Rapporto Confindustria: ripresa ferma, dal 2008 produzione -17,5%
09 Giugno 2011
di Redazione
La fase di ripresa dell’Italia dopo la crisi economica ha “frenato” dopo il primo semestre 2010. Lo rivela il rapporto sugli scenari industriali del Centro Studi di Confindustria, secondo cui “la produzione industriale italiana è quasi ferma ai livelli dell’estate 2010”, con un +0,1% di crescita media mensile da luglio 2010 a marzo 2011, “e dista dal massimo pre-crisi (-26,1%) ancora molto, -17,5%”.
Il rapporto sottolinea che: «Il Paese rimane ad alta vocazione industriale ma spicca per la flessione dell’attività registrata nell’ultimo triennio (-17% cumulato), doppia o tripla di quelle delle maggiori concorrenti (peggio ha fatto solo la Spagna)”. “L’industria italiana − indicano gli economisti di Confindustria − è rimasta schiacciata tra recessione violenta e ripresa lenta». Nel Paese non sembra esserci “piena coscienza del ruolo cruciale giocato dalle attività manifatturiere nel generare reddito e occupazione, nell’essere il principale motore della crescita dell’intera economia”.Dal picco massimo, raggiunto ad aprile 2008, al minimo di marzo 2009 “la caduta è stata del 26,1%”. Poi, “anche durante la ripresa nel corso dell’ultimo biennio si è assistito ad un graduale scollamento della performance italiana rispetto a quella delle altre maggiori economie”. La fase di recupero, secondo il rapporto, “avviata nel secondo trimestre del 2009 si è intensificata nel primo trimestre del 2010 e ha poi frenato, evidenziando una graduale divergenza che si è ampliata a partire dall’autunno del 2010”. Intanto, “la Germania ha colmato gran parte della caduta, grazie ad un tasso di crescita medio mensile annualizzato del 12,8% contro il 5,5% dell’Italia”.
Per quanto riguarda la forza industriale, ”l’Italia e’ scalata dalla quinta alla settima posizione, superata da India e Corea del Sud, avendo perduto 1,1 punti di quota”, rileva il Centro Studi di Confindustria, che segnala come, con una quota del 3,4% della produzione manifatturiera globale, l’Italia ”ora è a solo due incollature sopra il Brasile, che viaggia ad una velocità molto più sostenuta”.
Gli imprenditori italiani “devono essere tre volte più bravi degli altri» per sopravvivere «in un contesto competitivo così carente”, è il commento del direttore del Centro studi, Luca Paolazzi.
