Rai: Villari non molla, lunedi’ vede Veltroni. il Pdl: “resti!”
16 Novembre 2008
di Redazione
D nuovo c’è che il senatore del Pd ha fissato un incontro per lunedì con il segretario Walter Veltroni. Ma l’annuncio ha portato con sè anche una coda polemica: Villari ha infatti assicurato ai cronisti di aver sentito telefonicamente Veltroni, aggiungendo: "stiamo tutti serenamente lavorando a una soluzione". Ma poco dopo è arrivata la smentita dell’ufficio stampa del Pd: i contatti sono stati con il capo della segreteria di Veltroni, Walter Verini, e dunque ogni ricostruzione appare "a dir poco singolare".
Non c’è pace nel Partito democratico, dunque. La posizione di Veltroni non cambia, spiegano gli uomini del suo entourage: in questa fase sono prioritarie le dimissioni di Villari, poi seguirà l’impegno del partito alla ricerca di una soluzione. E Stefano Ceccanti, veltroniano doc, ipotizza "reazioni proporzionate in Parlamento su tutti i possibili livelli di cooperazione istituzionale". Altra novità da registrare in casa democratica la netta presa di posizione di Franco Marini, leader dell’area a cui Villari fa riferimento. Gli uomini dell’ex presidente del Senato assicurano che proprio Marini è convinto della necessità di immediate dimissioni del presidente della Vigilanza. Lui, però, prende tempo, conferma gli incontri con i presidenti delle Camere e non sembra spaventato dall’eventualità di un’espulsione dal partito: "Bisogna chiederlo a chi l’ha detto. Io sono nel Pd, ci ho lavorato, è l’approdo al quale siamo giunti tanti di noi".
Chi sembra per ora godersi lo spettacolo è il Pdl. Italo Bocchino, regista dell”operazione Villari’, sintetizza così la linea del Popolo delle libertà: se il senatore si dimette "eleggeremmo subito un altro esponente dell’opposizione e, se necessario, lo faremmo per una terza volta: dopodiché nomineremmo invece presidente della Vigilanza Rai un consigliere della maggioranza". Ma di cambi di casacca di Villari, Bocchino non vuol parlare: "E’ fantascienza, non avverrà mai" un suo ingresso nel Pdl. Anche Fabrizio Cicchitto, capogruppo a Montecitorio del partito di Berlusconi, chiede a Villari di resistere e auspica che non si dimetta dalla presidenza della contesissima commissione di garanzia.
C’è chi però, anche dalle parti del centrosinistra, invita Villari a restare in sella. Sono i radicali, che denunciano le "pressioni" sul neo eletto presidente e chiedono l’intervento di Giorgio Napolitano. Marco Pannella, dal canto suo, annuncia che riprende lo "sciopero assoluto della fame e della sete". Roberto Rao (Udc) chiede invece alla maggioranza di mettere fine alle "minacce" e agevolare un’intesa.
Chi usa parole durissime per denunciare ‘l’operazione Villari’ è il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro. L’ex pm parla di nomina "voluta e sponsorizzata dal premier Silvio Berlusconi", definito nuovamente "dittatore argentino", e assicura: questa vicenda "rappresenta per noi una ragione in più per rafforzare l’alleanza con il Pd e per dare solidarietà al suo leader, Walter Veltroni". "Non cadremo nel tranello – aggiunge Di Pietro – di chi vuole utilizzare la furbata berlusconiana per indurre il Pd e l’Italia dei Valori ad una spaccatura e ad una resa dei conti, che non vogliamo e non cerchiamo in alcun modo. Anzi, ora più che mai, dobbiamo restare uniti".
fonte: APCOM
