Radicali, eutanasia in Svizzera e responsabilità morale

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Radicali, eutanasia in Svizzera e responsabilità morale

Radicali, eutanasia in Svizzera e responsabilità morale

22 Dicembre 2015

"Ho aiutato Dominique Velati fornendole informazioni e assistendola nella procedura con la clinica che l’ha accolta", a dirlo il radicale Marco Cappato, che ha dichiarato di aver aiutato la Velati, malata terminale del novarese, a recarsi in Svizzera dov’è possibile ottenere la eutanasia.

 

I Radicali  si sono autodenunciati per l’aiuto dato alla Velati e Cappato ha ricordato la proposta di legge depositata in parlamento nel 2013 per la legalizzazione della eutanasia nei casi di malattine incurabili anche in Italia.

 

Sempre secondo i radicali sarebbero circa 20mila i casi di ‘fine vita’ che avvengono in modo non controllato negli ospedali, mentre altre fonti parlando di numerosi viaggi dei nostri connazionali verso la Svizzera. Anche se poi quasi la metà di chi arriva convinto del suicidio assistito poi ci ripensa dopo i colloqui con gli specialisti.

 

Ma attenzione. Togliersi la vita è davvero un diritto? Una libertà positiva? E sancirlo per legge non sarà un modo per favorire certe tendenze autoassolutorie presenti nella nostra società, una società che invece di trovare soluzioni concrete per aiutare chi soffre e accogliere il disagio preferisce risolvere i problemi in questo modo?

 

Insomma, c’è una responsabilità morale verso le persone che, com’è accaduto in tante epoche storiche, decidono di farla finita. Una responsabilità che non può essere sottovalutata.