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Immigrazione e scenari inquietanti

Questa storia della cittadinanza puzza tanto di “nostalgia canaglia”

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Questa cosa della cittadinanza immediata ai figli degli immigrati sa tanto di rigurgito nostalgico per i bei tempi in cui, con la copertura di legioni di pseudo intellettuali e di canzonettari seriali, con il favore di una piazza ignorante e conformista e, soprattutto, con le tasche piene di rubli il PCI si poteva permettere di violentare a piacere, in un vortice di provocazioni continue, le più elementari regole del buon senso, con l’obiettivo, neppure tanto celato, di gettare le basi per il ribaltamento della democrazia.

Del resto, la cronica arrendevolezza della DC, da sempre più interessata all’estensione ed la mantenimento delle proprie clientele che alla salute del Paese, consentì al luna park comunista (la futura, gioiosa macchina da guerra) di girare per molto tempo a pieno regime. Sta di fatto che, per anni, la tenuta sociale della Nazione fu appesa ad un sottilissimo filo, attorno al quale danzarono a lungo feroci lame e affilatissime di scimitarre rivoluzionarie.

Oggi, certo, la situazione è diversa. L'opinione pubblica è, almeno in parte, più informata, “destra” non equivale più ad un tabù (tranne che nelle sparate alcoliche di qualche reduce di oniriche stagioni partigiane) ed è ormai evidente a tutti (nonostante un recente ritorno editoriale di letteratura d'area) che il Capitale è meglio averlo in banca piuttosto che sul comodino.

Questo ha complicato notevolmente le cose per i numerosi non morti ancora in circolazione, costretti, negli ultimi anni, a nascondersi dietro scialbe posizioni liberal ed ecologiste, per garantirsi la possibilità di frequentare il palcoscenico del discorso pubblico. Epperò, sotto ceneri bianchissime, l'elitaria aspirazione antidemocratica cova come brace vigorosa.

Poco male, allora, se, per cullare vecchie aspirazioni, si finisce per servirsi di un impacciato, ma evidentemente ambizioso presidente liberale di una università del business. Non sarà la prima volta che la rivoluzione avanza sotto mentite spoglie (e, del resto, la scaltra operazione ed il suo architetto possono vantare, addirittura, il prestigioso precedente del grande Ulisse, indimenticato artefice di geniale fregatura equina).

Ed ora che il ligneo cavallone è pure riuscito a farsi aprire la porta della sala caldaie dei palazzoni dell'Euro (anche sentitamente ringraziando), attirando a sé la malposta riconoscenza di troppi, meno difficoltoso sarà riprendere in mano il filo gagliardo della provocazione sociale, rimasto solitario a penzolare per troppo tempo.

L'idea è la stessa di quando la gioventù ancora sorrideva beata, cullandosi in proletarissime chimere: creare falsi obiettivi di grande presa sulle coscienze, per fornire all'opinione pubblica, che sempre le anela, ghiotte occasioni di spaccatura al proprio interno (soffiare sul fuoco, talora si dice), accreditandosi, poi, come unica alternativa al disastro civile, non appena le situazioni divengono incandescenti ed il bisogno di ristabilire nuovi (o vecchi) equilibri si fa impellente. Fantasie? Parecchio recenti, direi.

Ecco, dunque, affacciarsi prepotente la necessità di dotare tutti i piccoli extracomunitari, più o meno casualmente nati in territorio patrio, di piena cittadinanza. Ovviamente, nessun principio di comune buon senso, ma solo qualche assurda astrazione, in grado di competere a pieno titolo con le peggiori seghe mentali di Zenone di Elea, potrebbe mai giustificare un simile provvedimento. Ma tant'è.

Ma non sono aride questioni legali le leve giuste per fare della questione dei micro stranieri un martello pneumatico sociale. Meglio, molto meglio puntare sui sentimenti della gente, oltre che su banali raggiri dialettici, che raccontano di un'Italia in grave emergenza demografica, senza chiarirne seriamente le cause. Già, perché alla base di questa biblica carestia di italici bebè, ci sono sempre loro: i demagoghi dal diritto facile, che, nel giro di qualche decennio, hanno trasformato l'Italia (e l'Europa e l'intero Occidente) in un posto in cui non si crea più ricchezza, ma solamente tonnellate di suoi surrogati cartacei, buoni solo per finanziare politiche sociali demenziali e per sostenere il più sofisticato sistema di disincentivazione al lavoro che sia mai stato concepito (il tutto, con la recente, inaspettata benedizione di un inedito Giuliano Ferrara che, dagli schermi di Radio Londra, sta cercando di fondere, in impossibile sintesi e goffa, principi liberali e keynesiani, facendosi energico e, ahimé, confuso  sponsor di sempre più feconde stamperie governative).

