Referendum e ballottaggi: affluenza sotto la media in tutta Italia
21 Giugno 2009
A due settimane dalle europee e dal primo turno delle amministrative si è ritornati alle urne in tutta Italia. Questa volta però si è trattato del referendum e dei ballottaggi alle provinciali e comunali. Si vota – ieri e oggi dalle 7 alle 15 – per eleggere i sindaci di un centinaio di comuni (16 dei quali sono città capoluogo), i presidenti di 22 province, e per il referendum che investe la legge elettorale.
Ma l’entusiasmo degli elettori, nella prima giornata di consultazioni, è apparso piuttosto scarso: l’affluenza ai seggi è stata bassa, soprattutto per i referendum, che alle 22 ha registrato una quota poco sopra il 16%. È andata meglio per le amministrative e in particolare per le comunali, con un 44,9% che si raffronta con il 32,2% delle provinciali.
Referendum. Diventa quindi molto probabile, come ipotizza il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, che raggiungere il quorum entro oggi alle 15 si riveli un’impresa disperata. Se il trend dell’affluenza si conferma questo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, è "quasi certo che non si arriverà neanche al 30%", mentre il quorum necessario per rendere valido il risultato referendario dovrebbe superare il 50%.
Oltre al problema della scarsa affluenza, per il presidente del Comitato promotore del referendum Giovanni Guzzetta, c’è anche un’altra difficoltà: quella delle "intimidazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni" che avrebbero avuto effetto sui presidenti di seggio. In molti casi, anche a Milano, denuncia Guzzetta, le schede non sarebbero state date spontaneamente agli elettori, ma solo dietro "pressante richiesta". E si sarebbe detto ad una donna che se non votava per i ballottaggi non avrebbe potuto esprimersi neanche per il referendum. Guzzetta, replica il senatore della Lega Alberto Filippi, "farnetica". Il "flop" della consultazione, aggiunge, "non dipende certo dalle cosiddette ‘intimidazioni’ di Maroni, ma dall’intelligenza dei cittadini che non vogliono una dittatura parlamentare in stile peronista". Molti esponenti delle istituzioni e del mondo politico hanno comunque votato. Oltre al capo dello Stato Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi hanno ritirato, tra gli altri, le schede per rispondere ai tre quesiti referendari anche Massimo D’Alema e i sindaci Alemanno e Letizia Moratti.
Amministrative. I duelli per la poltrona di sindaco vedono in ballo molte sfide importanti, che costituiscono altrettanti test politici. Basti dire che si vota per eleggere il primo cittadino sia a Bologna sia a Ferrara, due città tradizionalmente "rosse" in cui, in quest’occasione, il candidato del centrosinistra non è riuscito a spuntarla al primo turno. A Bologna, reduce dall’amministrazione Cofferati, Flavio Delbono, centrosinistra, due settimane fa non ce l’ha fatta per un soffio. E ora deve vedersela con Alfredo Cazzola. Tra i due, negli ultimi giorni, è stata guerra aperta sul terreno della cosiddetta moralità e la faccenda è finita in Procura. Riflettori puntati anche su Padova, dove è testa a testa tra Flavio Zanonato (centrosinistra) e Marco Marin (centrodestra) e si attende di capire se l’apporto della Lega sarà determinante. Proprio nella città veneta, tra l’altro, questa sera durante un corteo di circa due-tremila persone provenienti dai festeggiamenti per la promozione in B del Calcio Padova, alcuni tifosi hanno intonato cori contro Zanonato e sono stati staccati a forza tabelloni e manifesti dalla vetrina dell’ufficio dei sostenitori del candidato.
Al Sud tra i confronti più importanti spicca quello di Bari, anche a seguito dell’inchiesta sul giro di escort e sulle feste nella residenza romana del premier: nel capoluogo pugliese si fronteggiano Michele Emiliano (centrosinistra) e Simone Di Cagno Abbrescia (centrodestra). Per quanto riguarda le provinciali, Torino e Milano sono sicuramente gli appuntamenti a cui si guarda con maggiore attenzione. Ma c’è grande attesa anche per i risultati di Ferrara, Arezzo, Parma, Rimini, territori tradizionalmente di centrosinistra che si ritrovano allo spareggio. Sul complesso dei ballottaggi, tra l’altro, pende anche l’incognita degli elettori dell’Udc, visto che il partito di Casini e Cesa ha optato per la strada dell’autonomia, apparentandosi in alcuni casi col centrodestra e in altri – ad esempio in Puglia, per le provinciali di Lecce, Taranto e Brindisi – col centrosinistra. A Milano ha addirittura scelto di non schierarsi, lasciando liberi gli elettori. Il capoluogo lombardo si segnala, tra l’altro, per un nuovo boom di rinunce da parte degli scrutatori: in totale sono 1.364 quelli che hanno dato forfait. Tra loro 42 presidenti di seggio nelle ultime 24 ore. Un replay di quello che già era avvenuto due settimane fa.
