Racket. Confindustria Sicilia: sospesi o espulsi 51 imprenditori

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Racket. Confindustria Sicilia: sospesi o espulsi 51 imprenditori

02 Settembre 2008

Sono 51 gli imprenditori sospesi o espulsi da Confindustria Sicilia dal 1 settembre scorso, data in cui l’associazione ha adottato il nuovo codice antiracket. Di questi, 30 sono sospesi e se non decideranno di collaborare saranno espulsi; per altri 10 è scattata la sanzione massima, mentre 10 si sono allontanati spontaneamente prima dell’espulsione. E’ quanto emerge da un primo bilancio di Confindustria Sicilia sull’applicazione del Codice etico che prevede l’incompatibilità fra l’essere associati a Confindustria e avere rapporti con la criminalità organizzata. Oggi sono 64 gli imprenditori che hanno deciso di collaborare con le forze dell’ordine denunciando gli estorsori. Prima del primo settembre dello scorso anno la cifra era inferiore a 5.

In particolare, Confindustria Trapani e Messina hanno invitato gli associati a produrre i certificati antimafia e dei carichi pendenti, e quelli che non l’hanno fatto saranno deferiti ai probiviri per l’adozione dei provvedimenti necessari. "Sotto il profilo qualitativo – ha spiegato il presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello – è aumentata notevolmente la percezione del fenomeno mafioso come fattore che impedisce lo sviluppo economico e civile e, in questo contesto, oggi la Sicilia è percepita nel Paese e all’estero come la regione del Mezzogiorno che sta cercando più concretamente di cambiare. Registriamo un fronte importante di imprenditori che sta valutando positivamente l’esistenza finalmente di condizioni per realizzare investimenti nella nostra regionale".

Lo Bello ha spiegato che è "aumentata la collaborazione con le associazioni antiracket e con le altre organizzazioni di categoria". Gli imprenditori hanno scelto di collaborare soprattutto nei casi in cui si è consolidata la fiducia nelle istituzioni. Per il prossimo anno, Lo Bello rinnova l’invito agli associati a prendere coraggio e denunciare gli estorsori "per disboscare la zona grigia e di collusione fra la mafia e una minoranza dell’imprenditoria che non paga il pizzo". Di questo tema, stamani si è discusso in un incontro con il neo-questore di Palermo, Alessandro Marangoni.

Il presidente degli industriali siciliani ha annunciato la nascita al più presto di nuove associazioni antiracket e ha ricordato la possibilità, introdotta per la prima volta ad Agrigento in un procedimento penale, di svolgere l’incidente probatorio molto tempo prima dell’avvio del dibattimento. Un sistema che consente agli imprenditori di confermare le denunce e di sottrarsi subito alle minacce di ritorsione. L’azione antimafia, ha concluso il presidente Ivan Lo Bello, ha prodotto altri due risultati positivi: chi deve aprire una nuova azienda, piuttosto che chiedere alla mafia la "messa a posto", oggi chiede assistenza preventiva alle forze dell’ordine e alle associazioni industriali. E l’azione per la legalità è diventata "un punto di forza del sistema associativo, tanto che le richieste di nuove iscrizioni alle associazioni provinciali nell’ultimo anno sono aumentate".