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La caduta del Muro

Quest’anno il 9 novembre ci ricordi la grammatica della libertà

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C’è una ritualità sempre uguale a se stessa che si disperde nelle commemorazioni del 9 novembre, data in cui, nel 1989, cadde il muro di Berlino. Oramai è sempre così: ogni momento di svolta della storia, in generazioni disabituate a respirarla, viene derubricato ad una specie di cartolina ingiallita.

Invece, mai come quest’anno ricordare la caduta del muro, e il gesto fisico che suggellò l’implosione politica del comunismo come architettura di governo, dovrebbe fornire una lezione per il presente. Per un motivo di base: il tema della libertà è tornato, o meglio, dovrebbe tornare al centro del confronto pubblico.

In questi mesi di pandemia tutte le libertà costituzionalmente riconosciute sono state compresse. Dalla libertà di riunione alla libertà di impresa, per svariate settimane persino la libertà di culto. Burocratizzando, attraverso l’autocertificazione, persino i minimi risvolti del quotidiano. Il Paese ha sofferto mesi pesantissimi sotto il primo lockdown.

Evitare una nuova fase di limitazioni avrebbe dovuto rappresentare una priorità pari al contrasto sanitario del virus (in Occidente, la protezione della libertà dovrebbe equivalere a quella della salute, perché in entrambe si realizza l’integrità della persona). Il ritardo, però, nelle predisposizioni strutturali per affrontare la seconda ondata ci ha fatto comprendere, e dolorosamente, che questa priorità non è stata onorata. E questo è un tema sicuramente sul tavolo.

Come lo è il mutato scenario nel panorama internazionale dopo gli scossoni economici della pandemia. Un quadro che vede un vantaggio della Cina rispetto all’Occidente, e un’Europa ulteriormente più debole, sul piano economico, delle politiche interne e di coordinamento comunitario.

Le evidenti omissioni del regime comunista di Pechino di fronte alla genesi del Covid insegnano che la grammatica della globalizzazione deve cambiare, e non può non tener conto anche della garanzia e il rispetto delle libertà individuali. Per quest’ordine di ragioni, questo 9 novembre non può dissolversi con lo sfumare dei tweet e comunicati di circostanza.

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