Roma. Nel Lazio è bassa la percentuale di cittadini che sono andati a votare. Se alle 12 di ieri la media nazionale di affluenza per i referendum è stata del 4%, nel Lazio invece era del 3,3%. Alla stessa ora a Roma nei 2.600 seggi avevano votato ancor meno persone, pari al 2,85%. Anche alle 19 la situazione dell’affluenza per i referendum non è molto cambiata.
A Roma, ad esempio, la percentuale ha raggiunto il 7,8% contro il 9% della media nazionale. Inferiore alla media nazionale per i ballottaggi delle provinciali (7,9%) l’affluenza di Frosinone con il 7,4% (17,6% al primo turno), mentre superiore alla media nazionale l’affluenza di Rieti con l’8,5% (22,2% al primo turno). Anche l’affluenza per le elezioni comunali ad Aprilia, Fonte Nuova e Guidonia Montecelio è sotto la media nazionale che è del 12,6%. Ma c’è anche chi come il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo è andato a votare ma si è astenuto "perché credo – ha spiegato dopo il voto nella scuola media statale di via della Maratona, nel quartiere di Vigna Clara – che sia il Parlamento a doversi assumere le responsabilità, di fronte agli italiani, di fare una buona riforma elettorale". "Ritengo che bisogna sempre rispettare – ha aggiunto – l’istituto fondamentale della democrazia e l’espressione della volontà popolare. Nello stesso tempo però, la bassa affluenza alle urne, poco meno del 3% in questo seggio, è la dimostrazione che il Paese aveva già dato un messaggio chiaro e forte rispetto alla riforma del sistema elettorale".
La scarsa affluenza è stata definita "un peccato" dal sindaco di Roma Gianni Alemanno "perché i quesiti – ha detto – avrebbero aiutato a costruire una legge elettorale più efficiente e più attenta alle necessità di rappresentanza popolare". Alemanno dopo aver votato per i referendum elettorali nella scuola di via Bitossi, nel quartiere della Balduina ha ricordato di aver fatto parte "del comitato promotore per i referendum. Quindi questa è la naturale conseguenza del mio impegno. Purtroppo non cade nel momento giusto perché c’è grande confusione e questo spiega il motivo della scarsa attenzione che il pubblico gli sta rivolgendo". Andrà domani in tarda mattinata a votare il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti.
Nord. L’indicazione della Lega di non esprimersi al referendum sulla legge elettorale sembra trovare un riscontro nei dati sull’affluenza alle urne. Dati non ancora definitivi, ma in grado di fornire una prima fotografia, provvisoria, del comportamento degli elettori. Dove il partito di Bossi è più forte o è cresciuto al primo turno, lo scarto tra quanti hanno votato per il ballottaggio e quanti hanno votato per i tre referendum è significativo, mentre dove il Carroccio ha una presenza meno incisiva lo scarto si assottiglia. In questa direzione sembrano essersi mosse, per esempio, Cremona e Padova, due città chiamate alle urne per eleggere il sindaco, dove al primo turno la Lega ha preso oltre l’11% e dove lo scarto negativo referendum-ballotaggio è attorno ai 4 punti percentuali.
Significativo anche il caso di Ferrara, la città del leader del Pd Dario Franceschini, dove il Carroccio si è rafforzato (6,4% al primo turno) e che vede uno scarto di affluenza al voto di circa 2 punti tra referendum e ballottaggi. Lo scarto negativo tra referendum e ballottaggio emerge anche dall’andamento dei votanti registrato a Milano città per l’elezione del presidente della Provincia, con una differenza di 5 punti.
Milano. Il numero di elettori che a Milano, alle 19 di ieri, ha votato per il ballottaggio per l’elezione del presidente della Provincia è superiore a quello di coloro che hanno votato per i tre quesiti referendari. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, alle urne per il ballottaggio l’affluenza è stata dal 24,64% contro il 31,11% del primo turno. Di contro l’affluenza per il referendum è stata del 19,87%. Milano, rispetto a tutte le altre province della Lombardia, è quella con la maggiore percentuale di affluenza. Nelle altre province l’affluenza varia tra il 5,20% di Sondrio e l’11,14% della neoprovincia Monza-Brianza.
