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L'uovo di giornata

Ragazzi, ora è il momento di salvare i nostri nonni: glielo dobbiamo

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Cari millenials ed affini, c’è poco da fare: tocca che diamo il meglio di noi stessi. Chiudiamoci in casa, tiriamo fuori la play dagli scatoloni, riguardiamo tutte le Vhs della nostra infanzia. Da Dumbo al Re Leone, fino all’ “infinito ed oltre”. Certo, i soldi che abbiamo andrebbero spesi. E in prodotti italiani. Sono pochi, per alcuni pochissimi e per altri ancora zero, ma dobbiamo fare la nostra parte, che ora è costituita per lo più da due atteggiamenti: limitare gli spostamenti al minimo, e questo può persino prescindere dalla colorazione delle nostre zone di residenza, e dare una mano alla nostra economia, che può collassarci addosso. Il futuro era già buio, ora può diventare nullo. Voi non ci crederete, ma essere tirchi ora significa essere poveri domani. Chi può lavorare da casa, lo faccia. Chi può spendere da casa, pure. Chi è nella possibilità di fare un giro, compri qualcosa di utile a se stesso e alla nostra nazione. Dicono che per noi il coronavirus sia meno pericoloso che per i nostri genitori e per i nostri nonni. Ma questo non significa che possiamo fottercene. A parte che lo dicono, sì, che per noi sia meno pericoloso, ma la verità potrebbe diventare un’altra.

Dipende dagli esiti scientifici, dalle mutazioni del virus, dagli effetti che il clima potrà o non potrà avere su questa epidemia, dall’indice di contagiosità, dal caso e da variabili che vanno tenute a mente. Forse da tutta una serie di fattori che ora possiamo solo ipotizzare. E poi c’è una notizia, che forse vi è sfuggita: tra quelli in terapia intensiva, c’è anche qualcuno di noi. Qualche trentenne, intendo. Le statistiche ci tranquillizzano comunque per ora, ma se continuiamo ad andare a zonzo all’impazzata, tra feste ed aperitivi, come se nulla stesse accadendo, diventiamo pericolosi per gli altri. Ammettiamolo chiaramente: noi, che siamo abituati ad avere a che fare con l’istantaneo, abbiamo capito con la medesima velocità che qui c’è la possibilità che non ci si stia capendo molto. Pareri discordanti dalla scienza? Un bel problema per la generazione delle certezze progressiste. E allora conviene fare quello che ci riesce meglio, perché pure, nel caso il virus a noi costasse un semplice raffreddore, le evidenze non ci consentirebbero di non considerare la facilità con cui si propaga il contagio. Senza i nostri nonni, quasi nessuno di noi avrebbe le possibilità che ha adesso. Questo è un Paese che si regge su quello che gli anziani hanno messo da parte. Non prendiamoci in giro: da soli, con il sistema attuale, non ce la avremmo fatta. Non saremmo, nella maggior parte dei casi, stati in grado di pagarci un affitto. I nostri genitori, poi, avrebbero avuto difficoltà a comprare una casa. Senza i loro di genitori.

E siccome a contagiare un nonno o una nonna, a quanto pare, poco ci vuole, conviene davvero che completiamo il capolavoro che stavamo facendo: distruggere la socialità. Relazioni a distanza, gente che si sposa via Facebook, ipocondrie varie, mordere e fuggire il concreto, per preferire il virtuale. In tutto questo, siamo stati i numeri uno. E ora dobbiamo affinare l’arte. Perché ne va della vita delle persone che abbiamo accanto. E forse pure della nostra. Senza troppi scherzi, isterie o chiacchiericci da eroi della seconda ora. Siamo stati in buona parte una generazione di reclusi casalinghi. Abbiamo smesso da tempo di perseguire furori d’annunziani o simili. Non ci è mai interessata troppo l’avventura. Forse quella cinematografica sì. Ecco, oggi dobbiamo rinunciare pure alla sospensione della incredulità collettiva. Dispiace, certo, ma è necessario. E poi i film si possono vedere pure da casa, su. Siamo un paese anziano e ad alta densità abitativa: per questo, con buone probabilità, abbiamo più morti di altre nazioni, che hanno più contagi di noi.

Dicono che non facciamo figli. E noi continueremo a non farli. Dicono che ci siamo rimbecilliti per via del cellulare. E noi continueremo a rimbecillirci. Dicono che abbiamo smesso di sognare le grandi imprese. E noi continueremo a simulare da una console. Dicono un sacco di cose, ce le hanno dette per anni, ora non li dobbiamo smentire. Poi verrà il tempo di recuperare le cose perse. Perché ora la percezione di essere stati troppo poco arditi in vita la abbiamo tutti. Basta proibire la libertà, per comprenderne il senso. È banale ma è così. Adesso, però, dobbiamo essere coerenti. Poi verrà il tempo del riscatto. E dell’aperitivo a stretto contatto coi puma, in qualche foresta asiatica. Il coronavirus ci ha costretto alla pantofola. Mettiamocela. E magari ordiniamone un altro paio. Non ci smentiamo quando non serve.

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