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Realismo peloso

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Dalla sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di Mid-Term fino alla pubblicazione del rapporto dell' Iraq Study Group (lo pubblichiamo qui sotto), il tema dominante sembra essere quello del ritorno al realismo. Nel mondo liberal americano fino alle propaggini europee del democraticismo di sinistra, è tutto un festeggiare la supposta fine dell'idealismo neoconservatore e il prevalere del sano, vecchio realismo del filone kissingeriano. L'unico in grado di tiare fuori gli Stati Uniti dalle pesti irachene e rimettere in riga quel mitomane di Bush e i suoi consiglieri alla Rumsfeld. Questa lettura è però marchiata da molte incoerenze e da una lunga serie di ingenuità. Per l'ingenuità basta dare una scorsa alle 79 raccomandazioni dell'Iraq Study Group: altro che realismo, sembra di essere nel Alice nel Paese delle Meraviglie. Andate a leggere, ad esempio la raccomandazione numero 15, in cui si indica quello che si dovrebbe ottenere da una trattativa diretta con la Siria: cessazione degli aiuti ad Hezbollah, cooperazione nelle inchieste sugli omicidi di Gemayel e Hariri, supporto nel convincere Hamas a riconoscere Israele e molto altro ancora. I saggi la chiamano “Nuova Offensiva Diplomatica”: forse che nessuno ha mai provato prima a chiedere tutto questo alla Siria? Ma veniamo alle incoerenze che sono ancor più evidenti. Nel 1983 Donald Rumsfeld venne fotografato a Baghdad mentre stringeva la mano a Saddam Hussein. Rumsfeld era in missione per conto di Ronald Reagan che voleva ristabilire migliori relazioni con l'Iraq in funzione anti-iraniana. Quella foto ha in seguito lungamente tormentato Rumsfeld e tutta l'amministrazione Bush. Per i liberal, i pacifisti, i sinceri democratici di mezzo mondo, quella foto era la denuncia di una connivenza, era la dimostrazione che dietro il montare delle ambizioni di Saddam c'era ancora una volta l'America e il suo cinismo, era la prova che nonostante i già noti crimini del dittatore iracheno, gli Usa erano pronti a turarsi il naso e trattare. Rumsfeld forse fece male a stringere la mano a Saddam Hussein in quella occasione, ma non si trattava forse dello stesso realismo con cui oggi quegli stessi liberal e democratici chiedono a Bush di stringere la mano a Bashar al-Assad e a Mahmud Ahmadinejad? Perché oggi l'invito a dialogare con dei dittatori non meno pericolosi di Saddam è visto come una risorsa per la pace mentre allora si giudicò la stretta di mano di Rumsfeld come una vergogna foriera di guerra? Bush fa bene a non fidarsi dei troppi esperti (171!) che hanno contribuito a stilare le troppe (142!) pagine del Rapporto. Ha troppo il sapore di una resa di conti, c'è troppa politica e poca strategia. Non sembra scritto per vincere a Baghdad ma per vincere a Washington.

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