Epperò, se dovessimo continuare a discorrere della questione, finiremmo anche noi nel trappolone teso all'opinione pubblica. Non ci resta, quindi, che sperare in una decisa presa di posizione di coloro i quali avevamo scelto per governarci e che sono poi saltati come i tappi delle infinite bottiglie di spumante prosciugate nel corso dei recenti festeggiamenti per la nascita del governo della sobrietà.

Ciò detto, e sempre con la cautela necessaria ad evitare il bolscevico raggiro, ci sembra giusto proporre il seguente, inquietantissimo e non remoto scenario. Fattrici islamiche (in attesa certa di maschietti) opportunamente spedite allo sgravio tra le lenzuola dei nosocomi patri, mettono al mondo piccoli cittadini italiani del nuovo tipo, velocemente spediti, dopo aver passato il periodo dello svezzamento a spese dell’ignaro contribuente, verso il reale paese di appartenenza, dove, per i successivi 18 anni, verranno addestrati nelle più rinomate e malfrequentate madrasse, con l’obiettivo di farne altrettanti maomettani modello.

Al compimento della maggiore età, i velenosi pacchi regalo saranno pronti per tornare in Italia, giusto in tempo per l’apertura delle urne della prima tornata elettorale utile: magari proprio in occasione del referendum, preteso a furor di piazze dementi (non c’è mai limite al peggio), per la introduzione, nelle sempre più numerose moschee italiane, della sharia. Direi che basta questo esempietto per consentire di classificare la recente, presidenziale proposta come una genuina stupidaggine.

 

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10 COMMENTS

  1. satira involontaria?
    Una colata di livore e contraddizioni, fondata su falsi presupposti e priva della minima argomentazione. Quasi un saggio di auto-satira.

  2. Gradirei che il commentatore
    Gradirei che il commentatore “ruggero” argomentasse
    il suo giudizio tranchant sull’articolo ,per
    dissipare l’impressione di una posizione ideologica ed integralista.

  3. Di certo è una questione
    Di certo è una questione fondamentale.E affrontarla con demagogia,(la così detta generazione Balotelli),falsi buonismi,tanto cari ai così detti cattolici,interessi inconfessabili,porta solo al disastro.Valutabile già in paesi a noi vicini.Ferrara,come tutti i tuttologi,va preso con le pinze.Io poi non lo prendo più da tempo.

  4. Bisogna trovare un equilibrio
    OK capisco che dare la cittadinanza a chiunque nasca in Italia possa creare degli italiani solo di nome, ma non è nemmeno corretto che una persona nata in Italia e che vi ha vissuto per 10-20 anni e chissa se ha ancora legami se non nominali con il paese dei suoi genitori viva sospeso nel vuoto e possa essere mandato via dal paese dove è nato e vissuto, dove ha frequentato la scuola e ne parla la lingua per farlo tornare nel “suo” paese. Bisogna trovare un equilibrio che permetta dopo un certo numero di anni, e se ci sono delle condizioni “normali” ma non “eroiche” (non ha fatto danni, paga le tasse, si paga la pensione) che una persona possa dire adesso vivo qui, e questo diventa il mio paese.

  5. Inutile commentare
    Mai lette tante idiozie in un articolo solo. Ma cosa vuoi argomentare…sarebbe come discutere con Hitler di Mein Kampf!

  6. Questa storia della cittadinanza puzza tanto di “nostalgia canag
    Questo articolo mi rappresenta, più o meno, quanto uno come me che non ha vissuto le fiere stagioni coloniali, dovrebbero aver pensato i bravi, e magari cattolicissimi, cittadini fascisti di un tempo, riflettendo modalità e spirito morale caldeggiato a latere di quelle di quelle conquiste. Complimenti davvero.

