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La recensione

“Reagan – La rinascita conservatrice”. Ecco l’ultimo libro di Riccardo Lucarelli

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Grande comunicatore, scaltro intessitore di rapporti diplomatici, ma anche geniale guida di un popolo profondamente provato dalla guerra in Vietnam, dall’assassinio di Kennedy, dallo scandalo Watergate e dalla brevissima esperienza Ford: Reagan era considerato un outsider dell’establishment statunitense, anche se già governatore della California e con lui gli Stati Uniti tornarono di forza sulla scena internazionale.

Sono solo alcuni degli elementi che emergono dall’ultimo libro di Riccardo Lucarelli “Ronald Reagan – La rinascita conservatrice”, Historica e Giubilei Regnani editore.

Il volume, frutto di un lavoro che vede il contributo di autorevoli esponenti del mondo liberalconservatore italiano, ripercorre velocemente le fasi che portarono all’ascesa di Reagan per poi soffermarsi su alcuni aspetti del tutto inediti del suo duplice mandato.

A ciò si deve aggiungere l’interessante ricostruzione della tribolazione del Grand Old Party, che dopo la sconfitta alle presidenziali americane nel 1964 sembrava destinato all’irrilevanza. In questo quadro l’apporto di Reagan fu determinante per risvegliare nel mondo conservatore un nuovo sentimento patriottico che superasse le divisioni interne per concentrarsi sul futuro dell’America. La data di inizio di questa nuova riconversione, come riportato nel saggio di Marco Respinti, fu il 27 ottobre del 1964, giorno in cui Reagan a Los Angeles tenne il discorso “A Time for choosing”, il The Speech. Se è vero che, prima di quella data, Reagan si era già impegnato, come attore, in un’intensa attività sindacale, è tuttavia questo discorso in appoggio del candidato alla Presidenza, Barry Morris Goldwater (1909-1998), a segnare l’esordio di Reagan e la sua ascesa come astro politico. Impressionati dall’abilità dell’oratore e dal successo mediatico che si era tradotto in una raccolta di svariati milioni di dollari a sostegno della campagna elettorale di Goldwater, i maggiorenti del Partito Repubblicano in California decisero, nel 1966, di scommettere su Reagan per la carica di governatore del loro Stato.
Da presidente degli Stati Uniti, poi, Reagan seppe utilizzare positivamente il potere derivatogli dalla elezione diretta in tutte le sue sfaccettature, come ben spiegato da Mario Segni nel saggio da lui curato sul Presidenzialismo. Partendo dall’esperienza americana, il Professor Segni ripercorre rapidamente gli step dell’esperimento referendario da lui guidato fino all’elezione diretta dei sindaci nei primi anni ’90, per aprire ad una riflessione più ampia rispetto al modello cui il nostro paese potrebbe e dovrebbe ispirarsi.

Il saggio vede poi i contributi di Luca Proietti Scorsoni sul Fusionismo americano, un’operazione intellettuale e politica molto sofisticata per armonizzare le tre aree principali del conservatorismo: il tradizionalismo, il liberalismo classico e l’anticomunismo; di Alessandro Rico per un bilancio del reaganismo al tempo dei populismi, dove l’autore individua anche i limiti nel lungo termine di una grandiosa stagione politica.

L’introduzione è affidata ad Arturo Diaconale; le conclusioni sono del Prof. Antonio Martino, che sviscera magistralmente tutti i passaggi storico-politici che rendono Reagan il faro cui ispirarsi per la difesa dell’Occidente e del liberalismo economico.

Coraggioso poi il saggio di Riccardo Lucarelli che porta alla luce quanto la fede di Reagan in Dio abbia influito nella sua azione politica e come l’intesa Giovanni Paolo II sia stata determinante ai fini del crollo del sistema sovietico.

Inedito, infine, nel panorama editoriale italiano la traduzione nella nostra lingua di “The Speech”, che rappresenta un vero e proprio manifesto liberalconservatore tutt’ora attuale e fonte privilegiata di ispirazione per il futuro del nostro paese.

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