivago sui valori e più consapevole delle proprie responsabilità; basterebbe che Pierferdinando Casini facesse un po’ meno tattica e cogliesse il senso strategico della coalizione. Entrambi avrebbero la strada aperta  verso la leadership se non ne facessero solo una questione rivendicativa o di delfinaggio ma ponessero seriamente le loro carte sul tavolo della successione. Basterebbe che la Lega smettesse di piazzare all’asta il suo patrimonio federalista  un po’ di qua e un po’ di là e la finisse con le sue paure da “piccolo partito”. Basterebbe infine che Berlusconi tracciasse un percorso chiaro per Forza Italia, per la Cdl e per se stesso, non all’interno di un assedio ma con il senso di una nuova sortita.

Basterebbe ma non è poco.


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4 COMMENTS

  1. Un mare di cose da fare
    Vediamo in concreto cosa farà Sarkozy,le premesse sembrano discrete ma non mi faccio molte illusioni perchè alle parole devono seguire i fatti e quel che è sicuro è che se davvero vorrà mettere in pratica quanto promesso gli renderanno la vita molto difficile.
    Quanto al centrodestra italiano sono ancora più scettico:chiacchiere,dichiarazioni ai tg e per contro la più totale incapacità di agire concretamente tranne che per difendere gli interessi di bottega.
    Critica dura e tanto più sentita in quanto su qualsiasi argomento,dalla meritocrazia a scuola al contrasto alla criminalità,dal concetto di responsabilità individuale all’importanza di avere forze armate davvero efficienti,dalla possibilità per le persone irreprensibili di potersi difendere in casa e fuori alla lotta agli sprechi e all’assistenzialismo fino al dovere di contrastare per quanto possibile la tirannia nel mondo sono in totale dissenso dal pensiero di sinistra;ma su ognuno di questi temi Berlusconi&soci sono di una timidezza disarmante.
    Sulla scuola tanta “ammuina”con la riforma Moratti ma nessun semplice provvedimento che ripristinasse la disciplina premiasse l’impegno,il profitto e il buon comportamento degli alunni e la capacità degli insegnanti di spiegare e punisse le mancanze degli uni e la scarsa professionalità degli altri.
    Sulla sicurezza meglio stendere un velo pietoso:tanto blaterare sulla certezza della pena salvo guardarsi bene dal cancellare la legge Gozzini,ormai un totem anche per questo centrodestra succube del politicamente corretto,non modificare di una virgola la legge180 e,tranne Lega e parte di An votare addirittura l’indulto insieme alla quasi totalità del centrosinistra.
    Sulle forze armate la solita insopportabile retorica sulle “nostre valorose forze di pace” ma il bilancio della difesa è rimasto misero e quasi tutto dedicato alle spese per il personale mentre sono palesi l’imbarazzo,l’incompetenza e i tabù culturali ogniqualvolta un esponente della CdL parla di forza militare e della possibilità di usarla e probabilmente la maggior parte di loro non ne ha nemmeno avuto conoscenza diretta del servizio di leva.
    Sull’autodifesa e l’uso delle armi tranne lodevoli eccezioni persiste la resistenza a considerare anche la persona integerrima,mentalmente equilibrata e tecnicamente preparata non come un essere capace di intendere e di volere ma come un suddito che per la propria incolumità e quella dei propri cari deve dipendere quasi completamente dallo stato-padrone;è vero,c’è stata almeno la modifica della legge sulla legittima difesa all’interno della propria abitazione e della propria attività commerciale in senso leggermente più favorevole all’aggredito ma è veramente troppo poco e,anche da ex guardia giurata,vi posso assicurare che siamo molto lontani da una legislazione soddisfacente.
    Su sprechi ed assistenzialismo c’è una tale messe di documentazione che mi sembra superfluo scriverne:non c’è settore della pubblica amministrazione che ne sia immune,voglio solo citare lo scandalo di moltissimi corsi di formazione sovvenzionati con denaro pubblico che in realtà servono solo a rimpinguare il conto in banca di certi “docenti” perlopiù appartenenti a sindacati e associazioni varie che per la modica cifra di 80-100 euro/h leggono delle banalità da fotocopie che lo studente potrebbe tranquillamente studiarsi a casa e dove nei corsi da magazziniere non si utilizza il carrello elevatore ma in compenso si “cazzeggia” per decine di ore in classe su materie del tutto inutili.
    A proposito di carrelli elevatori vengo ad una delle questioni fondamentali:il lavoro,quello vero,tutte le problematiche che esso comporta e l’atteggiamento dei suddetti esponenti dell’attuale opposizione verso di esso.A parte le stanche litanie sulla legge Biagi non una parola sul fatto che in moltissimi luoghi di lavoro non dico la legge626,che in qualche suo aspetto è inutilmente rigida e in altri troppo generica,ma pure le più elementari regole del buon senso vengono ignorate e l’unico imperativo è correre,correre,correre con l’unico scopo del profitto:quanti operai vedete sui ponteggi con la cinghia di sicurezza,quanti operai salgono appunto su un carrello elevatore senza ricevere la formazione necessaria?
    C’è un mare di cose da fare ma quasi nessuno pare voglia impegnarsi su questi temi.Vuoi mettere la soddisfazione di apparire su Porta a porta,Dagospia o finanche Il processo del lunedi?
    Peter the Rock

