Rai. Il Pd chiede le dimissioni ma Villari non molla
18 Novembre 2008
di Redazione
Il vicesegretario del Pd Dario Franceschini ha rinnovato al neopresidente della Vigilanza Riccardo Villari la richiesta del partito a dimettersi dalla carica alla luce della decisione dell’Italia dei Valori di lasciare la commissione.
Nella riunione dei commissari della Vigilanza alla Camera, a quanto si apprende, Franceschini ed i capigruppo Anna Finocchiaro e Antonello Soro hanno evidenziato a Villari che la situazione è cambiata e "quindi ora deve dimettersi per contribuire a cercare una nuova soluzione".
I due parlamentari si riferiscono all’annuncio ufficiale che l’Idv "non procederà alla designazione di nessun altro rappresentante in commissione di Vigilanza". Il leader del partito, Antonio Di Pietro ha aggiunto che "non ci sarà nessuna resa dei conti con il Pd e con Veltroni" che invece ringraziano come il resto dell’opposizione. E ha concluso: "Deleghiamo a Veltroni la ricerca di una soluzione condivisa se Villari si dimette".
Nel frattempo, il presidente eletto della Vigilanza, Riccardo Villari, ribadisce la sua "intenzione ferma a porre al primo posto la priorità di ogni parlamentare", che è quella di garantire continuità e funzionamento ai suoi organismi.
"Dall’inizio di questa vicenda – dice Villari riferendosi alla presidenza della Vigilanza – ho inteso far prevalere il rispetto dell’istituzione e garantirne la continuità di funzionamento".
E sottolinea che "riconfermo la mia disponibilità a fare un passo indietro solo quando ci sarà un nome condiviso; è mia intenzione ferma porre al primo posto la priorità di ogni parlamentare, che è quella di rispettare e garantire le istituzioni repubblicane".
Non manca chi, dalle fila del Pd, chiede sanzioni per Villari citando il Regolamento del Gruppo Pd del Senato che nel comma 5 del suo articolo 2 "delimita in modo tassativo per materie, questioni eticamente sensibili e principi costituzionali, le eccezioni alla regola della disciplina di voto con la relativa procedura". E’ la posizione sostenuta da Stefano Ceccanti, senatore del Pd (e uno dei principali autori dello Statuto del partito) e da Walter Vitali, anch’egli senatore del Pd.
