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“Questo Governo vuol far fuori 5 milioni di imprese”

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Intervista a Giancarlo Sangalli
di Emanuela Zoncu

“Il Governo non vuole un rapporto trasparente tra fisco e contribuente che dica quali sono i settori che calano e quelli che crescono (e vuole invece fare medie statistiche) e neppure  fa nulla per abbassare la pressione fiscale:  allora si dica che si vogliono far fuori 5 milioni di imprese”. Il segretario nazionale della Confederazione nazionale artigiani, Giancarlo Sangalli, è pronto a dare battaglia affinché si ripristino gli accordi “traditi da questo Governo” sugli Studi di settore che già a partire dalle prossime dichiarazioni delle tasse, dovranno calcolare i versamenti con i nuovi indici e parametri. Lo scontro è sempre più duro e vede schierate in prima linea le associazioni di categoria, che chiedono all’Esecutivo  di sospendere l'applicazione dei nuovi indicatori individuati nella Finanziaria 2007 ai fini dell'accertamento e che si vada alla revisione degli studi attraverso un confronto.

Cosa sta succedendo, segretario?
Cosa è successo!

Cosa è successo? Perché Bersani ieri nel corso dell’assemblea di Confartigianato è stato fischiato?
Semplice: non è stato rispettato lo spirito degli studi di settore, che sono una modalità per verificare i ricavi sulla base di studi analitici e di concerto tra le Parti e il Governo. E’ stato violato lo spirito dell’accordo firmato nel 1996 con il ministro Visco e con tutto il mondo economico.  Attraverso gli indicatori di normalità e i meccanismi automatici che il governo ha introdotto è stata sostanzialmente tradita la metodologia originaria degli studi di settore.

Bersani ha comunque ammesso che sugli studi di settore “qualcosa non è andato”
No, qualcosa non è andato dopo gli studi di settore

In che senso?
Nel senso che gli studi di settore quando sono entrati in vigore hanno fatto emergere la base imponibile, hanno reso più trasparente il rapporto fisco-contribuente e contemporaneamente hanno ridotto il lavoro nero e l’economia sommersa. Ma questo  governo ha cercato di adeguarli automaticamente sulla base di preconcetti nei confronti delle categorie degli artigiani, dei commercianti e della piccola impresa, allora non hanno funzionato.

Tps invece se da una parte ieri ha evitato polemiche dirette, dall’altra ha ricordato alle categorie che gli studi di settore sono stati inventati con il loro accordo per eliminare la minimum tax
Sì, ma recentemente è cambiata la sostanza. Visto che Padoa Schioppa non conosce molto i nostri settori è probabile che non conosca neppure gli studi relativi. Se ha bisogno di qualche approfondimento noi siamo a disposizione per ricordargli quale è la storia degli studi di settore.

Gli artigiani lamentano il peso della burocrazia e del fisco. Che risposta dà il governo?
Nessuna. Al contrario degli altri, la Cna ha documentato qual è l’impatto burocratico di una gestione perversa e sospettosa del rapporto con le imprese. Ben  15 miliardi di euro l’anno vanno in costi burocratici per tenere il rapporto con lo Stato. In un Paese dove la pressione fiscale è tra le più alte d’Europa.

Quali sono le prossime mosse della Cna?
Stiamo lavorando con tutti gli uffici del ministero delle finanze per ripristinare la regolarità degli studi di settore: con l’atteggiamento attuale è il governo che ha rotto la regolarità e l’accordo. Se questo accordo si ripristina va bene, altrimenti si troveranno forme e modi per far comprendere allo Stato che senza studi di settore crescerà il lavoro nero e l’evasione fiscale.

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