  7. @Ruggero e Mia
    Sì, forse è meglio chiarire.
    @Ruggero
    Sulla incavolatura(livore è troppo forte, non mi appartiene) può darsi che lei abbia ragione: ci lavorerò.
    Sulle contraddizioni, anche rileggendo, non ne ho trovate (ma potrei scontare una mia incapacità logica. Lavorerò anche qui).
    Sui presupposti falsi. Elitarismo ed antidemocrazia accompagnano gli uomini dall’inizio. Sono sentimenti comunissimi, di cui, credo, ciascuno di noi sia, in qualche imsura, impastato. Storicamente, da Platone in poi, hanno assunto forme diversissime, più o meno scoperte, più o meno concettualizzate.
    Il comunismo ne è stata tremenda espressione storica (e, del resto, lo stesso Karl Marx era, nella sfera dei rapporti sociali, fortemente elitario).
    Che il PCI non facesse eccezione a ciò e che mirasse a ribaltare, per mezzo delle provocazioni di piazza, le basi democratiche del Paese, non è un segreto per nessuno.
    Sul fatto che queste forme dell’animo umano (l’elitarsimo, appunto e lo scarso amore per la democrazia) si siano successivamente trasformate (dal crollo del muro in poi) in fenomeno carsico, visibile a tratti, ma per lo più sommerso, lo si può verificare, ripercorrendo gli avvenimenti patri dal 1994 ad oggi.
    Onestamente, credo che l’evento “Monti” rappresenti un tratto scoperto del letto di quel torrente sotterraneo. E’ già parecchio “anomalo” che una carica dello Stato, cui la Costituzione attribuisce il ruolo di suprema garante delle regole democratiche, lavori per sostituire un Governo democraticamente eletto. E’, addirittura, “preoccupante” che quella stessa carica si metta, successivamente, a dettare una agenda politica (la cittadinanza facile) completamente altra rispetto a quanto concordato in sede Parlamentare, sulla base di una emergenza, quella economica, subito accantonata e dimostratasi, perciò, parecchio simile ad un pretesto.
    Sulle argomentazioni mi pare che sia lei a non portarne.
    Sulla autoironia, grazie al cielo ne ho da vendere.
    @Mia Wallace
    A quanto già sopra riportato, posso solo aggiungere che, a differenza di lei, non ho mai letto il Mein Kampf. Ed, in tutta onestà, credo sia richiesto un discreto stomaco anche solo per comprarlo.
    Comunque, a giudicare da come sono andate le cose, è parecchio probabile che quel testo si basi su forti presupposti razziali. Le sembrerà, forse, parecchio strano, ma non è quel genere di cose che ho in mente quando mi ribello all’idea della cittadinanza facile. Ciò che mi preoccupa è che quella possibiltà possa essere sfruttata per creare una massa di persone pesantemente sottoposte ad indottrinamento religioso e sulla cui consistenza numerica nessuno avrebbe alcuna possibilità di controllo, in grado di dimostrarsi decisiva nei processi di formazione della volontà popolare di questo Paese. Questo porterebbe inevitabilmente ad una corsa al rialzo, da parte dei soliti politicanti senza scrupoli, per accaparrarsi quella fetta “anomala” di elettorato, con la conseguente, tragica perdita di sovranità di coloro i quali questo disgraziato Paese lo amano veramente: cioè gli italiani e chi ci viene a vivere per libera scelta (ed è disposto ad aspettare 10 anni per ottenere la piena cittadinanza).
    Tra l’altro, quegli stessi che otterrebbero, con la cittadinanza facile, il via libera alla messa in atto dello scellerato piano di “islamizzazione” (si può dire questa parola senza passare, necessariamente, da razzista?), non avrebbero alcuno scrupolo ad obbligare ragazze e donne a venire a partorire in Italia anche contro la loro volontà, né avrebbero alcun rispetto per la libera scelta di quelle persone “costrette” ad essere italiane per scopi tutt’altro che umanitari. E’ o non è uno scenario possibile?

  8. demagogia
    Devo dire che concordo abbondantemente con l’articolista. Creare gli automatismi per lo jus soli è pura demagogia, che ovviamente non puo’ che nascondere dei fini occulti! Non è così difficile ottenere la cittadinanza italiana. Se il padre o la madre del bimbo nato in Italia chiedono, avendone i titoli, la cittadinanza questa passa automaticamente anche al figlio. Se non la chiedono è perche’ non la vogliono; perchè vogliono mantenere la cittadinanza del loro paese originario, ed un domani ritornare colà con tutta la famiglia. E perche’ dovremmo avere dei concittadini con la doppia cittadinanza? Raramente ho sentito di qualcuno che ha rinunciato alla cittadinanza del paese originario in favore di quella italiana. Allora, perche’ concedere ciò che non viene chiesto e tantomeno apprezzato? Qui prodest?