  2. Semplice buon senso
    Sarkozy non ha scoperto l’acqua calda, questo è ovvio come è altrettanto ovvio che la Destra non si propone di conservare, a qualunque costo, restando immobile mentre il mondo gira. Tale immagine della Destra è quella che risulta dalle mistificazioni e dalle manipolazioni della sinistra. Basterebbe … sì, che Fini e Casini e Bossi, ma, considerando escluso dalal corsa il terzo per ovvi motivi, i primi due sono inadatti a guidare il Centro Destra, molti di noi – ivi incluso il sottoscritto – non voterebbero un Centro Destra guidato dall’inaffidabile Fini o dall’infido Casini. Quindi non rimane che Berlusconi, finchè … non ne nasce un altro.

  3. L’analisi del direttore ci
    L’analisi del direttore ci sta tutta, salvo che oltre a citare Fini e Casini, che tutto sommato guidano partiti che sommati non arrivano a raggiungere i consensi di F.i, bisognerebbe analizzare proprio la situazione di F.i. per capire se è possibile avere in Ita un modello Sarkò. Forza Italia è ancora troppo ancorata su Berlusconi e non esprime alcun tipo di leadership che punti a raccogliere la sua eredità.
    Ora se non si vede nel partito di maggioranza relativa, una figura in grado di aspirare legittamamente in maniera carismatica e condivisa (nell’elettorato e dentro al partito) alla prossima candidatura a premier (Berlusconi è stato grandioso nella sua epopea ma vederlo ricandidato nel 2011, abbiate pazienza, sarebbe quanto meno anacronistico)qualche piccolo problema c’è….
    Resta quindi da superare questa aporia, altrimenti più che emulare Sarkò si rischia di lasciare campo aperto a mr Walter Weltroni….

  4. Le motivazioni lontane, ma
    Le motivazioni lontane, ma anche vicine, che rendono difficili le costituzioni di pochi e grandi rappresentanze politiche, con conseguente semplicità e chiarezza, vanno ricercate nell’essere noi italiani ancora legati a un campanilismo che stride sempre di più col concetto di globalizzazione. Questo stato di cose provoca un continuo stallo a scapito della stessa comunità. Allora ci vuole da parte dei Leaders del Centrodestra una mossa coraggiosa, anche se, forse inizialmente poco popolare. Se nella CdL ci sono i contenuti allora perchè fare questo ulteriore passo avanti?

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