  9. @Marcelli
    La mia impressione è che, nella sua invettiva, settanta anni di storia patria appaiano come shakerati in un frullatore impazzito. C’è un po’ di tutto: questioni dibattute e storicamente interessanti quali il rapporto complesso tra Pci ed istituzioni democratiche, vengono rovesciate sull’oggi diventando strumento di lotta politica (Berlusconi docet: “I comunisti, i comunisti…”). Azione ed obiettivi di Stalin, Togliatti, Occhetto, Napolitano, posti sullo stesso piano, il Pd di oggi (badi bene per me un sostanziale fallimento, incapace come sembra di darsi un solido profilo riformista), tranquillamente equiparato al Pci del 1947. Tali spericolati salti temporali rendono il suo discorso, a mio avviso, involontariamente ridicolo. Napolitano (che incidentalmente è il Presidente della Repubblica da lei tanto amata), sarebbe l’architetto dell’inganno finale degli zombie rossi, l’obiettivo: scardinare il sistema democratico con l’aiuto del cavallo di troia dell’islam! Protagoniste e (inconsapevoli?) complici, frotte di Islamiche costrette a partorire in Italia tanti piccoli Bin Laden. Una sorta di libera rilettura de ”l’invasione degli ultracorpi” girato nel lontano ’56 credo, da Don Siegel, in piena guerra fredda e incubo nucleare sullo sfondo. Fantapolitica allo stato puro, in cui xenofobia e terrorismo psicologico confermano tutta la loro valenza di “scorciatoia verso il consenso”, per forze politiche ed aree culturali a corto di argomenti più ragionati.
    Se è vero che “nella storia tre sono i fattori fondamentali: il numero, il numero e il numero” (“Il declino dell’impero Americano” Denys Arcand 1986) allora delle due l’una: o le sue premesse sono totalmente sbagliate o non sarà certo,proiezioni demografiche alla mano, lo ius sanguinis né confini, non si sa come, resi impermeabili a salvarci dall’invasione islamica.
    Va da sé che, per me, ad essere sbagliate sono le sue premesse: la grandissima maggioranza degli immigrati islamici nei paesi europei non ha alcuna intenzione di impiantare la sharia né di costituire in Europa il nuovo califfato. Più banalmente è alla ricerca di migliori condizioni di vita ed è, specie se di seconda generazione, sufficientemente integrata (a proposito sembra che la neo-italiana Kharima El Marough, preferisse le feste dell’ex Presidente del Consiglio alle madrasse islamiche, integrata no?).
    La mia risposta ai rischi ed agli oggettivi problemi connessi all’immigrazione islamica è: migliori politiche di integrazione (anche attraverso il diritto di cittadinanza), apertura verso le culture e le tradizioni differenti dalle nostre, da un lato, e dall’altro fermezza nell’affermare l’assoluto rispetto dovuto a quei principi fondamentali inderogabili della nostra cultura che trovano espressione nella Costituzione e nelle nostre leggi.
    P.S.
    Vede, io sono abbastanza scettico sul governo Monti (se non altro per la scarsa fiducia che nutro nei due partiti che dovrebbero garantirne l’efficacia), né mi associo alla schiera di coloro che strepitano di fronte ad ogni ipotesi di modifica della nostra Costituzione, tuttavia mi sembra che allo sto attuale la nostra resta fondamentalmente una repubblica parlamentare. Se in qualità di sostenitori del centrodestra vedete il governo Monti come il fumo agli occhi, prendetevela con i partiti e i leader che gli hanno votato la fiducia (in primis quello di maggioranza), se ritenete che spread e crisi economica siano state solo una scusa per evitare le urne prendetevela con Berlusconi che si è dimesso e le urne non le ha volute (magari con un occhio ai sondaggi). Tutto questo per ribadire che, nell’occasione, l’operato del Presidente è stato pie-na-men-te costituzionale.
    Grazie per l’ospitalità e un saluto!

  10. Dare la cittadinanza ai nati in Italia di extracomunitari
    Sono pienamente d’accordo con l’articolo. Mi pare che ogni tanto si dovrebbe fare riferimento alla costituzione. Anche in questo caso i tempi richiesti sono giustamente lunghi.

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